Aquarius e i danni dell’inchiesta giudiziaria

Aquarius e i danni dell’inchiesta giudiziaria

29 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Una settimana fa il gip di Catania Carlo Cannella, su richiesta del procuratore Carmelo Zuccaro, ha ordinato il sequestro della nave Aquarius di Medici Senza Frontiere e SOS Mediterranée . L’indagine riguarda presunte irregolarità nello smaltimento dei rifiuti di bordo, con particolare riferimento ai vestiti usati dei migranti, agli scarti alimentari e ai rifiuti medici.

L’accusa, però, non si è limitata ad incriminare la ONG per non aver seguito le procedure corrette, ma persegue l’idea di un’attività criminale finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Il procuratore di Catania sostiene anche questo traffico sia avvenuto a fine di lucro, in quanto il costo per lo smaltimento dei rifiuti sanitari è più alto di quello per i rifiuti speciali e avrebbe fatto risparmiare a Medici Senza Frontiere e a SOS Mediterranée circa 460.000 euro. L’intera questione avrebbe comportato una situazione di pericolo per i cittadini dei porti in cui sono state ormeggiate le navi della ONG, trattandosi di rifiuti ad alto rischio infettivo: “Scabbia, tubercolosi, meningite, HIV, questo il variegato elenco di malattie infettive portate dai migranti soccorsi dalla Aquarius che non avrebbe smaltito come rifiuti pericolosi gli indumenti dismessi e i materiali utilizzati a bordo per il primo soccorso delle persone”, si legge nel comunicato della Procura di Catania.

L’indagine sembra seguire il filo che, dal 2016, ha avuto come diretta conseguenza la progressiva sparizione delle ONG sulla rotta del Mediterraneo Centrale, considerata dall’UNHCR come “la più pericolosa del mondo”, e in cui a causa delle politiche di chiusura dei governi italiani negli ultimi due anni e del blocco dei soccorsi, i numeri dei morti hanno raggiunto cifre vertiginose.

Il procuratore Zuccaro, in particolare, ha indagato più volte sull’attività delle ONG, senza mai raggiungere nessun risultato ad esclusione, se vogliamo considerarlo tale, di molto clamore mediatico. Nel 2017 la procura di Catania, a seguito di un’indagine conoscitiva sull’attività di soccorso nel canale di Sicilia, aveva dichiarato: “Vogliamo capire chi c’è dietro tutte queste organizzazioni umanitarie che sono proliferate in questi ultimi anni, da dove vengono tutti questi soldi che hanno a disposizione e soprattutto che gioco fanno”.

Il riferimento è chiaramente alle conclusioni del report sulla presunta collusione tra operatori umanitari e trafficanti prodotto dal think thank di estrema destra Gefira e poi ripreso anche da alte cariche istituzionali che hanno definito le ONG “furbette” (Matteo Renzi) e “taxi del mare” (Luigi di Maio).

A seguito dell’ennesima accusa la reazione di Medici Senza Frontiere non si è fatta attendere.

“Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini ora veniamo accusati di far parte di un’organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti. È l’estremo inquietante e strumentale tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare”, ha dichiarato la responsabile delle emergenze per MSF Karline Klejer in un comunicato datato 20 Novembre. Parole riprese poi dal direttore generale della ONG in conferenza stampa: “Siamo in mare dalla primavera del 2015, in questi tre anni le nostre cinque navi hanno portato soccorso a 80 mila persone. Sappiamo che il momento dello sbarco è particolare, tra i più controllati dalle forze dell’ordine”, sono le parole di Gabriele Eminente, ”È assurdo dunque immaginare un traffico illegale di rifiuti, sotto gli occhi delle autorità, che per oltre 200 volte sono salite a bordo delle nostre navi”.

Le reazioni del Governo, di fronte a queste accuse, sono state più che prevedibili “Ho fatto bene a bloccare le navi delle Ong, ho fermato non solo il traffico di immigrati ma da quanto emerge anche quello di rifiuti. #portichiusi.”, ha twittato il Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Le sue parole sono state poi riprese da diversi quotidiani, che hanno colto al volo l’occasione di gridare all’emergenza sanitaria, seguendo una pista che ha fatto la fortuna di chi sulla campagna di criminalizzazione delle ONG ha costruito la sua ascesa politica. Così nel già nel 2014 Beppe Grillo tuonava contro il ritorno della tubercolosi in Italia, malattia a suo dire trasmessa dai migranti. In tempi più recenti è stato Matteo Salvini ad accusare le ONG di salvare persone malate che avrebbero potuto mettere a rischio la salute degli italiani. Una sinergia in tempi non sospetti, insomma, che riprendeva tesi da tempo confutate dalle autorità sanitarie.

Il Ministero della Salute e l’Istituto superiore di Sanità hanno più volte evidenziato come l’HIV e la tubercolosi non si possano trasmettere attraverso il contatto con gli indumenti e il contatto fisico.

Sull’inconsistenza dell’indagine fanno testo le parole dell’Alto Commissariato ONU per i diritti umani, che esprime preoccupazione: “Per le continue campagne diffamatorie contro le organizzazioni della società civile impegnate in operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, così come la criminalizzazione del lavoro dei difensori dei diritti dei migranti”.

Se anche questa volta il caso sarà archiviato lo stesso non potrà dirsi delle reazioni provocate dalla notizia. Indipendentemente dai risultati dell’inchiesta giudiziaria, difatti, numerose fake-news sono già entrate in circolo. Dopo due anni di criminalizzazione è ormai evidente che gli anticorpi degli italiani siano indeboliti rispetto a questo tipo di notizie. Ancora una volta l’unica cosa che sarà incubata sarà la percezione di un problema inesistente, mentre in mare si continua a morire per l’unica emergenza vera: quella umanitaria.