Igor Cassina: l’eleganza della disciplina

Igor Cassina: l’eleganza della disciplina

22 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Tutti conosciamo Igor Cassina. Viso pulito, determinazione, potenza e precisione sono sempre state le caratteristiche di un ginnasta che può vantare davvero di aver vinto tutto. Europei, Mondiali, Olimpiadi, il cuore degli italiani, che lo ricordano sempre con affetto e ammirazione. Un rapporto a doppio senso quello che ha sempre avuto anche con la sua disciplina. Dalla ginnastica ha ricevuto, ma ha anche restituito in termini di successi e creatività: «La ginnastica mi ha dato l’essenza della vita. Perchè questo sport mi ha messo nella condizione, di coltivare una passione, di seguire un sogno, di avere una piena realizzazione, al di là del risultato finale, ma di trovare una mia collocazione in questa vita, un’identificazione forte, e di strutturare il mio carattere sulla base degli insegnamenti dei miei genitori che reputo le persone più importanti nel mio percorso di vita».

Nessun segreto dietro al successo agonistico di una stella che ha brillato veramente molto giovane: «Mai mollare, è una frase che si sente spesso. Soprattutto non mi ritengo una persona di successo indubbiamente, ma le persone di successo sono quelle che fanno quello che effettivamente c’è da fare. Io ho semplicemente svolto i miei compiti, ho fatto quello che era necessario per realizzare un sogno che avevo fin da piccolino. Il segreto sta nel capire effettivamente che teniamo a qualcosa e fare il necessario per raggiungerlo. La maggior parte delle persone non sono disposte a pagare il prezzo per raggiungere qualcosa che vorrebbero, che rimane così solo un desiderio. Realizzare un sogno significa mettere in pratica quello che sappiamo che c’è da fare.

Nel mio percorso non ho mai attribuito a tutto quello che ho fatto al sacrificio. Ho sempre detto che ci sono state delle rinunce, ovvio, non si può pensare di realizzarsi, così pensando di voler vincere le Olimpiadi -racconta il ginnasta – Il sacrificio l’ho sempre visto come una parola un po’ cruda: non faccio questo, che vorrei fare, per quest’altro. Quindi le rinunce, che sono solo delle scelte che si fanno nella vita, le ho fatte secondo delle priorità, che erano emergere nello sport, non tralasciando gli studi. La mia priorità era di stare in palestra. A cascata ho cercato di soddisfare tutte le altre esigenze di carattere generale. Insomma ho fatto delle rinunce, ma in quel momento ero solo contento di dire di no ai miei amici che mi chiedevano di andare a giocare con loro. Ero sempre contento nel dire di no quando si doveva uscire. Io ero felice quando ero in palestra, quando tornavo a casa sapevo di aver fatto quello che dovevo fare per avere delle chance in più per raggiungere il mio obiettivo». Atleta e studente modello, non ha mai trascurato nemmeno gli studi, che ha seguito con diligenza e costanza, fino alla laurea da 110 e lode in Scienze motorie dello sport alla Cattolica di Milano:«Non è stato semplice certo, perché il giorno ha sempre 24 ore per tutti. Quindi bisogna davvero mettere una scaletta di priorità e fare la gestione migliore del proprio tempo. Le persone in genere non sono molto abituate a farlo, quindi disperdono le energie. Ho cercato semplicemente di mettere a frutto il tempo che avevo, per fare le cose che mi servivano. Ero in palestra, mi serviva il giusto tempo per mangiare, riposare e studiare. Ho quindi cercato di concretizzare al meglio il tempo per fare tutte queste cose. La laurea l’ho fatta dopo le Olimpiadi, paradossalmente sono riuscito ad avere più tempo dopo, perché quando raggiungi un certo tipo di livello, ti devi allenare sì, ma è più mentale ad un certo punto. Le basi le hai costruite con gli anni e a quel punto si tratta di lavorare più di fino. Quindi riuscivo ad avere paradossalmente un po’ più di tempo da dedicare anche allo studio». Basi che si sono affinate talmente tanto in maniera solida e che lo hanno portato a superare la ginnastica da sempre praticata, arricchendola con ben due movimenti che portano il suo nome: «A 14 anni riuscivo a eseguire un movimento che si chiama Kovacs, dal ginnasta ungherese che negli anni ’70 ha presentato questo doppio salto mortale con le gambe piegate sopra la sbarra. A quell’età insomma riuscivo a fare questo movimento e al mondo erano solo due gli atleti che lo facevano, un ginnasta statunitense e uno tedesco. In accordo con il mio allenatore abbiamo iniziato a lavorarci sopra, rendendolo più complesso. Invece di farlo con le gambe flesse, le tenevo tese, aggiungendo anche un avvitamento.

Dopo diversi anni di lavoro l’abbiamo presentato. Mi sono trovato nella mia massima forma mentale e fisica alle Olimpiadi di Atene del 2004, la mia seconda, ed è stata la ciliegina sulla torta. Successivamente nel 2006 sono caduto facendo proprio il Movimento Cassina, ho vissuto per la prima volta la paura in vita mia – continua a raccontare Igor Cassina – Ho fatto un passo indietro e per un anno non l’ho più presentato. Poi ho ritrovato la giusta fiducia in me stesso, ho vinto l’Europeo, una Coppa del Mondo, ho ripresentato il Cassina e addirittura ho creato il Cassina 2». Non tanto roseo è il bilancio della situazione italiana per quanto riguarda la ginnastica, che evidenzia sempre i soliti problemi di sempre, anche se le eccellenze continuano ad emergere: «Quello che può far sì che la nostra federazione possa gioire il più a lungo possibile è quello di trovare il modo di investire. Cambiare la proiezione della spesa, ma capire che la parola investimento è indispensabile, per poter evolvere in questo sport e andare in una direzione vincente. Per portare innovazione, bisogna investire in strutture. La ginnastica artistica è uno di quegli sport, dove nel momento in cui non hai delle buone strutture è difficile che i ginnasti possano crescere.

Il livello è altissimo e in crescita. Quindi un’indicazione è questa: mettere in condizione più persone, più ragazzini di avere palestre buone, di avere strutture dove possano andare, divertirsi, giocare, individuare una passione, crescere secondo valori e automaticamente per quelli, poter inseguire un sogno– spiega l’ex-azzurro – Siamo reduci dall’ultimo campionato del mondo di Doha, che si è svolto poco più di tre settimane fa, dove abbiamo vinto un bronzo agli anelli con Marco Lodadio, un ragazzo giovane che ovviamente nell’attrezzo degli anelli è uno specialista e quindi ha un futuro davanti a sé, in prospettiva proprio delle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020. Nel settore della ritmica siamo veramente forti, da oltre più di dieci anni. Le ragazze, chiamate farfalle d’argento, ma  che sono d’oro in realtà, continuano a vincere medaglie. Nel settore femminile abbiamo un po’ un cambio generazionale, c’è sempre stato in questi ultimi anni, quindi va tutto bene. In quello maschile a parte questa punta di Marco Lodadio, dobbiamo lavorare un po’ di più nell’ambito giovanile. Ci siamo qualificato per i prossimi Campionati del mondo, validi per le Olimpiadi, il cambio generazionale l’abbiamo patito un po’ di più nel maschile, quando abbiamo smesso io, Busnari, Morandi, Pozzo, Coppolino, Angioletti, insomma lo squadrone top degli ultimi 10-15 anni». Come possono fare quindi i giovani atleti emergenti? Ecco il consiglio: «Da ogni situazione apparentemente negativa, c’è sempre una parte positiva. Effettivamente di strutture buone ce ne sono, ovvio che sono poche.

Quindi tante volte i ginnasti sono costretti dal momento in cui vogliono fare quel salto di qualità, a trasferirsi e cambiare città per poter avere chance di crescere ed emergere. La parte buona è quella che qualsiasi ginnasta, nel momento che capisce che è la sua vita, la sua passione e vuole inseguire il sogno di vestire la maglia azzurra, può mettersi anche nella condizione di poter trasferirsi. Quindi non deve essere visto come una tragedia il fatto che la propria struttura non sia adeguata, ma semplicemente, si deve pensare, “dove potrei andare ad allenarmi?” Fino a quando, ovviamente, per questi giovani ragazzi non si aprano delle opportunità in loco, dove i dirigenti si impegnino ad avere una struttura adeguata». Igor Cassina è sempre attivo e ora diffonde i suoi principi di sportivo di livello attraverso il suo progetto Movimento Cassina: «Dopo essere stato per tre anni allenatore di un club, sono diventato un coach del benessere. Alle persone offro l’opportunità di migliorare sia fisicamente, attraverso le buoni abitudini quotidiane, sia nella sfera del benessere finanziario, quindi nel capire come qualsiasi tipo di sogno, anche dal punto di vista materialistico, si può realizzare. Questa scelta è nata perchè fare l’allenatore, non mi avrebbe mai permesso economicamente di realizzare un sogno che ho nel cassetto, per cui servono molti soldi. Senza troppi giri di parole, lo stipendio da allenatore, non può garantire un benessere finanziario e un’indipendenza economica oggi». Ecco allora che nasce Movimento Cassina.