Ti offendo perchè ti amo

di Michela trada

Il 25 novembre si celebrerà la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne; sulle pagine del nostro giornale ne abbiamo ampiamente parlato nello scorso numero, ma mi premeva porre l’attenzione anche oggi, giovedì 22 novembre, su un argomento che, troppo spesso, passa in cavalleria: quello della violenza psicologica subita al femminile.

Sì, perché le parole, molte volte, sanno ferire più di una lama affilata. “Fammi vedere a chi stai scrivendo”; “Le tue amiche son tutte delle stupide non vedi come ti trattano?”; “Non sei capace a fare nulla”; “Ma quanto hai speso, possibile che senza di me tu non sia in grado di fare niente?”; “Ti sembra il caso di andare in giro vestita in questo modo?”: “Ti ho visto come ti guardava… Sei sempre la solita!”. “Una brava madre non esce alla sera”. Alcune settimane fa scrissi questo post su Facebook: “La violenza dell’anima non lascia ponfi viola sulla pelle; la violenza dell’anima corrode poco a poco. Si nutre dei tessuti vitali, quelli interni. Colmare quei vuoti è una battaglia: è faticoso, prosciuga, lacera. Le due violenze, però, hanno una cosa in comune: la paura. Il giogo mentale si protrae e riecheggia puntualmente come un diapason in un oggetto, in un gesto, in un ricordo.

Sul terrore c’è chi, in fondo, ha costruito degli imperi”. Ritengo non ci sia nulla di più vero. I dolori del cuore e del proprio io fanno ammalare; la puoi chiamare depressione, apatia. Di queste patologie si può morire, anche se in troppi pensano di curarle “semplicemente” a suon di psicofarmaci e di sedute psichiatriche. “Ma io lo faccio per il tuo bene”; “Dico queste cose perché ti amo”; “Con tutto quello che faccio per te mi ringrazi così”. L’amore non è schiavitù, l’amore è libertà e non c’è parità dei sessi più vera di quella che porta all’eliminazione di ogni giogo alla caviglia.

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