Violenza sulle donne: Pronto Soccorso, ora c’è il codice rosa

Violenza sulle donne: Pronto Soccorso, ora c’è il codice rosa

15 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

“Problema di salute di proporzioni globali enormi”. L’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dal titolo ‘Valutazione globale e regionale della violenza contro le donne: diffusione e conseguenze sulla salute degli abusi sessuali da parte di un partner intimo o da sconosciuti’, non lascia adito a dubbi. Ben lungi dall’essere in diminuzione, i casi sono in aumento. Il Rapporto è stato stilato in collaborazione con la London School of Hygiene & Tropical Medicine e la South African Medical Research Council.

Prima di tutto i dati principali, che non possono che lasciare sgomenti: l’abuso fisico sessuale è un problema sanitario che colpisce più del 35% di donne in tutto il mondo (significa più di una su tre). Nel 30% dei casi il carnefice è il partner intimo.

In Italia, come cerchiamo di arginare il fenomeno? Il nostro sistema sanitario nazionale mette a disposizione di tutte le donne, sia italiane sia straniere, una rete di servizi, ospedalieri e ambulatoriali, socio-assistenziali e socio-sanitari. Anche con strutture che fanno capo al settore materno-infantile. Tra questi, spicca naturalmente il consultorio familiare. Il Pronto soccorso è uno dei luoghi in cui più frequentemente si può intercettare la donna che è stata vittima di violenza, a volte neanche consapevole di quel che le sta accadendo e di ciò che può fare per uscire dalla spirale di violenza. Alcuni Pronto soccorso del nostro Paese stanno sperimentando un percorso speciale per chi subisce violenza: il codice è di colore rosa, talvolta c’è una vera e propria stanza protetta chiamata stanza rosa. Qui viene offerta assistenza fisica e psicologica, ma anche informazioni di tipo giuridico, rispettando naturalmente la riservatezza.

Va detto che nel tempo la legge ha cercato di fare e fa tuttora per il fenomeno della violenza sessuale. Il primo passo decisivo, in Italia, con la legge 15 febbraio 1996, la numero 66: la violenza contro le donne viene considerata per la prima volta come un delitto contro la libertà personale. Fino a questo momento era solo delitto contro la moralità pubblica e il buon costume.

Bisogna attendere cinque anni, la legge 154 del 4 aprile 2001, per ottenere nuove misure a tutela delle vittime. Ossia, i casi di violenza all’interno delle mura domestiche danno la possibilità, con la denuncia, di allontanare il familiare violento.  Il 2001 vede approvate altre due leggi, la 60 e 134 del 29 marzo 2001. Riguardano il patrocinio, a spese dello Stato, per le donne senza mezzi economici, se violentate e/o maltrattate. Lo Stato inizia seriamente a collaborare con centri anti violenza e tribunali. La norma 38 del 23 aprile 2009 inasprisce le pene per la violenza sessuale e viene introdotto il nuovo reato di stalking. Ma è con la legge 27 giugno 2013, la numero 77, che l’Italia compie un vero e proprio salto in avanti per contrastare la violenza di genere. Approva la ratifica della Convenzione di Istanbul, datata 11 maggio 2011 e può prendere provvedimenti efficaci per prevenire e contrastare il fenomeno. Il 15 ottobre del 2013 viene approvata la legge 119 (in vigore dal giorno dopo): “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 14 agosto 2013 n.93, che reca disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere”.

Oggi l’Italia ha linee guida precise di soccorso e assistenza a favore delle donne vittime di violenza. Il 24 novembre del 2017, circa un anno fa, sono state infatti approvate le linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza. L’obiettivo primario è intervenire in modo adeguato e integrato sulle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna.

Al termine del triage infermieristico, salvi i casi di codice rosso o equivalente, alla donna viene attribuita una codifica di urgenza relativa (giallo o equivalente) per visita medica il più tempestiva possibile (massimo 20 minuti di attesa), il che riduce la possibilità che la vittima possa avere ripensamenti e allontanarsi volontariamente.

Le linee guida prevedono poi aggiornamento costante di operatrici e operatori su accoglienza, presa in carico, rilevazione del rischio e prevenzione. Ricordate, infine, che oltre alle denunce alle autorità e agli operatori del Pronto soccorso, ci sono consultori territoriali (la mappa è su internet), i numeri di telefono e gli indirizzi dei Centri antiviolenza (sito del Dipartimento delle pari opportunità) e il telefono anti violenza e anti stalking, che è il 1522.