I coreani attraverso gli occhi di Itae Park: “non smetteremo mai di sperare nella pace”

I coreani attraverso gli occhi di Itae Park: “non smetteremo mai di sperare nella pace”

29 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Sapete da che cosa potete distinguere un coreano del Nord da quello del Sud? Non dagli occhi, che hanno visto per quasi 70 anni divisioni e contrapposizioni. Non dagli interessi, condividono sport nazionali, cultura e lingua. Non perchè c’è chi ha vinto o chi ha perso, entrambi sono stati vittima della Guerra Fredda e di un militarismo forzato. Si distinguerebbero per la volontà di pace? No, sempre unica è quella: la speranza rimane viva. Il dottor Itae Park è stato il primo coreano nato in Italia e oggi è Consigliere Speciale del Comitato per la Riunificazione: «Nella comunità coreana abbiamo un Comitato di rappresentanti che ogni due anni ricevono un mandato, su nomina presidenziale, del presidente della Repubblica Coreana e su segnalazione dell’ambasciata coreana – spiega Park – Siamo alla diciottesima edizione, quindi sono 36 anni, che persone coreane ricevono questo mandato. In poche parole tutte le persone importanti per la comunità coreana, ne hanno fatto parte. Sono anche socio fondatore dell’associazione nuove generazioni italo-coreane». Il Comitato è un punto di riferimento della comunità: «Quello che facciamo è un discorso di sensibilizzazione, perchè il Comitato è nato per fare questo con le nuove generazioni che nascono qui, perchè non conoscono la storia coreana, non sanno bene la situazione.

Si è iniziato con me un discorso più ampio, di mandare questo messaggio anche agli Italiani. Il discorso di pace non sappiamo quando possa avvenire, anche perchè non è solo bilaterale tra Corea del Sud e Corea del Nord». L’aria di distensione, che rende sempre più vicina l’ipotesi pace, fa ben sperare la comunità coreana: «Ultimamente i rapporti sono migliorati anche attraverso l’operato di Moon e con altri segnali, come l’incontro molto bello tra il presidente degli Stati Uniti Trump e il maresciallo Kim della Corea del Nord a Singapore. Sembra che i rapporti stiano migliorando – continua Park – ci sono stati tanti avvenimenti, molto importanti come le Olimpiadi invernali di Pyeongchang. Ce la stiamo mettendo tutta, ci sono tanti strumenti, tanti elementi che possono aiutare la pace. Anche se alla fine sono altri i fattori determinanti perchè purtroppo, c’è sempre il discorso di politica, di potere, per cui alla fine non sappiamo poi quali sono gli effetti determinanti che decidono il finale. In questo momento però i rapporti sembrano buoni, sono migliorati e ci sono scambi continui. Siamo positivi, ma dobbiamo parlarne sempre molto cautamente perchè in passato abbiamo avuto miglioramenti e poi altre chiusure.

Sappiamo bene che la Corea del Nord ha una situazione molto delicata internamente. A livello politico, i Paesi importanti, teoricamente, non avrebbero tutto questo vantaggio nel vedere le due Coree unite a livello economico, politico, etc. Sia per la Russia, sia per la Cina avere una Corea unita lì vicino ai loro confini…poi dipende anche in che contesto. Se nel caso ci fosse la riappacificazione, bisogna vedere a quali condizioni. C’è ancora tantissimo lavoro da fare, però se il buon giorno si vede dal mattino, allora il futuro è promettente». Ma cosa accadrebbe in caso di riunificazione? Ovviamente ci sono equilibri delicati in ballo e si possono solo fare ipotesi: «Ci sarebbero tantissime situazioni, molto complicate. A livello economico il Giappone lì a fianco non sarebbe tanto contento. La Corea del Sud ha molta tecnologia ma pecca in risorse minerarie, la Corea del Nord invece abbonda di tante risorse naturali. All’inizio sarebbe un Paese con tante divisioni e differenze tra le due parti, un po’ come la Germania all’inizio degli anni ’90. Con il tempo però, appianando queste differenze, diventerebbe sicuramente a livello economico una potenza mondiale. Quindi non so se la Cina, il Giappone, la Russia, ma anche gli stessi Stati Uniti, che vendono molte cose, anche armamenti, possano essere favorevoli a questa pace finale.

Noi lo speriamo a prescindere, abbiamo tanta speranza in un mondo migliore. Il fatto stesso di quando abbiamo visto insieme la Corea del Nord e la Corea del Sud stringersi la mano ci ha più che emozionati. A prescindere se uno è coreano o no. Ho incontrato molti amici italiani che mi hanno confidato proprio che si sono commossi nel vederli insieme dopo anni di astio e tensioni. Quindi il sogno che si avvera nella realtà sarebbe molto bello, ma bisognerebbe avere la sfera di cristallo per capire esattamente cosa potrà succedere». Inoltre l’Ambasciatore coreano in Italia S.E. Choi, Jong-Hyun e l’Ambasciatore coreano presso la Santa Sede S.E. Lee, Baek Man stanno lavorando per organizzare una visita di Papa Francesco in Corea del Nord, poichè è uno dei maggiori promotori della pace. Volontà che il Santo Padre aveva manifestato pubblicamente anche durante l’incontro con il Presidente sudcoreano Moon. La popolazione quindi aspetta e spera nella pace. Ma c’è da precisare che le diverse generazioni di coreani vivono la questione in maniera differente: «La Corea si divide in varie generazioni. Quelle più adulte logicamente sperano sempre, perchè molti di loro hanno ancora dei parenti nel Nord o nel Sud, quindi è una speranza viva. Le nuove generazioni, sono incuriosite capiscono forse l’entità di una vera pace. Avere la pace tra le due Coree e la riunificazione, vorrebbe dire un mondo e una vita più sereni, specialmente in Corea. Qualche anno fa ho avuto la fortuna di visitare la zona demilitarizzata al confine e fa molta impressione vedere il filo spinato, i soldati…pensare che viviamo in un mondo tecnologico, diverso da 70 anni fa, eppure ci sono ancora punti nel mondo dove può scoppiare una guerra da un momento all’altro. Io penso che non avendo più questo pericolo, sicuramente si potrà costruire la pace».

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