Gianni Oliva: “Niente Mussolini senza Eiar, niente Di Maio senza social”

Gianni Oliva: “Niente Mussolini senza Eiar, niente Di Maio senza social”

22 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Storico, politico e giornalista. Gianni Oliva è tutto questo che riconduce a una parola unica: studioso, curioso. Ha sempre dedicato particolare attenzione allo studio del Novecento italiano, distinguendone oggi pregi e difetti. Ma, soprattutto, differenze tra la politica di una volta – più comizi in piazza e meno ceretta in faccia – e quella di oggi, tutta slogan e social.

Proprio a questo proposito, abbiamo voluto il suo parere su come sia mutato il mondo di proporsi in politica, a iniziare dal linguaggio. Forse la vera discriminante tra la Prima e la Seconda (e forse oggi Terza) Repubblica.

“Ogni tempo ha avuto leader che hanno sfruttato i mezzi di comunicazione che avevano a disposizione. Senza l’Eiar non avremmo avuto Benito Mussolini; senza i microfoni non ci sarebbero stati De Gasperi o Togliatti; senza lo schermo televisivo, addio a Berlusconi o Renzi. Senza i social, oggi, niente Di Maio, o Salvini o Grillo. A nuove tecnologie corrispondono nuovi linguaggi: è ovvio. La politica, non dimentichiamolo, è comunicazione per eccellenza”. L’ultima rivoluzione social ha investito come uno tsunami proprio il mondo della politica, ma pure i potenziali votanti: “I social network hanno permesso di moltiplicare i contatti (e questo è un bene), ma anche semplificato all’estremo i messaggi (e questo è male)”. Fare proseliti è semplice solo se “protesti. Il consenso oggi si conquista così. Attraverso l’essere contro, il proporsi come anti sistema. Bastano poche parole in un tweet e si ottengono tanti (troppi) ‘mi piace’. Il problema è che con i tweet si protesta, ma non si governa. E quando si vincono le elezioni con gli slogan, i nodi vengono al pettine”. Ogni riferimento al Movimento 5 Stelle (e forse anche a Salvini) è puramente casuale. Hanno cavalcato un cavallo imbizzarrito – quello della protesta e del disorientamento – ma una volta ammansito, fanno fatica a procedere al galoppo.

Ma si può veramente dire che il linguaggio sia mutato con Tangentopoli, dunque con la fine della Prima Repubblica e tutti i ‘cattivoni’ dei politici dietro le sbarre? “Non credo siano stati gli arresti a spazzare via la comunicazione della Prima Repubblica: sono state le nuove tecnologie, le nuove opportunità. Gli arresti degli anni Novanta, semmai, hanno accelerato la scomparsa di un ceto dirigente politico e favorito l’affermazione tumultuosa del ‘nuovo’”.

Fatto che sta oggi l’insulto va per la maggiore. I ‘vaffa’ di Beppe Grillo a volte paiono addirittura un linguaggio da educande: “L’insulto è la versione deteriore della comunicazione per slogan, ma è un problema di buona educazione, di stile, non di nuove tecnologie. La comicità, da Aristofane e Plauto in poi, è sempre stata collegata al linguaggio licenzioso e quindi non c’è da scandalizzarsi. Il punto è che Aristofane e Plauto non hanno creato un movimento politico …e meno che mai hanno governato”.

Sono cambiati modi di parlare, i modi di governare, le stesse facce dei politicanti. Secondo Oliva qualcosa lega però Andreotti, Renzi e Di Maio: “Andreotti era un primo della classe che non fa copiare, Renzi un primo della classe che lascia copiare, Di Maio uno che copia e sbaglia lo stesso”. Progresso o regresso?