Sara Cardin: ufficiale (karateka) gentildonna.

Sara Cardin: ufficiale (karateka) gentildonna.

22 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Karateka di successo, primo caporale maggiore dell’esercito, donna intraprendente. Sara Cardin è tutto questo. Un oro e un argento mondiale. Tre ori, tre argenti, un bronzo europei. Un argento e un bronzo ai Giochi del Mediterraneo. Classe 1987, 55 kg di peso, sono i suoi numeri. «Ho iniziato quando avevo sette anni. Io ero un maschiaccio, non mi piaceva giocare con le bambole, guardavo i film di Karate Kid e Bruce Lee con mio nonno, così ho deciso di iniziare con il karate, la mamma si è rassegnata, c’era anche la palestra vicino casa – racconta l’azzurra – Non riuscivo a stare ferma, giocavo tutto il giorno in giardino con gli archi e le frecce, mi arrampicavo sugli alberi, non ero una bambina che stava tanto in casa. C’è stato un periodo che mi piaceva il calcio, ma guardando quei film mi piacevano proprio le arti marziali. Tra le varie discipline, ho scelto il karate».

Dinamica, energica e intelligente, Sara ama il movimento e la creatività che solo il combattimento può regalare: «I katà non fanno per me. A mio gusto son troppo ripetitivi, perchè comunque è codificato, lo devi fare così. Devi ripetere 100 volte gli stessi movimenti. Invece a me piace di più la situazionalità, il creare il combattimento come voglio io, non stare dentro a degli schemi – continua Sara – quando sono sul tatami penso che devo vincere e che devo fare un po’ di più di quella che ho di fronte. Cerco di rimanere in contatto con me stessa, non mi faccio prendere dalle emozioni, cerco di pensare solo al combattimento e alla ragazza davanti a me. Cerco di trovare l’aggressività, che non sia violenza, ma agonismo, cerco il silenzio quando mi riscaldo, non mi piace stare nel casino, mi piace stare in spazi silenziosi, fondamentalmente cerco di esprimermi combattendo». Anche le idee sono chiare per i prossimi obiettivi, dopo un periodo di meritata vacanza: «Ora siamo alla chiusura dell’anno, la prossima gara sarà a gennaio, a Parigi, un appuntamento di Premier League molto importante.

Sarà un anno fitto, con tante tappe che saranno valide per il ranking e cercherò di racimolare punti per quello olimpico. Ci sarà anche un europeo l’anno prossimo…tutto in vista di Tokyo 2020 – spiega la karateka – Non ho mai partecipato alle Olimpiadi. Questa è la prima Olimpiade, perchè il karate è entrato tra le discipline ufficiali, non ci arrivo da giovincella diciottenne, ma con una maturità agonistica alle spalle non indifferente, con i suoi pregi, i suoi difetti, so a che cosa vado incontro, sebbene un’Olimpiade sia completamente diversa. Allo stress ci sono abituata da tanti anni, quindi sono cosciente della fatica a cui andrò in contro. Ho un grande sogno, non mi interessa partecipare, voglio solo vincere l’oro. Non lo nascondo». Sara Cardin è anche caporale dell’Esercito Italiano ed è stata la prima atleta della Nazionale ad essere mandata sul campo: «Sono stata in Libano quest’anno per una missione internazionale. Proprio perchè io pratico arti marziali, lì c’era una missione di pace e sono partita per insegnare alle donne libanesi l’autodifesa e ai ragazzini delle scuole il karate, per comunicare quei valori di rispetto, di scambio con i compagni a livello culturale». Nello specifico il caporale ha insegnato la sua disciplina a una cinquantina di studenti degli istituti scolastici pubblici di Naquora e di Tibnin e al personale militare femminile di tutte le nazioni che operano nell’ambito del Sector Ovest di UNIFIL, nonché a favore delle associazione Akouri che si occupa del supporto alle vedove dei caduti delle Forze Armate Libanesi. Per ora la karateka veneta vede nel suo futuro solo il tatami perchè «Io vivo alla giornata. Mi butto a capofitto nelle cose perchè non voglio rammarichi. Nella mia vita mi piace molto provare cose nuove e mettermi in gioco, c’è tanto da imparare nel mondo. Una cosa che mi è piaciuta parecchio è stato commentare a Sky il karate, mi sono divertita tanto. Non nascondo anche di provare ammirazione per quello che fanno i nostri militari all’estero, quindi potrebbe essere qualcosa anche nella carriera militare. Sto tenendo tante porte aperte anche per quello che riguarda la gestione dei social, come media manager. Tendo a imparare il più possibile, dipende anche dalle prospettive e dalle occasioni.

La maternità al momento è una cosa che non sento. Fare un figlio penso che significhi veramente dedicare la propria vita a lui, sono cosciente dell’impegno. Al momento ci sono tante cose che vorrei fare e non ci penso». Sara è anche una donna, a cui piacciono le cose femminili ed è pure sposata con il Paolo, il suo allenatore: «Non è semplice. È tutto quanto raddoppiato, poiché mi è vicino come compagno e come allenatore, sia nei momenti peggiori, sia nei momenti migliori, anche le vittorie non sono solo mie, ma di tutti e due. In palestra c’è lui che mi ordina cosa devo fare e io zitta devo eseguire, questa sarebbe l’idea, poi di fatto non è così. Quando arrivo a casa, cerco di fare la moglie e i ruoli si invertono. Non è facile, a volte bisogna scindere i ruoli e il rischio è di portare il lavoro e quindi il karate a casa è alto. La cosa più intelligente da fare è ritagliarsi spazi come coppia e fare qualcosa che non abbia a che fare con il karate o condividere altre persone che non riguardino il karate, altrimenti non va bene».