Il Libano si presenta più diviso che mai al 75° anniversario dell’indipendenza

Il Libano si presenta più diviso che mai al 75° anniversario dell’indipendenza

29 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

“Tra la Siria e Israele ci sono i monti dell’Iran”. Non si tratta di un’inesattezza geografica, quanto di un modo per esprimere la complicata situazione geopolitica mediorientale e, in particolare, lo scontro di Tel Aviv con uno dei suoi nemici di sempre: l’Iran degli ayatollah. I monti sono le alture del Golan, strappate da Israele alla Siria durante la Guerra dei sei giorni del 1967, de iure appartenenti alla Siria, ma de facto militarmente occupati.

La zona montuosa contesa confina in parte con il Libano, che il 22 Novembre ha celebrato l’anniversario dell’indipendenza. Anche qui, parlare di vera e propria indipendenza è un azzardo: non per niente il terzo contendente delle alture del Golan, nel nostro proverbio, è l’Iran.

Il Paese dei cedri, da sempre crocevia delle tensioni mediorientali, è arrivato al 75° anniversario dell’indipendenza sotto l’ombra della mancanza di un esecutivo, la cui formazione è ostaggio di rivendicazioni e prove di forza sul piano nazionale e internazionale, con il coinvolgimento di Iran e Arabia Saudita.

Il 6 maggio scorso i libanesi sono tornati alle urne per esprimere il proprio voto alle elezioni parlamentari. Ad ottenere la maggioranza dei seggi è stata la coalizione di Hezbollah, mentre è calato il numero di parlamentari del gruppo del primo ministro sunnita Saad Hariri.

Hezbollah, un’organizzazione politica e militare sciita, può contare anche sul sostegno di altri piccoli partiti come il Maronite Christian Marada party, il Syrian Socialist Nationalist Party e il Baath Party, nonché sull’appoggio di forti personalità indipendenti come Jamil al-Sayyed, il generale sciita amico del presidente siriano Bashar al-Asad. In totale si parla di 70 seggi per, o direttamente collegati a, Hezbollah.

Ad opporsi a questa coalizione ci sono il Future Moviment, guidato dal primo ministro Hariri, e il Lebanese Forces del cristiano maronita Samir Geage. Entrambi hanno criticato fortemente l’intervento di Hezbollah in Siria e ne hanno chiesto a gran voce il disarmo.

Un Parlamento così polarizzato è chiamato a superare le numerose sfide che attendono il Paese: dalle difficoltà economiche alla crisi-immigrazione; dalla crescente povertà al problema della disoccupazione che colpisce soprattutto i giovani. In Libano l’emergenza migratoria è reale e non frutto di propaganda elettorale, non a caso l’UNHCR parla di oltre 2 milioni di profughi e la Chiesa maronita denuncia da anni una situazione di crisi umanitaria.

Il presidente maronita Michel Aoun, nel porre la corona ai piedi della statua del Milite ignoto, ha sottolineato come il Paese non possa più permettersi di prolungare una situazione che dura ormai da più di sette mesi.

Il suo appello era chiaramente rivolto ai protagonisti principali dello stallo: i sei deputati pro-Siria, sostenuti da Hezbollah, che ambiscono ad ottenere un ministero e il premier Saad Hariri, determinato a non concedere ulteriore spazio al movimento filoiraniano e filosiriano.

Nel frattempo, mentre le forze armate sfilavano di fronte alla tribuna delle autorità, i cittadini di Beirut hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro lo stallo politico.

Il panorama politico, in Libano, si regge sull’equilibrio tra le tre anime del Paese: quella cristiano-maronita, quella sunnita e quella sciita. In un momento storico in cui il Medio Oriente è in fiamme e le ambizioni geopolitiche dei tre grandi attori della regione, Iran, Israele e Arabia Saudita, si scontrano in una serie di proxy-war, la perdita dell’equilibrio politico in Libano potrebbe portare ad un esacerbarsi della crisi. In questo senso il post pubblicato sui profili social dell’esercito israeliano per felicitarsi in occasione dell’indipendenza appare più come una dimostrazione muscolare che come un augurio sincero: “Felice Giorno dell’Indipendenza”, augura l’Israeli Defence Force, “Ai cittadini del Libano, i nostri vicini del nord! Speriamo che possiate presto essere liberi dall’imperialismo iraniano e dal terrorismo di Hezbollah”.