Manel: una ragazza italo-tunisina molto “pericolosa”

di Antonella Lenge –

Carisma da vendere, grinta coinvolgente, fascino indiscutibilmente mediterraneo che parla un italiano di quelli puliti, chiari, non contaminati da cadenze regionali troppo evidenti: abbiamo avuto il piacere di intervistare Manel Ben Ameur, orgogliosa italo-tunisina che certo non le manda a dire.

Ed è un bene, perché il modo con cui lei divulga i suoi concetti e il linguaggio con cui milita per questi ideali è espresso in una maniera non solo passionale ma anche molto legata ai suoi studi filosofici che hanno inevitabilmente plasmato il suo essere.

Nessuno meglio di lei, dunque, avrebbe potuto darci una lezione su dove risieda la vera funzione della politica, su cosa si dovrebbe puntare oggi in nome di un bene collettivo e su quanto sia bello e possibile vivere in un mondo “multicolore”!

Com’è noto, oggi la comunicazione politica è cambiata: si parla di una politica propagandistica che parla alle masse e si affida soprattutto ai social network. Non più quindi, una politica per le nicchie, ma una politica (soprattutto) per le masse. Cosa pensi di questo atteggiamento dei politici di oggi ma anche delle masse che possono avere libero accesso al dialogo con i governanti stessi?

La  comunicazione politica, così come gli ideali, sono tutti da contestualizzare al periodo storico.

Il nostro è segnato da grandi cambiamenti sociali che hanno portato alla globalizzazione e a una comunicazione sia orizzontale che verticale.

C’è ampio spazio per definire la propria idea politica ma al contempo c’è poco spazio per definire i concetti alla base degli ideali politici in quanto l’era dei social network ci impone immediatezza, finendo per cambiare totalmente il tipo di comunicazione, non solo politica.

Per questo la comunicazione politica si è troppo semplificata e Twitter ne è un valido esempio.

L’attuale Governo ha strumentalizzato questo bisogno di semplicità: i cittadini vogliono essere rassicurati e il politico attuale lo fa, in modo carismatico, gentile e, naturalmente, “acchiappaconsensi”, ma chi ha studiato scienze politiche o simili, sa bene che la politica così semplificata non assolve il suo vero compito.

Umberto Eco diceva che “i social network hanno permesso agli idioti di avere la libertà di espressione” (dove per “idioti” intendiamo gli “analfabeti funzionali”) e se da una parte è è un aspetto totalmente democratico, dall’altra stiamo assistendo a un appiattimento dei pensieri a un unico livello.

Compito della politica è prendersi in carico l’ignoranza del popolo e cercare di curarla attraverso l’istruzione e le attività sociali.

Per permettere che la comunicazione tramite social network sia propedeutica al benessere sociale, occorre riconoscere i controlimiti interni allo stesso concetto di democrazia e libertà: io sono libera di autodeterminare me stessa e di ricercare la mia felicità ma senza far del male agli altri, senza denigrarli, perchè libertà non è dire qualsiasi cosa.

Sui social network c’è un uso improprio della libertà e, purtroppo, non disponiamo di un organismo di controllo che filtri efficientemente tutti gli interventi.

Ho letto dell’aggettivo “pericolosa” che ti sei guadagnata con il consigliere della Lega Umberto Bosco in occasione della sua raccolta firme sulla chiusura delle moschee.

Tu che sulla tua pelle vivi questa incapacità di conciliare una convivenza “multicolore” e respiri questa forte ventata razzista, cosa pensi?
Sembra strano che proprio l’Italia, da sempre luogo di diversi incontri culturali, sia abbracciata da questa ventata di razzismo.
In ogni regione italiana abbiamo l’eredità lasciataci dagli austro-ungarici, i greci, gli spagnoli; persino i vari dialetti sono il risultato delle diverse influenze straniere…
Antropologicamente, la cultura è legata al concetto di sopravvivenza. Aristotele diceva che “siamo animali sociali” e, in quanto tali, produciamo cultura, ossia creiamo concetti per la nostra sopravvivenza.
In quest’ottica è chiaro che non può esistere una cultura meglio dell’altra, perchè ogni cultura nel momento in cui nasce, lo fa per rispondere a delle precise circostanze ed è in continuo mutamento: tutto influenza la cultura, persino il clima!
Una lotta tra culture è un controsenso sul nascere! Oggi si parla di “cucina fusion”, ad esempio: nella via di casa tua puoi sentire odori contaminati da culture “altre”! Le influenze culturali fanno bene alla nostra sopravvivenza!
Lo scontro arriva quando una cultura vuole prevalere sulle altre.
Io appartengo a quella che comunemente definiscono la “seconda generazione” ma che a me piace chiamare la “nuova generazione”, quella del presente e anche del futuro (perchè non siamo secondi a nessuno!), quella cresciuta all’interno della diversità culturale e per necessità cosmopolita.
Non voglio far parte di una categoria-ombra: noi siamo quella generazione che vive delle differenze e di queste differenze ne fa virtù, quelli che sono al 100% italiani pur essendo influenzati da background migratori.
Io agisco sempre in funzione della mia italianità, penso e parlo italiano, dico che sono tunisina ma allo stesso tempo mi si apre il cuore quando dico di essere italiana: si respira arte in Italia, c’è il cibo buono in Italia, c’è quella comunicazione non verbale del gesticolare che adoro dell’Italia…eppure sono anche tunisina e musulmana! Dov’è l’ossimoro?
Sono state fatte tante battaglie in passato per acquisire lo stato di diritto democratico, non possiamo far vacillare questi ideali proprio adesso, tornando a parlare di discriminazione!
Mi spiace vedere una politica che non fa politica, vedere che non c’è più una visione unitaria volta al benessere collettivo, più che partiti politici sembrano tifoserie in cui ognuno pernsa alla propria sistemazione nell’immediato presente.
Io professo le mie parole e prima che a Salvini mi auguro che arrivino alla società civile. Non mi stancherò mai di urlare che sono come tutti voi italiani bianchi nati da italiani bianchi, 5 milioni di persone in Italia sono come voi, un milione di giovani minori che non hanno ancora la cittadinanza italiana sono come voi!

Tu da dove partiresti? Quali sarebbero i passi per una pacifica vita libera da xenofobia?

Il cambiamento viene sempre dal basso, è per questo che io credo molto nel dialogo all’interno della società civile. L’espressione “L’UNIONE FA LA FORZA”  l’ho imparata in Italia e ci credo molto!
Uniamoci per un’autodeterminazione e una felicità collettiva! Se ci abituiamo a sentir parlare di un Mohamed molto valido, presto non ci spaventerà l’arrivo di un Chang in famiglia!
L’istruzione di una popolazione è direttamente proporzionata al buon governo di quella Nazione, pertanto, se la politica continua a fare tagli all’istruzione, è normale avere degli analfabeti funzionali.
Bisogna invece implementare la comunicazione non formale, soprattutto nelle scuole e soprattutto operata dai giovani per i giovani, molto più intelligenti in quanto non troppo contaminati dalle sovrastrutture sociali: organizzare workshop, attività culturali, occasioni di dialogo e confronto funzionano molto in questo senso.
Dobbiamo innanzitutto capire che tutti possono parlare ma con buonsenso, non dimenticando di essere all’interno di una comunità che per necessità è fatta di diversità culturali.
La migrazione è un fenomeno che abbiamo imparato a conoscere e mentre in Italia siamo alla terza generazione, abbiamo un’Inghilterra alla quinta generazione: cerchiamo di imparare dalla storia degli altri Paesi emulando gli aspetti positivi e non imitando i negativi!
La chiusura delle mense, il censimento rom e la chiusura delle moschee di certo sono controproducenti per tutti!
Laddove un Paese funziona bene gli individui possono essere felici e autodeterminarsi.

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