Quelle scarpette rosse rubate davanti al carcere minorile non bastano a rubare la dignità

Quelle scarpette rosse rubate davanti al carcere minorile non bastano a rubare la dignità

28 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

Erano davanti all’ingresso del carcere femminile di Pontremoli. Naturalmente rosse. A ricordare la Giornata contro la violenza sulle donne. Poi qualcuno le ha rubate. Per necessità o per sfregio. Chi ha compiuto il gesto, ha voluto dimostrare ancora una volta che, se vuole, può fare del male? Quelle scarpe rosse erano il simbolo della lotta al femminicidio, non erano solo una ‘merce’ da arraffare. Le ospiti dell’Istituto penale femminile per minorenni ha deciso però di non arrendersi e di proseguire, da dietro le sbarre, la lotta per la parità di genere.

Le scarpette rosse erano un qualcosa in più rispetto al rossetto sulla guancia che in molti e molte hanno deciso di mettersi per ricordare appunto che si lotta contro le violenze di genere. Era la voce di chi sta dietro le sbarre e difficilmente viene ascoltato. Evidentemente sordo il ladro che se l’è portate via. O forse fin troppo attento ad ‘ascoltare’. Attorno al simbolo erano state messe anche delle scritte: “Chi ti picchia non ti ama. Chi ti ama ti rispetta”. Insomma, era impossibile non accorgersi che quell’installazione non erano scarpe dimenticate da qualcuna, ma un segnale di denuncia, di lotta, di paura anche.

Come detto, il carcere di Pontremoli non si arrende, però. All’interno, infatti, proseguono le attività di sensibilizzazione sull’argomento. Che poi è qualcosa pure di più importante di un simbolo per un solo giorno all’anno. Quella della prevaricazione contro le donne è una guerra che bisogna combattere ogni giorno. Le attività vengono gestite dall’Associazione culturale ‘La Poltrona Rossa’, che ha intrapreso un vero e proprio lavoro con le ragazze della struttura. È stata fatta prima una parte teorica, condita dai numeri, per far capire quanto grave sia il fenomeno. Poi si è passati a un lavoro di pittura, che ha permesso alle detenute di realizzare numerose scarpe rosse: sneakers, pantofole, scarpe, con il tacco.

Un lavoro che tocca la sensibilità di ognuna. Un lavoro che va molto al di là del gesto ignobile del ladro (o della ladra) di scarpe. Perché, appunto, lui (o lei) può aver portato via un simbolo, un’idea – magari credendo così di affossarne tante altre – ma loro ne hanno colorato e disegnato tante altre perché è così che si combatte una battaglia, unendosi. Denunciando. Anche da dietro le sbarre che la barbarie non può continuare. Il ladruncolo da quattro soldi può aver agito anche per dare un avvertimento, ma alla fine il suo messaggio gli si è ritorto contro perché, le ragazze del carcere minorile di Pontremoli si sono impegnate ancora di più dopo il furto. Dando un limpido esempio a chi in famiglia o fuori dalla famiglia, spesso per paura o vergogna, si ferma paralizzata dalla brutalità del maschio. Non dice nulla, subisce e sta zitta. Ma se ti portano via una paio di scarpette rosse, l’importante è che tu ti tenga la tua dignità. Cambiando vita. Prendendo scelte drastiche, anche sapendo che il pericolo può non essere scacciato scappando e denunciando. Ma è un primo passo.

di Alessandro Pignatelli