Irene, la regina di Avenir

Irene, la regina di Avenir

15 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Sabrina Antenucci –

Questa settimana è il turno di Irene di Gregorio: imprenditrice nell’animo, inizia il suo percorso a 20 anni attraversando inesperienza, diffidenza, crisi, novità. Ma vince, con un sorriso.

Irene di Gregorio ha sempre pensato che avrebbe fatto l’imprenditrice, sin dagli anni della scuola. Appena diplomata inizia a lavorare in un’azienda come segretaria, ma dopo soli 4 mesi capisce che non è il suo mondo. Non per il lavoro, che non l’ha mai spaventata, né per il tipo di mansione, che da imprenditrice sarà solo uno dei tanti da ricoprire. La chiave di lettura, forse, è da trovare nell’atteggiamento che la circondava. Datori di lavoro e colleghi, tutti uomini, erano sgarbati, maschilisti e per nulla rispettosi della clientela. Irene si licenzia e decide di cercare un nuovo lavoro mentre pensa alla sua idea imprenditoriale. Lo trova subito, come addetta alle vendite in un negozio, e inizia così a studiare il suo futuro. Il rapporto con il suo superiore è molto buono, le insegna moltissime cose sia del suo lavoro che del mondo degli imprenditori. Irene, curiosa di sperimentare, inizia a dare supporto anche in aree distanti dalla vendita e impara quello che le serve. Un anno dopo è pronta: condivide la sua idea con il marito, che la supporta in toto, e chiede un finanziamento alla banca.

Qui trova il primo ostacolo. Donna, poco più che 20enne, nessuna banca prende in seria considerazione il suo progetto. Capisce che deve trovare un escamotage e chiede un prestito personale, portando la busta paga sua e del marito a garanzia. Ottiene un prestito e prende il primo negozietto. I lavori manuali vengono fatti quasi tutti da Irene e Francesco, suo marito; lavorano di notte, imbiancano, montano mobili, cambiano prese e lampadari. Il piccolo prestito serve per comprare la cassa, il bancone, le cose essenziali.

Il primo anno, come è presumibile, è molto difficile. Irene rinuncia ad uscire e a divertirsi perché i conti devono tornare, lavora la sera per il Comune, consegna i bollettini ICI. Il secondo anno inizia a funzionare bene, e Irene e Francesco decidono di aprire il secondo negozio. Il terzo anno triplicano.

I negozi funzionano bene per qualche anno, ma Irene di Gregorio – che oggi verrebbe definita multipotenziale – non riesce a trovare soddisfazione nella routine. Studia, si informa, cerca nuove strade che possano appassionarla. Nel frattempo diventa mamma e con l’arrivo del primo figlio attraversa il primo momento di sconforto: non è più sicura di poter far fronte agli impegni che la vita da imprenditrice richiede. La chiave, anche questa volta, è la famiglia.

“Io e mio marito siamo il vero segreto del successo l’uno dell’altra” racconta sempre. “Ci confrontiamo, ci supportiamo, ci aiutiamo e tifiamo per il successo personale e aziendale dell’altro. Non ce l’avremmo fatta da soli”

Supera anche l’impasse della prima maternità, tanto che dopo pochi anni arriva il secondo figlio, e prosegue nella sua ricerca di un progetto che la stimoli, senza mai abbandonare il primo. Il ragionamento che segue, e che condivide con le imprenditrici che le chiedano quali siano stati i fattori determinanti per la sua scelta, è semplice e intuitivo.

Da una parte mette le sue necessità e le sue passioni. Irene ama far star bene gli altri. È quello che le dà maggiormente soddisfazione e la stimola a continuare e a fare meglio.

Dall’altra studia il mercato. Cibo e benessere non passano mai di moda.

La prima soluzione è la più immediata: apre una gelateria. Non comune, come possiamo immaginare. I gusti proposti sono sempre ricercati e sfiziosi, senza dimenticare la tradizione. Al cioccolato, le creme e i classici gusti alla frutta, quindi, Francesco e Irene affiancano delizie quali il marron glacé, il gelato al risotto alla milanese o ricette sfiziose basate sui prodotti di stagione. Il gelato però diventa la vera passione di Francesco, che inizia a creare gusti e ricette che lo portano ad avere molto successo. Irene cambia direzione e si dedica al benessere. O bellessere, come lo chiama lei, perché unisce le soluzioni di estetica tradizionale al concetto di bellezza tailor made che diventa un vero e proprio percorso di benessere della persona.

Nasce quindi Avenir, il suo centro di estetica e medicina, che riunisce le tecnologie più avanzate, le tecniche di massaggio e trattamenti tradizionali, le competenze di medici estetici, osteopati, nutrizionisti e personal trainer che entrano a far parte del suo staff e la cura della persona. Un centro di bellessere, appunto, le coccole per l’anima, come le chiama lei.

Irene decide di proporre un nuovo modello di centro estetico: l’obiettivo è sui risultati. Si organizza per vendere soluzioni al posto dei soliti pacchetti preconfezionati di trattamenti, e segue i clienti fino al raggiungimento degli obiettivi. Fa un’analisi dei desideri e della struttura fisica e dermatologica, per poi arrivare a proporre un mix di soluzioni che spesso costano meno di una soluzione standard. Ma non sarà antieconomico per i conti del centro?

“Le persone capiscono che le nostre proposte sono orientate al risultato e alla loro soddisfazione, quindi ci mandano gli amici, i figli, i genitori. Abbassando i margini e curando ogni singola persona il risultato non manca e ci garantisce una clientela soddisfatta e la possibilità di continuare ad assumere e a fare bene il nostro lavoro” racconta Irene con un sorriso.

La domanda finale sorge spontanea: sembra tutto molto facile, lo è stato?

“A me piace pensare sempre all’obiettivo, mai ai problemi. Non ho paura di lavorare e mi assumo i rischi necessari. Non ho smesso di studiare e di cercare soluzioni innovative, tanto quanto non mi sono mai sentita arrivata. Quando ho aperto il centro, per esempio, ho passato le domeniche dei primi mesi in giro per i mercati e le manifestazioni a distribuire volantini e raccogliere nominativi di persone che chiamavo durante la settimana per proporre trattamenti di prova. Ma il lavoro strutturato con correttezza e cortesia ripaga sempre, anche oggi”

Provare per credere, direbbero i nonni.