Marco Minniti scende in campo per la Segreteria del Partito Democratico

di Federico Bodo –

Marco Minniti è finalmente ufficialmente candidato alla segreteria del PD. I suoi cavalli di battaglia sono Libertà e Sicurezza, declinati in un libro propedeutico alla sua candidatura al vertice del Partito Democratico, tipici valori della sinistra italiana.

La famiglia, dichiara Marco, ha fatto un po’ di resistenza a questa sua decisione, ma è un fattore di servizio dice lui, glielo chiedono i sindaci del Partito Democratico. Sì perché pare che 551 sindaci italiani eletti tra le file del PD abbiano sottoscritto un documento in cui a gran voce chiedono a Marco Minniti di scendere in campo e correre verso la segreteria. E Marco, che fino ad ora mai avrebbe pensato di fare un passo del genere, dopo una vita di servizio, e mesi di inconsapevole campagna elettorale dopo l’infausto 4 marzo, ancora una volta decide di mettersi al servizio della sinistra italiana.

Il Partito Democratico non deve cambiare nome, secondo Marco, ma deve cambiare i contenuti, dev’essere rivoltato come un calzino, in qualche modo scendendo dal piedistallo aristocratico su cui è salito nel corso degli anni e tornando ad ascoltare le emozioni della gente, rabbia e paura su tutte. Così si sconfigge il nazional-populismo che governa in Italia, secondo Marco. Sullo stesso ragionamento Marco Minniti ha costruito il suo ruolo di Ministro dell’Interno dal 2016 al 2018: le persone hanno paura del diverso, dell’immigrato, e sono arrabbiate perché quel diverso è accolto in Italia in attesa di essere giudicato meritevole o meno di ricevere protezione internazionale. Così, ascoltando paura e rabbia del popolo e in nome di esso il Ministro Minniti ha fatto in modo che quei diversi non partissero più, ma morissero in Libia.

Chi non vorrebbe Marco Minniti alla guida del maggior partito di centro-sinistra del nostro Paese?

Ecco, tralasciando l’ironia ora, la vera paura sta nella contorta incoerenza di ciò che tra le righe è descritto qui sopra.

Sicurezza e Libertà, per chi non lo sapesse, sono storicamente tra i valori fondanti della destra italiana.

Una candidatura di servizio non si costruisce in mesi e mesi di campagna per tutta l’Italia per poi tentare di far credere di essere stato spinto dai Sindaci del PD a candidarsi nonostante le resistenze in famiglia.

Se il PD dev’essere rivoltato come un calzino, pare che debba cambiare anche i propri valori di base, passando sempre di più dal rosso al nero.

Se il PD deve scendere dal piedistallo e tornare ad ascoltare le emozioni della gente, del popolo, il PD è in ritardo: lo hanno già fatto Movimento 5 Stelle e Lega. Forse dobbiamo cominciare a smettere di pensare che il nazional-populismo oggi si sconfigga con il nazional-populismo che gli italiani vogliono evidentemente.

La sinistra italiana, con tutte le sue correnti, dovrebbe cautelarsi dall’avere al proprio vertice chi oggi viene ringraziato per le sue politiche sull’immigrazione dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il vintage è passato di moda, e questa candidatura sa fin troppo di anni ’20.

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