L’urlo di Sampognaro terrorizza l’Oriente: l’azzurrino ai Mondiali di Taiwan.

di Deborah Villarboito –

Michelangelo Sampognaro è un ragazzo palermitano di 17 anni, studente al Liceo Scientifico. Quando aveva 10 anni ha iniziato a praticare taekwondo con ottimi risultati. In Nazionale dal 2013, ha collezionato un titolo dietro l’altro e ha nel suo palmarès ha sei medaglie d’oro conquistate ai campionati italiani, due ori vinti a quelli europei, un oro e tre medaglie di bronzo ai Mondiali di Rodi. In questi giorni è impegnato nell’isola di Taiwan, in Cina, per il Mondiale, dove gareggerà per la categoria «juniors» di forme e free style.

«Da questi mondiali mi aspetto e spero, di ottenere non un brutto risultato, perché comunque so che è molto più difficile di quelli che ho fatto finora, di non fare errori. Questi sono campionati mondiali assoluti, dove partecipano davvero tutti. Come per ogni gara, non ho timore di affrontarla son più che determinato e carico a “spaccare”!» commenta Michelangelo. La sua una scelta sportiva particolare: «Io ero partito per fare i combattimenti, volevo fare la lotta. Il mio maestro in palestra mi ha fatto sempre fare entrambe le cose fin da piccolo, poiché si deve imparare tutto. Andando avanti ho notato che avevo più risultati nelle forme che nel combattimento, di cui sono stato comunque campione regionale, ma ai Campionati Italiani non ho fatto risultato. Nelle forme invece, ho notato che andavo sempre avanti. Allora ho intrapreso questa strada, non solo per scelta mia, ma anche di preparazione, perché essendo profondamente diverse, ci vogliono preparazioni differenti e non si può fare tutti e due». Infatti ci vuole una grande preparazione, per cui ci si deve allenare almeno tre volte a settimana per circa due ore, che aumentano quando c’è una gara, fino ad allenamenti quotidiani.

Questo porta a ottimi risultati come gli ultimi Mondiali di Rodi: «È normale che il Campionato del Mondo di Rodi di quest’anno sia stata la mia gara più emozionante. L’abbiamo fatto in spiaggia, si chiama “taekwondo beach”, perché è una manifestazione estiva. Era quella più importante. Senza sottovalutare le altre, che sono tutte belle esperienze. Ho raggiunto questo risultato lavorando sugli errori delle gare precedenti e mi sono reso conto che questa era la carta vincente».La Nazionale fa sognare e «Per me è un orgoglio. Viene riconosciuto il duro lavoro che faccio. Mi piace rappresentare la Nazione e ne vado fiero». Allegro e vivace fuori dalla palestra, sul tatami si trasforma e pensa solo «a quello che devo fare. Non penso a nient’altro. Anche quando ho la ragazza non la penso sul tatami!». Le idee per il futuro hanno già ambizioni: «Mi piacerebbe entrare in un gruppo sportivo, però è molto difficile poiché la mia disciplina non è olimpica. Non è impossibile però. Spero in questo. Se no continuo gli studi, provando a fare fisioterapia, ma devo ancora pensarci per bene. Non mi allontanerò tanto del mio sport perché mi piace molto come viene insegnato, come vengono disciplinati i bambini fin da piccoli, è questo che è importante. Nasce da lì il carattere di un bambino che poi diventa adulto. Mi piace la marzialità».

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