Candidato sindaco per finta, gira un docu-film e fa infuriare tutti

di Alessandro Pignatelli –

Gli ingredienti per diventare virale li ha avuti tutti. Compresa l’arrabbiatura per chi ci aveva creduto. Stiamo parlando di una candidatura a sindaco falsa. Con campagna elettorale reale, però, ma al solo scopo di farci poi un docu-film. Insomma, una fiction vera e propria. L’improbabile candidato a sindaco di Palermo? Il 24enne Ismaele La Vardera, ex Iena. Evidentemente non così improbabile se gli scrutini gli accrediteranno alla fine ben 7.043 voti, pari al 2,59%.

Ma era tutta una boutade. Confezionata però benissimo. Come lancio, La Vardera aveva scelto uno slogan: “Sarò un piccolo Davide rosso contro i Golia della politica”. Conquistando evidentemente già una manciata di consensi per questo dotto riferimento. Per accaparrarsi pure i meno colti, aveva aggiunto: “Sarò lo sconzaioco” che in dialetto palermitano significa ‘guastafeste’. Presente come capolista per ‘Noi con Salvini’ – Fratelli d’Italia, ogni volta che faceva un passo nella sua campagna elettorale aveva dietro telecamere e microfoni nascosti. L’idea iniziale (e finale) era fare un documentario-film sulla mala-politica. Non si sarebbe atteso un così alto indice di gradimento.

Qualcuno ha iniziato a sospettare solo a elezioni finite. La Vardera si è chiuso nel silenzio. Sulla sua pagina Facebook un post, rappresentato da una locandina di un film: “Ismaele La Vardera. Il sindaco. Dal 12 giugno”. Quel che è capitato dopo è l’unica parte non programmata, ma molto da film (di Bud Spencer e Terence Hill), che ha smascherato l’inganno. La Vardera si è preso letteralmente a pugni con Francesco Benigno, attore vero, candidatosi proprio nelle liste a sostegno dell’ex Iena. Flop per lui, preso malissimo. Ancora peggio quando ha scoperto che era tutta una farsa, mandando all’ospedale il (fiction) futuro sindaco.

Insomma, siamo sempre più incapaci di distinguere un vero e proprio politico da un attore. Perché, in particolare in campagna elettorale, il politico recita molto. Nel copione un solo intoppo per La Vardera: una parte del suo programma era come quella del candidato primo cittadino di Segrate. Scuse pronte: “Ero in buona fede”. Per il resto, era stato adottato dai big della politica. Addirittura Ignazio La Russa aveva detto: “E’ il nostro Dybala”, a rimarcare la giovane età della promessa politica. Giorgia Meloni e Matteo Salvini ci hanno messo la faccia, diventando comparse nella pellicola costruita da La Vardera. Salvini è stato portato a fare un giro al quartiere Zen, a bordo di uno scooter, e le foto hanno fatto il giro del web. Il leader del Carroccio e Meloni hanno successivamente negato le liberatorie per le immagini e si sono riservati di presentare denuncia. I vertici palermitani del partito, che avevano fatto da garanti, hanno passato pure brutti momenti.

Naturalmente, l’opinione pubblica si è divisa: per chi un genio, per chi un traditore. Lui, però, il suo compito lo ha ultimato egregiamente: “Ho registrato tutti, ma proprio tutti mentre dicono le peggio cose. Nel raccontare la politica, che male c’è?”. Nel farne un reality show, aggiungiamo noi? In fondo, lo è già, senza bisogno di attori iscritti alla Siae.

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