Se nel biberon c’è l’Epo

di Deborah Villarboito –

Famiglia e società sportive sono, con la scuola, i luoghi dell’educazione delle nuove generazioni. Realtà che dovrebbero proteggere dai pericoli e nello stesso tempo insegnare i giusti comportamenti. Lasciamo perdere la scuola in questo caso, parliamo di famiglia e società sportive. Nell’ultimo periodo si è tornato a parlare di doping nel ciclismo. Che già di per sé sia grave, va bene, ma diventa intollerabile se chi assume le sostanze ha meno di 15 anni. Un ciclista durante un’intervista anonima a “Striscia la Notizia”, ha dichiarato che il doping è diffuso in Italia in tutte le categorie del ciclismo e nel mondo amatoriale. Controlli inesistenti e medici che somministrano ai corridori sostanze proibite, anche a bambini di 7-8 anni, sono la normalità. Poi c’è la storia di Luca, adolescente, che in un’inchiesta de “Il Giorno”, ha denunciato il padre che gli dava pasticche di “vitamine”, fino ad arrivare alla proposta delle trasfusioni per ossigenare il sangue. Due testimonianze che stappano il velo di omertà di un problema che è sempre in crescita, poiché non sono più i giovani atleti ad avere paura di perdere, ma le società e le famiglie che puntano al campione, non pensando alla salute psicofisica del bambino o ragazzo. Genitori ambiziosi, dirigenti e medici senza scrupoli favoriscono pratiche illegali. Rendono normale l’errore e la disonestà, oltre a mettere in pericolo delle vite.

Ecco, il pericolo. Non solo la somministrazione inconsapevole, che può portare danni irreparabili alla crescita, se non un cedimento fisico (chiediamoci il perchè anche del numero sempre più elevato di malori e infarti tra gli sportivi delle giovanili), ma anche l’educazione sbagliata “all’aiutino” che cresce generazioni di ragazzi insicuri delle proprie capacità: potranno avere successo solo grazie alla chimica. Comportamenti, specchio di genitori e addetti ai lavori che andrebbero radiati dallo sport, dalla educazione e dalla vita dei loro stessi figli. Senza scrupoli nel voler cercare per forza il campione da sfruttare per fare soldi, dimenticando i veri valori dello sport e che nella vita si deve imparare a lottare, allenandosi, e a perdere, per scoprire poi cosa vuol dire vincere davvero. Perchè da una sconfitta ci si rialza, dall’infamia del doping, no.

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