La “felicità puttana” dei giornalisti

di Michela Trada –

Dell’argomento hanno parlato tutti: illustri colleghi, opinionisti, politici e chi più ne ha più ne metta. I giornalisti sono delle zoccole che si vendono al miglior offerente, questo a detta del nostro ministro del Lavoro Luigi Di Maio, per altro iscritto all’ordine dei Pubblicisti della Campania. Posto che non mi fa piacere essere considerata una donna dai facili consumi (signor ministro l’assicuro che se fosse realmente così oggi sarei ricca e non dovrei lottare per portarmi a casa la vil pagnotta quotidianamente), mi sembra, però, doveroso prendere spunto da tali affermazioni ingiuriose per aprire una parentesi sul mondo del Giornalismo italiano.

Chi scrive su un media, nel 2018, sta sulle palle a tutti e un motivo, seppur insignificante all’apparenza, deve pur esserci. Il punto è che, oggi, è davvero troppo semplice poter essere giornalisti e definirsi tali; per prendere il tesserino da Pubblicista occorre produrre articoli con continuità e farsi pagare (anche un euro ad articolo è consentito ahinoi); diventare Professionista è, invece, quasi da masochista perché gli oneri sono di gran lunga superiori ai privilegi.

Ho sempre considerato la nostra la professione più bella del mondo: diffondere e divulgare Cultura, cosa c’è di meglio? Ritengo che il comunicatore abbia una grande responsabilità sociale, oggi più che in passato. Pensate, però, che cosa accadrebbe se tutti potessero diventare medici: pochi esami, scarso controllo dei praticantati, attitudine indifferente. Quando si tratta di Giornalismo non c’è in gioco la vita o la morte di un essere umano, ma entra in ballo la Cultura di una nazione. E scusate se è poco.

Tralasciamo l’argomento della libertà di stampa, dovremmo aprire una parentesi infinita su di esso (possibile che i quotidiani nazionali siano tutti uguali e con gli stessi argomenti?); chi non conosce le basilari regole della grammatica non può fregiarsi del tesserino solo perché per due anni è stato pagato 0.07 centesimi a battuta; chi pensa che verificare una fonte sia accedere a Facebook e guardare la bacheca degli amici non può andare in giro a dire che fa il giornalista; chi scrive di Economia e di Relazioni Internazionali non può essere soppesato quanto chi si occupa di Gossip e di Costume; chi ha la passione per il corpo umano non fa il medico o l’anatomopatologo: allo stesso modo chi ha l’hobby per la scrittura, chi fa il giornalista “per passione” e “nel tempo libero”, non può essere Giornalista.
Il giornalismo è una professione solo che, a volte, ce lo dimentichiamo anche noi.

Firmato: una puttana orgogliosa.

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