Decreto “Sicurezza e immigrazione”: cosa cambierà in Italia?

di Martina Cera –

Il 7 novembre scorso il Decreto “Sicurezza e immigrazione” è stato approvato dal Senato con una larga maggioranza. L’ultimo passo, prima della messa in atto che provocherà il più grande terremoto nel sistema di accoglienza italiano dai tempi della famigerata Bossi-Fini, è il passaggio alla Camera dei Deputati previsto per il 22 novembre.

La stessa discussione al Senato ha scatenato più di qualche scossone all’interno della maggioranza di Governo, con alcuni senatori del Movimento Cinque Stelle che hanno preso pubblicamente le distanze dal provvedimento e altri che hanno lasciato l’aula pur di non votarlo. Anche la reazione delle associazioni per i diritti umani e dei giuristi esperti di diritto dell’immigrazione, nonché di chi nella società civile si oppone alla visione dei Gialloverdi in materia di sicurezza, non si è fatta attendere e ha portato, tre giorni dopo, quasi 10.000 persone a scendere in piazza nella Capitale.

Il decreto Salvini è stato discusso dal Consiglio dei Ministri il 24 settembre e porta la firma del Presidente della Repubblica, che malgrado il monito a “rispettare gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato”, lo ha sottoscritto lo scorso 4 ottobre.

Il presidente del Consiglio, Guseppe Conte (S), e il il vice premier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, durante una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a palazzo Chigi, Roma, 24 settembre 2018. ANSA/ETTORE FERRARI

 

Nonostante il rispetto dell’iter previsto dalla Costituzione il decreto che è stato proposto al Senato è ben diverso da quello firmato da Mattarella ed è, se possibile, ancora peggiore.

Nel testo originario era prevista l’abolizione della protezione umanitaria, introdotta dal Testo Unico sull’immigrazione del 1998, il prolungamento del periodo di reclusione nei Centri per il Rimpatrio e l’estensione di quello per l’identificazione negli hotspot, la revoca dello status di rifugiato per gli stranieri condannati in primo grado e soprattutto la riforma del sistema di accoglienza. Quest’ultimo punto, in particolare, riguarda il ridimensionamento di quel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che è considerato il fiore all’occhiello del sistema di accoglienza italiano. La sua riforma in senso restrittivo provocherebbe, oltre alla perdita di numerosi posti di lavoro, un affollamento nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) ideati proprio per sopperire in via emergenziale alle mancanze dello Sprar. Così facendo si affollerebbero strutture pensate per la “prima accoglienza” spesso carenti di quei servizi per l’integrazione che la legge garantisce agli ospiti degli Sprar.

La norma che è stata discussa in Senato prevede, oltre ai punti già citati, l’aggiunta di due articoli  che non sono stati sottoposti al giudizio del Presidente della Repubblica e che presentano dei profili piuttosto controversi sul piano del diritto d’asilo.  Si tratta dell’articolo 7 bis e dell’articolo 10, provvedimenti che vanno ad incidere non tanto sul sistema di accoglienza, quanto piuttosto su quello del rimpatrio.

Il 7 bis propone la stesura di una “Lista di Paesi sicuri” preparata dal Ministero dell’Interno in collaborazione con la Farnesina e con il Ministero della Giustizia. Le persone provenienti dai Paesi presenti nella lista non solo dovranno dimostrare di avere chiari motivi che giustifichino la loro richiesta di asilo, ma la loro domanda verrà sottoposta ad una “procedura accelerata” volta a rendere ancora più rapido e senza appello un eventuale rifiuto da parte degli organi giudiziari.

Un momento dello sgombero del presidio umanitario di Baobab Experience a Roma, nei pressi della stazione Tiburtina. Secondo quanto si è appreso, all’interno della tendopoli stamattina c’erano circa 200 migranti. Sono in corso le identificazioni e i migranti sprovvisti di documenti verranno portati all’ufficio immigrazione per il fotosegnalamento.Al temine delle operazioni verranno rimosse le tende e l’area sarà bonificata. Già in passato la tendopoli alle spalle della stazione Tiburtina è stata più volte sgomberata, 13 novembre 2018. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

 

L’articolo 10, invece, contiene il cosiddetto “Principio del volo interno”. Mentre le liste di Paesi sicuri hanno dei precedenti più o meno noti nella storia delle relazioni internazionali e sono state usate, seppur con nomi diversi, da quasi tutti gli Stati Europei, questa norma sul rimpatrio è totalmente differente rispetto a qualsiasi provvedimento preso in passato su questa materia.

Con il decreto Salvini sarà previsto il rimpatrio per i cittadini stranieri che provengono da Paesi in cui l’emergenza umanitaria è limitata ad una determinata area geografica, con un “volo interno” che dovrebbe portare lo straniero sottoposto a questa misura ad essere trasferito in maniera coatta in una zona sicura all’interno dello Stato di provenienza.

Essendo gli accordi per il rimpatrio estremamente difficili da concludere e onerosi per il Paese che rimpatria è molto difficile che il Decreto Salvini riesca a raggiungere l’obiettivo che si è posto. Più probabile, invece, che l’ordine di rimpatrio resti inapplicato e che il cittadino straniero si ritrovi in un limbo di illegalità tale da rendergli impossibile sia vivere regolarmente nel nostro Paese sia ritornare in patria.

Se già nella sua prima versione la norma aveva suscitato aspre critiche, a causa dell’evidente contrasto tra l’obiettivo di una maggiore sicurezza e un contenuto che sembrava andare proprio nel verso opposto creando maggiore clandestinità, con il nuovo testo presentato al Senato si confermano le peggiori supposizioni di chilo aveva già contestato: con questo decreto l’Italia, sull’immigrazione, torna indietro di dieci anni.

 

 

 

 

 

 

Rispondi