Quando il reality è politico: da House of Cards a 1992

di Alessandro Pignatelli –

Serie tv, reality e politica: un legame sempre più solido. Le lotte di potere appassionano. Se di mezzo ci sono addirittura pezzi grossi (veri, inventati o scimmiottati) ancora di più. La tv, sempre attenta ai gusti della clientela, si è gradatamente adeguata, offrendo sempre più contenuti di questo tipo. Del resto, laddove la politica spesso pare essere un reality, perché un reality non può essere di politica?

Una delle più famose è sicuramente House of Cards, dove forse in molti sperano ci sia l’anticipazione di una donna alla Casa Bianca. Cosa che finora non è accaduta, con Hillary Clinton battuta da Donald Trump, ma che non sembra poi così lontana dall’accadere nella realtà. Ma altri titoli non vi saranno certo sconosciuti: The West Wing, Scandal, Borgen. Scandal è andata addirittura a scandagliare sotto le lenzuola di chi alla Casa Bianca fa il bello e il cattivo tempo. Alcune serie sono terminate, ma hanno fatto la storia, come appunto The West Wing (dal 2003 al 2010), l’ala ovest della residenza presidenziale, quella dove c’è l’ufficio ovale.

Veep vede sempre come protagonista una donna, vicepresidente americana, ma in questo caso siamo alla sit-com. Comica, fa ridere fino alle lacrime. Di sicuro meno comicità in State of Affair: l’analista della Cia che lavora fianco a fianco con il presidente degli Stati Uniti. Una serie che non ha riscontrato grandi consensi, anche se le potenzialità c’erano. Madame Secretary si basava invece sulla figura del segretario di Stato, che è anche mamma. E chi ricorda Una donna alla Casa Bianca?Ancora una volta (la fantasia) di avere una presenza femminile a capo dell’esercito più potente al mondo.

Borgen è il primo reality di cui parliamo e che non riguarda gli Stati Uniti. In Italia è piaciuta, è la storia del primo ministro danese (donna, ancora!). Tanto marcio sotto i piedi per quella che è anche una moglie e una madre e, un po’ inaspettatamente, premier. Boss non riguarda invece la Casa Bianca, ma è comunque legata alla politica. Un uomo, che scopre di avere una malattia neuro-degenerativa, combatte per conquistare l’Illinois dalla posizione di sindaco di Chicago. Dimenticavo Homeland: qui una donna è agente della Cia, ma i suoi dubbi sono anche quelli di chi assiste alle sue performance. Ovvero: la Casa Bianca starà prendendo la giusta decisione? Designated Survivor, l’ultima nata, fa già parlare molto di sé. Del resto, inizia con un’esplosione al Campidoglio durante il discorso sull’Unione del Presidente americano, a Camere riunite.

Vi starete domandando: e l’Italia? Beh, potremmo partire con 1992, che racconta Tangentopoli e Mani Pulite. Niccolò Ammaniti ha scritto una breve serie tv, ‘Il miracolo’, in cui si fondono religione, credenze e (non) coscienza di Stato (italiano). Ma dalle nostre parti la politica è effettivamente troppo sgangherata per meritarsi una vetrina così importante. Meglio indagare il fenomeno mafia o spostarsi sul poliziesco. Dove c’è almeno un po’ di pathos. In politica, perlomeno in Italia, si finisce (quasi) sempre a tarallucci e vino.

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