Caso Cucchi: Eugenio Pini minacce di morte e solidarietà, “Sono sufficientemente sereno”

di Alessandro Pignatelli –

Era metà ottobre quando l’avvocato Eugenio Pini, legale di Francesco Tedesco, il carabiniere che ha rotto l’omertà accusando due colleghi di aver pestato a morte Stefano Cucchi, ricevette una telefonata con esplicite minacce di morte. Una voce, dall’altra parte della cornetta, gli disse: “Lei sa chi mi ricorda? Rosario Livatino”, ossia il giudice ucciso dalla mafia. Aggiungendo: “La seguirò, non solo spiritualmente”. Pini presentò querela alla Procura di Roma per autotutelarsi.

A distanza di un mese, lo stesso Pini ha postato su Facebook la solidarietà ricevuta dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma: “Il Presidente Vaglio, Il Consigliere Segretario Di Tosto e il Consigliere Tesoriere Galletti comunicano al Consiglio che il Collega Eugenio Pini, difensore di uno degli imputati di un noto processo, come riferito dai mezzi di informazione, ha subito delle minacce di morte. Si tratta evidentemente, a prescindere da qualsivoglia merito della vicenda processuale, di una gravissima e inaccettabile forma di aggressione all’indipendenza dell’Avvocatura e, in genere, all’esercizio indipendente e autonomo della funzione defensionale”.

“Il Consiglio esprime la propria solidarietà, stigmatizzando i comportamenti sopra richiamati , auspicando che tali avvenimenti non si ripetano”. Al telefono, l’avvocato Pini commenta: “A livello di indagini non ci sono novità, ma ho voluto postare questo atto di solidarietà perché mi ha fatto piacere”. Preferisce non ricordare la telefonata ricevuta: “E’ stata molto lunga, non ricordo il giorno esatto. Ma è tutto agli atti”.

Non ci sono stati cambiamenti nello stile e nelle abitudini di vita, nonostante quella voce travisata, con accento siciliano, che minacciava: “Per ora tutto procede come prima. Non ho ricevuto ulteriori minacce. Sono sufficientemente sereno”.

Il processo Cucchi ricomincerà il 28 novembre (la data del 20 novembre è stata cancellata): “Anche in questo caso, non ci sono ulteriori notizie rispetto a quello che già ho detto al vostro giornale”. Un’anticipazione, però, sì: “Tedesco in aula? No, è ancora troppo presto per il mio assistito. Penso che non testimonierà prima del mese di febbraio 2019”.

Su Facebook, dopo il post con la solidarietà da parte del Consiglio dell’Ordine, Pini ha ricevuto numerosi commenti di stima e di sprone per proseguire le sue battaglie. Una delle quali lo ha visto uscire vincitore, in difesa dell’Arma per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta il 3 marzo 2014 a Firenze: “Sono soddisfatto, ma trattandosi di un evento nel quale ha perso la vita una persona e avendo ben presente il valore della vita, preciso che il mio è un compiacimento solo processuale e professionale”. Pini è il difensore di uno dei Carabinieri imputati: “Il mio assistito ha manifestato il suo rallegramento per l’assoluzione in maniera molto composta benché abbia dovuto subire anni di gogna mediatica e di sofferenza. Ha anche rimarcato, quanto più volte detto, ovvero di aver agito nel rispetto della legge e dei valori positivi dei quali la divisa che porta è intrisa”.

È stata la Cassazione ad assolvere i tre imputati accusati di omicidio colposo con la formula che “il fatto non costituisce reato. Quindi vertiamo nella sfera dell’elemento soggettivo del reato”. Magherini, 41enne ex calciatore delle giovanili della Fiorentina, morì durante l’arresto. Tre carabinieri lo bloccarono la notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014 mentre, sotto l’effetto della cocaina e in preda ad allucinazioni, correva e urlava dicendo che qualcuno voleva ucciderlo. Ammanettato a terra, a pancia in giù e a torso nudo, così rimase per circa un quarto d’ora. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Felicetta Marinelli, aveva chiesto la conferma delle condanne inflitte in appello ai tre militari: Vincenzo Corni, 8 mesi, e Stefano Castellano e Agostino della Porta, 7 mesi ciascuno. “Se i carabinieri lo avessero messo in posizione eretta, avrebbero permesso i soccorsi e con elevata probabilità la morte non si sarebbe verificata”.

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