Fabrizio Pregliasco: “Influenza come le tasse, banale sui media ma da non sottovalutare”

di Alessandro Pignatelli –

“L’influenza è come le tasse, ci tocca ogni anno”. Fabrizio Pregliasco, medico e docente all’Università degli studi di Milano, ne ha di critiche da fare su come viene presentata – grosso modo ogni dodici mesi – l’epidemia che porta febbre, dolori muscolari e tosse. “In realtà, questa è una malattia che non ci interessa abbastanza perché è banale. Ne parliamo, ma non bene, spesso a sproposito”. ‘Banale’ che ha un significato ben preciso: “Può essere l’occasione giusta per saltare il pranzo dalla suocera o non andare a scuola quando c’è un compito in classe. Sui media, poi, si confondono spesso le sindromi simil-influenzali con il virus vero e proprio”.

L’esempio è di strettissima attualità: tanti sono stati o sono tuttora a letto con l’influenza: “Ma il virus di quest’anno è stato isolato una volta soltanto, in Italia, per il momento. Tutti gli altri, dunque, sono cugini”. E ce ne sono ben 262, pensate, di virus che potrebbero colpire in qualsiasi momento e chiunque. E che niente hanno a che vedere con il ceppo principale, che cambia ogni anno.

Pregliasco continua a smontare le teorie attorno al gran parlare che si fa dell’influenza sui tg e sui giornali: “Ci sono malattie che fanno più effetto, che danno una mortalità rapida, come può essere un tumore. L’influenza, invece, lavora sulla quantità. Il 10% degli ultra 65enni, per esempio, ha complicanze. L’anno passato, si è parlato di 8 – 10 mila morti a causa del virus influenzale, ma le vittime reali e dirette sono state 160. Gli altri avevano già problemi come il cuore debole o l’asma, sintomatologie che peggiorano all’arrivare della febbre. Che esacerba per esempio le crisi di asma, affatica il cuore perché, come sappiamo, quando sale la temperatura corporea, il nostro muscolo cardiaco viene costretto a lavorare di più”.

I costi, invece, quelli sono reali: “Quelli di cui abbiamo parlato finora sono diretti. Ma non dimentichiamo quelli indiretti: un bambino a casa da scuola o dall’asilo per tre – quattro giorni, obbliga il genitore a mancare dal lavoro per lo stesso periodo. E sono soldi. Anche se poi paga Pantalone”.

Pandemie, altro discorso interessante: “Quanti ricordano il virus H1N1? Ci hanno criticato per aver fatto troppo, per aver operato una grande prevenzione. Ma non dimentichiamo che Bush venne massacrato per aver fatto poco prima di Katrina. Siamo stati fortunati con l’H1N1, poteva veramente farci molto male. Ecco perché è utile e sicuro il vaccino, nonostante la negatività che si porta dietro e il fatto che sui media se ne parli, ancora una volta, troppo e non in termini positivi”. Nel caso del virus H1N1, quindi, averne parlato molto è stato utile: è stata evitata la pandemia: “Sì, ma ripeto, è stata anche una questione di fortuna”.

Pregliasco dà un definizione calzante all’influenza: “È’ populista, Tutti ne parlano, le persone lo fanno tra di loro, i giornali e i telegiornali danno i consigli. Gli esperti anche”. Chi è sotto le coperte adesso, però, non creda di aver risolto per tutto l’inverno: “Come dicevamo prima, sono virus cugini quelli di ora. E sono comuni con gli sbalzi termici. Sono come quelle band che vengono chiamate a ‘scaldare’ il pubblico prima di quelle famose. Quando il freddo e l’umidità saranno più costanti, arriverà il vero virus. Come si riconosce? La febbre arriva subito a 38, c’è almeno un sintomo di tipo muscolare e uno di tipo respiratorio”. Sono para-influenzali i virus di queste settimane e fanno da apripista in tutti i sensi a quello principale: “Facilitano la possibilità che si venga aggrediti perché riducono le difese immunitarie”. Insomma, se vi siete appena rialzati dal letto dopo i vostri giorni di febbre, sappiate che più che fortunati siete stati sfortunati. Perché avrete forse più possibilità di prendervi l’influenza 2018-2019.

“Le previsioni parlano di 5 milioni di persone che finiranno a letto con l’influenza, che dovrebbe iniziare a Natale. Sarà di tipo A, dunque più brutta e con possibilità di complicanze per gli over 65. In generale, sarà di potenza media”.

Una curiosità: pandemie come la spagnola, l’asiatica o la Hong Kong sono sempre possibili in Italia e in Occidente? “Assolutamente sì. L’H1N1 ci è andato di fortuna. L’influenza, nei secoli, è stata sempre cmew la pestilenza. È furba, si modifica, si mescola. E quindi, se non colpisce magari due anni di seguito lo stesso individuo perché – pur se modificata leggermente – grosso modo il nostro corpo la riconosce a breve distanza, nel giro di 2-3 anni può tornare. È come se ci dimenticassimo la faccia del nostro killer dopo questo lasso di tempo. Forse, tornando alla domanda iniziale, in caso di pandemia avremmo meno morti perché oggi siamo maggiormente bravi a predire, più organizzati. Quando si parla di virus pandemico, vuol dire che siamo in presenza di qualcosa che si è modificato talmente tanto da essere praticamente nuovo e dunque in grado di colpire potenzialmente più persone, anche quelle che ancora riconoscono quello dell’anno precedente”.

I consigli, anche se a Pregliasco non piace darne proprio per via dei luoghi comuni, servono comunque: “Evitare gli sbalzi termici, lavarsi sempre le mani, alimentarsi in modo sano, vestirsi a cipolla. Ma è chiaro che non possiamo vivere sotto una campana di vetro. Se invece l’influenza arriva, si possono prendere farmaci come l’aspirina e il paracetamolo. Gli anti-virali vanno bene soltanto per i casi gravi. Bisogna usare i farmaci in modo responsabile, ossia per ridurre la sintomatologia senza soffocarla. Non dimentichiamo che la febbre è un sintomo positivo del nostro corpo che reagisce. E poi, se facciamo scendere bruscamente la temperatura e usciamo, finiamo anche per infettare più persone”.

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