Anche i supereroi si ammalano. E combattono

Anche i supereroi si ammalano. E combattono

26 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

Oggi parliamo di supereroi. O meglio, di coloro che noi consideriamo tali. Ma anche amici perché una o due volte alla settimana li vediamo (o li vedevamo) correre dietro a una palla. L’occasione arriva da Gianluca Vialli, ex campione della Juventus e prima della Sampdoria, oltre che della Nazionale italiana di calcio. Ha rivelato al ‘Corriere della Sera’ di aver combattuto nell’ultimo anno contro l’avversario peggiore di tutti quelli affrontati sul campo verde: il cancro. Una parola che anche oggi, nonostante si siano fatti enormi passi avanti nella ricerca e nella cura, fa sempre tanta paura.

Gianluca Vialli ha avuto un tumore. Pare averlo sconfitto ma, come chiunque l’abbia avuto almeno una volta nella vita, sa che non è detta l’ultima parola. Un supereroe, dunque, l’uomo che con la maglia della Juventus sollevò al cielo la Champions League di Roma. Che però ha trovato la sua criptonite: “Giravo con un maglione sotto la camicia perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano. Poi ho deciso di raccontare la mia storia e metterla nel libro”. Dodici mesi passati lontani dalla mondanità e dalla vita pubblica, ma tra gli affetti più cari e gli amici più stretti: “Ora sto bene, anzi molto bene. Sono tornato ad avere un fisico bestiale. Ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita. Spero che la mia storia possa servire a ispirare le persone che si trovano all’incrocio determinante della vita”.

Gianluca Vialli in campo non mollava mai. Fuori dal campo, sta facendo la stessa cosa: “Prima l’intervento, poi otto mesi di chemioterapia e sei settimane di radioterapia”. Questo l’allenamento particolare a cui si è dovuto sottoporre il bomber che anche in Inghilterra, al Chelsea, ricordano con particolare affetto.

Se dal cancro ci spostiamo alla depressione, scopriamo che anche in questo caso il mondo del calcio non ne è affatto immune. Come a dire che puoi essere quasi un dio in terra, avere i soldi, le macchine più costose del mondo, le donne ai tuoi piedi, ma sei umano. Gigi Buffon rivelò di esserne stato vittima per un periodo della sua vita, ora è la volta di Andres Iniesta, da molti considerato il miglior centrocampista al mondo degli ultimi 10 – 15 anni. Una malattia infida la depressione, arriva in silenzio e quando è troppo tardi ci sei dentro: “Successe dopo il triplete con il Barcellona, nell’anno di avvicinamento al Mondiale che la Spagna avrebbe conquistato. In una situazione del genere non provi niente, non riesci a sentire le cose. Non vedevo l’ora che arrivasse la notte per prendere una pasticca e riposarmi. La depressione è terribile, quando ce l’hai non sei te stesso. E quando sei così vulnerabile, è complicato controllare la tua vita”.

Si vince, si perde? Ai campioni del calcio succede settimanalmente. Sanno che dopo un ko devono rialzarsi, anche se non è facile. Due esempi, Vialli e Iniesta, per dimostrare che si può vincere. Non sempre, è vero. Ma uscendo dal campo devi essere consapevole di aver dato tutto. Vale per i supereroi, vale per noi esseri umani normali che ci troviamo spesso a dover combattere contro gravi malattie. A volte sono più forti di noi, è vero, ma quanto conta anche il modo in cui si affrontano? Tu non puoi sapere come andrà a finire, se segnerai ma all’ultimo minuto subirai la beffa del sorpasso da parte dell’avversario. Quello che puoi fare è non restare seduto sul prato verde troppo a lungo. Devi rialzarti, lo devi a te stesso e a chi ti sta vicino. Chi – da supereroe – decide di aprire il suo cuore per raccontare brutte esperienze, vuol far passare questo messaggio per chi lo ha sempre visto come inarrivabile, in perfetta forma fisica, invidiabile. La vita, come la morte, è una livella. Non guarda in faccia al successo e al conto in banca. Ma viverla ogni giorno combattendo aiuta a somigliare un pochino anche a quelli che noi consideriamo i nostri eroi. Perfetti e senza macchia. Con l’unico problema da affrontare se andare in discoteca dopo aver vinto o a casa dalla propria bellissima donna-modella per farsi consolare dopo una sconfitta. Non è così. Per tutti resta la fragilità umana. Bella e complicata.

di Alessandro Pignatelli