Ma il Centro Italia esiste ancora?

di Alessandro Pignatelli –

E se il Centro Italia non esistesse più? Non fisicamente, per ora abbastanza improbabile nonostante ogni tanto qualche scossa di terremoto ci ricordi che siamo pur sempre nella zona più a rischio di tutto lo Stivale (del resto, nel corpo umano, i movimenti principali non avvengono proprio nello stomaco e nella pancia, ossia nella parte centrale?). Ma a livello di concetto. Molte regioni che appartengono da sempre al Centro, fanno il possibile per aggregarsi – va bene pure come ultimi vagoni – a quelle del Nord, dove c’è pure la locomotiva; altre arrancano, non ce la fanno, allora cercano di fare finta di essere loro stesse le locomotive di quelle del Sud, salvo poi svegliarsi una mattina e ritrovarsi semplici carrozze di un treno fermo in mezzo alla campagna.

Insomma, l’identità di Centro non si è persa solo in politica, ma pure geograficamente parlando. ‘In media stat virtus’, ‘Al centro meglio che agli estremi’ paiono frasi ormai ingiallite. Fuori dal tempo. C’è una fuga verso su e una catena che spinge verso giù. Chi ce la fa, si dispone a fare da ultimo tra i primi; chi non ce la fa, si auto-castiga a stare con chi ultimo, purtroppo, è fin dall’Unità d’Italia. E Roma in tutto ciò? Farebbe eccezione, naturalmente. Se non fosse che pure la capitale scivola sempre più pericolosamente verso il Mezzogiorno: per la trascuratezza, le buche, la malavita, la sporcizia. E, certo, anche per le sue bellezze. Macchiate però dall’incuria.

La Toscana viene considerata da molti come una regione del Nord per via del turismo, di Firenze, della riviera, dell’economia fiorente. Le Marche cercano di fare la stessa cosa, assomigliare alla sorella bella che confina, ossia l’Emilia Romagna. Ecco allora il Conero come Rimini, Ancona alla stregua di Bologna. L’Abruzzo e l’Umbria non ce l’hanno fatta ad agganciarsi al treno veloce, in particolare la seconda che langue, come indicatori economici, tra le regioni che più soffrono la crisi economica. Neanche nel Lazio si respira aria di Centro Italia. Vuoi per Roma decaduta, vuoi per l’arretratezza di tanti, troppi settori economici e finanziari. Le regioni che una volta, una decina di anni fa, avrebbero voluto crearne una forte per attaccare proprio il benessere del Nord, alla lunga hanno pensato ognuna a se stessa.

L’ultimo colpo è arrivato dalla crisi di Astaldi che ha bloccato la Perugia – Ancona, fondamentale via di comunicazione tra gli unici due capoluoghi di regione italiani che non sono collegati da una strada. La crisi di Astaldi ha mandato a sua volta al manicomio chi finora aveva lavorato – le piccole e medie imprese del Centro – e che adesso non si vedrà pagare. Il Centro che serve a quest’Italia a due velocità è un ricordo lontano. Faceva da cuscinetto, una volta. Ora è rimasto solo il materasso. Per giunta, sporco e sgangherato. O si cambia registro in fretta o non tornerà più a essere. A esistere. E Nord e Sud diverranno due entità ancora più separate di quanto non lo siano ora.

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