Young Ghil Park: “Il teakwondo non è solo dare calci”

di Deborah Villarboito –

Nel 1966 il Gran Maestro Young Ghil Park, con suo fratello Sun Jae, lo storico presidente che ha guidato la Federazione Italiana Taekwondo fino al 2016, anno in cui è mancato, hanno fondato la prima palestra di taekwondo in Italia. Presidente Onorario Fita, cintura nera nono dan, Maestro Park è sempre disponibile e cordiale con chiunque lo contatti e lo incontri. É fautore di una delle pagine più importanti di questa disciplina che in Italia continua a crescere per numero di iscritti, prestigio internazionale, progetti ambiziosi, oltre che anima di un movimento che ancora oggi trae beneficio dalle sue instancabili energie.

Come è arrivato il taekwondo in Italia?
Più di 50 anni fa, i miei due fratelli studiavano a Roma. Avendo nostalgia di me, mi hanno sollecitato a raggiungerli in Italia, come maestro di taekwondo. La cosa era giunta anche al Generale Choi e all’International Taekwondo Federation, l’unica federazione esistente all’epoca. Sono andato a casa sua per 40 giorni dove ho avuto un approfondimento delle forme, imparandone 24 nuove, altrimenti non sarei potuto venire in Italia. Il Generale Choi aveva mandato il maestro Park Jong Soo, uno dei pionieri all’epoca, “a prendermi per il braccio” per dirmi di andare. Nel 1965 a Roma, il Generale Choi aveva già fatto un’esibizione con la sua squadra e i miei fratelli sono stati coinvolti come interpreti. Loro avevano fatto taekwondo, ma non completamente come me. Con la promessa di imparare le nuove forme, sono stato incaricato di portare in Italia il taekwondo con pieno impegno. Il console italiano mi diede il permesso di entrata con visto, che sarebbe durato fino alla fine della missione. Quindi io sono ancora qui in giro per finire la mia missione!

Due parole sul Gran Prix di Roma dello scorso giugno.
Il Gran Prix di Roma è stato un successo enorme, non solo a livello nazionale, ma internazionale. Il presidente della World Taekwondo, il Dott. Choue, ci teneva che l’Italia organizzasse un evento del genere. Però a causa di fondi, strutture, esperienza e tante cose, non era facile affrontare questo argomento. Il nostro presidente Angelo Cito, essendo un uomo molto coraggioso, la capacità organizzativa italiana l’ha dimostrata quando era segretario nazionale, ha avuto sempre consensi quando abbiamo organizzato Europei o qualsiasi altro evento come la formazione per arbitri internazionali. La WT aveva identificato l’Italia come Paese all’avanguardia e capace di ciò. A Roma, anche il Coni stesso ha avuto una sorpresa, vedendo che il taekwondo aveva questo movimento: 6.000 persone in quattro giorni di attività internazionale e sono arrivati i 260 atleti più al mondo. Nella manifestazione è stato coinvolto anche Papa Francesco e in quell’occasione abbiamo potuto far esibire la squadra dimostrativa della Corea del Sud, quella del Nord non era riuscita a venire. Questa esibizione è stata trasmessa in mondo visione e ha dimostrato come il taekwondo sia un motivo di unione tra due Paesi divisi da più di sessantanni.

I campioni azzurri, pochi ma buoni?
L’Italia è sempre stata presente ai vertici dei Giochi in un certo modo, nonostante la federazione sia piccola, siamo intorno ai 50mila tesserati, vent’anni fa erano ancora meno. Eppure nell’Olimpiade di Seul del 1988 abbiamo vinto un argento e il quella di Barcellona del 1992 un argento e due bronzi, quando non era ancora uno sport olimpico ufficiale (lo è diventano con Sidney 2000, ndr). Poi quando è diventato ufficiale abbiamo avuto a Pechino 2008 un argento e a Londra 2012 Carlo Molfetta oro e Mauro Sarmiento bronzo. Noi siamo una piccola federazione che ha un oro, un argento e un bronzo alle Olimpiadi ufficiali. Molte nazioni in Europa che contano tanti più atleti tesserati, non hanno mai preso una medaglia. La differenza sta nel fatto che l’Italia ha una tradizione, o perchè italiani sono capaci, o perchè sono stati istruiti in modo corretto, quindi c’è stata anche una base solida, per cui in ogni epoca sono emersi elementi di spicco. Carlo Molfetta a suo tempo è stato campione del mondo junior, insieme a Leonardo Basile, Veronica Calabrese è stata campionessa del mondo junior. Le basi portano avanti. Infatti anche Vito Dell’Aquila è stato campione già da piccolo e ai Mondiali dello scorso anno ha fatto subito bronzo e oggi lo troviamo campione Europeo under21. Questo non è un caso. Vuol dire che l’Italia con il tempo ha attirato elementi validi. Io penso che i tecnici federali siano preparati a seguire questi atleti perchè non è facile. Ad un certo punto arrivano a 15-16 anni e se ne vanno. Noi abbiamo questi elementi perchè il taekwondo non è solo tirare calci. È determinazione di imparare con la capacità di concentrarsi e misurarsi con l’avversario, ciò fa esaltare il fattore italianità. Ecco allora che con il passare del tempo abbiamo elementi agonistici validi e molti personaggi che sono diventati campioni nella vita sociale: chi medico, chi generale di guardi di finanza, chi giudice, chi anche presidente di Confindustria. Da giovani loro hanno praticato il taekwondo, con questo spirito di affrontare le cose, con il pensiero che passa all’azione, io sono convinto che abbiano avuto qualche spinta in più e sono contento di vedere questo fenomeno.

Non solo combattimenti, tante medaglie anche nei “Poomse” (le forme)…
I Poomse io li vedo formativi: creano un individuo sano che sa gestire se stesso. Nel combattimento con qualche calcio storto riesci a vincere, ma non nelle forme: sei solo tu a sbagliare. Si lavora con il pensiero, la capacità di concentrarsi in un minuto, in cui si deve esprimere tutta la velocità, potenza, elasticità e arte. Nella mia esperienza di direttore del settore Poomse mondiale, ho capito come preparare i ragazzi ai giudici, che vanno a vedere certe cose, che possono diminuire il punteggio se non curate.

Quale è il futuro del movimento italiano di taekwondo?
Il movimento crescerà, è nelle mani del nostro presidente Angelo Cito che è una persona preparata. Fresco di nomina italiana era già entrato nel giro di una anno come membro esecutivo europeo e mondiale. Significa che la sua capacità è riconosciuta in tutto il mondo. Speriamo che si adoperi per fortificare e migliorare l’attuale situazione incrementando la nostra attività.

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