God save Negroni: il principe dei cocktail

Non limitatevi a chiamarlo drink. Un cocktail è un contenitore di arte, tradizioni e cultura. E lo è oggi più che mai. Il mondo del cocktail bar e della miscelazione è infatti in costante evoluzione, anche in Italia: i bartender si sono allontanati dalla loro semplice definizione professionale, avvicinandosi sempre di più a una figura di cui farne personaggi. Personaggi, tra l’altro, seguiti al pari dei grandi chef portando così la Mixology su un piano nettamente superiore a quello che, prima, la vedeva solamente tra i banconi dei bistrot e che ora, invece, la delinea come una vera e propria arte fatta di studio, tecnica, conoscenze e passione.

Un flusso di differenza che ha roteato anche intorno ai barman, che sono passati dall’essere i baristi capaci di prepararti un buon drink a dei portatori di cultura: non solo, oggi sono anche la garanzia del bere bene e consapevole, perché non porta solo in tavola un buon cocktail ma tutto il suo sapere al riguardo del profilo dei prodotti utilizzati e di un intero universo food and beverage in continuo sviluppo.

Va da sé che questi cambiamenti sono stati possibili grazie all’avvicinamento delle persone al mondo del cocktail bar con un gusto più critico e con un bisogno più forte di avere qualità ed esclusività: l’happy hour o l’after dinner non sono più solamente i momenti in cui rilassarsi ma anche quello in cui scoprire nuovi sapori, fare nuove esperienze sensoriali e ampliare le proprie conoscenze nel settore. Non solo: perché un altro avvicinamento è stato quello delle persone al barman stesso, arrivando a riconoscere il proprio “preferito”, quello a cui dare la completa fiducia. Il barman a cui dire “fai tu”, al momento dell’ordinazione.

Abbiamo detto, quindi: cultura, conoscenza, consapevolezza. È questo che vogliamo diffondere attraverso questa rubrica, curata dal barman Jonathan Bergamasco che, attraverso le interviste della nostra giornalista Sabrina Falanga, ci porterà all’interno del profumato mondo del cocktail bar: ricette, curiosità, tendenze e tutto ciò che arricchisce questo universo.

«Sono quattro le nuove tendenze nate durante l’ultimo anno, come sottolineato dalla Diageo Reserve World Class: la prima sono i cocktail ecosostenibili, la seconda i cocktail originali ideati ex novo, la terza gli abbinamenti tra food e cocktail e la quarta è quella di preparare i cocktail a casa propria. È proprio su quest’ultima che vorrei concentrarmi nella prima puntata della rubrica. E siccome sono sempre di più le persone desiderose di preparare i propri drink fatti in casa, proporrò la ricetta di uno dei più amati e conosciuti al mondo: il Negroni. Ma preciso: le ricette sono delle linea guida e non legge suprema, si possono riadattare al nostro gusto o a quello dei nostri ospiti, ci sono bitter più delicati in alternativa al Campari, che rimane il più adatto a mio gusto, come per i Vermouth dei quali ne troviamo tanti in commercio; per quanto riguarda il Gin io consiglio sempre un London Dry».

Nato nel 1919 dell’intuizione del Conte Camillo Negroni, bevitore incallito e amante della bella vita che, stufo della soda servita negli Americani consumati durante i suoi numerosi viaggi negli Stati Uniti, chiede al barman del Caffè Casoni di Firenze di “rinforzare” il suo America con del gin invece che la soda.
Da quel momento chiunque entrasse al caffè chiedeva l’americano alla moda del Conte Negroni che negli anni per comodità diventa semplicemente il Negroni.

Nel 2019 si celebreranno i 100 anni dalla nascita di un mito.

Cosa ti serve:
– Bicchiere da old fashioned/Tumbler basso
– Ghiaccio a cubi
– Misurino da 3cl/1oncia/30ml
– Bar spoon (cucchiaio lungo per miscelare)

Ricetta:
– Campari bitter 3cl
– Vermouth Rosso 3cl
– London Dry gin 3cl

«La tecnica indicata per la preparazione del Negroni si chiama Build, cioè la “costruzione” del drink direttamente nel bicchiere con ghiaccio: io preferisco versare prima gli ingredienti e successivamente il ghiaccio – spiega Bergamasco -, in questo modo controllo meglio la diluizione miscelando con un movimento rotatorio (“stir”), raggiunta la diluizione desiderata aggiungere ancora ghiaccio e decorare con una scorza o fetta di arancia. Due cose fondamentali: la prima è assaggiare il cocktail durante la presentazione o non potete sapere come modificarlo eventualmente; la seconda è che l’acqua è uno dei segreti di un buon Negroni, la diluizione è fondamentale perché abbassa il tenore alcolico del drink rendendolo più gradevole mentre lo stir lo porta alla giusta temperatura. Un ultimo consiglio: se desiderate un aperitivo più leggero, potete optare per un Americano con la Soda al posto del Gin oppure del Prosecco se preferite un Negroni Sbagliato. Ma ricordate: cambiando i prodotti, anche la ricetta andrà bilanciata in modo diverso».

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