Assalto alla libertà di stampa. Il caso della giornalista maltese assassinata

Assalto alla libertà di stampa. Il caso della giornalista maltese assassinata

29 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –
“Come è possibile che gli sviluppi dell’indagine sul più importante omicidio del Paese non siano comunicati in una maniera appropriata? Forse perché non ce ne sono? Vorrei che la polizia confermasse o smentisse le indiscrezioni e smettesse di giocare con il pubblico”, sono queste le parole di Mattew Caruana Galizia, figlio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, a seguito delle indiscrezioni pubblicate dal quotidiano Times of Malta. Secondo il giornale gli investigatori avrebbero attribuito un nome ad alcuni dei mandanti dell’omicidio della giornalista. Si tratta di tre cittadini maltesi che avrebbero pagato i fratelli Alfred e George De Giorgio, e Vincent Muscat, oggi in prigione, per uccidere con un’autobomba la giornalista.

Daphne Caruana Galizia è stata una giornalista investigativa nota per aver seguito l’inchiesta internazionale sui “Malta files”, secondo la quale l’isola sarebbe diventata un paradiso fiscale all’interno dell’Unione Europea. I suoi articoli hanno colpito parte dell’establishment maltese: l’attuale premier Muscat; Simon Busuttil del Partito Nazionalista; Konrad Mizzi e Keith Schembri, rispettivamente capo staff di Muscat e ministro dell’Energia e della Salute, coinvolti nell’inchiesta “Panama Papers”.

Spesso zittita dalle autorità che non hanno mai voluto offrirle protezione, la giornalista pubblicava soprattutto sul suo blog “Running Commentary”. Il suo ultimo pezzo, pubblicato pochi minuti prima di aprire la portiera dell’autobomba, si chiudeva con un appello disperato: “Ci sono criminali ovunque io guardi. La situazione è disperata”.

Louis Galea, membro della Corte dei conti europea dal 2010 al 2016 ed ex ministro per gli Affari Interni e la Sicurezza Nazionale di Malta in un’intervista al Times of Malta si è chiesto se l’omicidio “È stato solo il fallimento di uno stato o un segnale ben preciso indirizzato ai giornalisti che si occupano di questioni scottanti?”. Le indagini stesse non hanno mai convinto gli osservatori internazionali, che hanno più volte richiamato la magistratura e il governo maltesi sulle loro responsabilità.

Il compito di indagare era stato affidato alla giudice Consuelo Scerri Herrera che, a seguito delle proteste della famiglia e di alcuni esponenti della società civile, si è vista costretta a rinunciare in quanto titolare di diversi processi intentati contro la Galizia per il suo lavoro.

The Daphne Project, un consorzio lanciato da 18 testate internazionali per riprendere le inchieste della giornalista assassinata, sostiene che le indiscrezioni pubblicate dal Times of Malta siano una pista falsa creata ad hoc dall’esecutivo per sviare l’attenzione dal caso 17 Black. L’inchiesta, su cui stava indagando la giornalista prima di essere assassinata, documenterebbe la bonifica di 2 milioni di euro sui conti correnti di società off shore panamensi riconducibili al ministro dell’interno Konrad Mizzi e il capo di Gabinetto del Governo Keith Schembr.

Le connessioni tra il mondo politico e quello criminale portate alla luce da Daphne Caruana Galizia nelle sue inchieste sono forti e rappresentano, probabilmente, uno dei motivi alla base della lentezza nelle indagini.

Quello che legittimamente si domanda chi prosegue il lavoro della giornalista assassinata, i familiari e le organizzazioni internazionali che chiedono verità è: possono le istituzioni messe sotto accusa dalle inchieste di Daphne Caruana Galizia svolgere un’indagine indipendente su un assassinio di cui sono in parte responsabili?