Il potere dell’economia collaborativa: 15 anni di Bni Italia

Il potere dell’economia collaborativa: 15 anni di Bni Italia

29 Novembre 2018 0 Di il cosmo

di Sabrina Falanga

Certe esperienze sembra vogliano nascere per caso, poi si trasformano in destino. Alcune, poi, hanno tutta la faccia di essere delle vere e proprie scommesse, con tutti i rischi del caso, ma ben presto mostrano tutta la loro natura di scelte che non desideravano solo qualcuno che le facesse nascere. Accanto, ancora, ci sono tutte quelle idee che non trovano grandi supporti se non in chi le mette in pratica: e, a dispetto dei sabotatori, si rivelano puntualmente giuste.
Anche di Bni si può dire tutto questo. Nata nell’85 negli Stati Uniti, arriva in Italia quindici anni fa grazie a Paolo Mariola che ha voluto regalare a questa organizzazione l’unica condizione necessaria per far sì che le cose accadano: quella della fiducia totale. Arrivatagli la proposta – lui già imprenditore, all’epoca -, accetta senza riserve di iniziare a cercare le prime persone che, insieme a lui, potrebbero diffondere il verbo.
Inizia così, nel Bel Paese, a spandersi Bni: acronimo di Business Network International, è il maggior business networking nonché la più grande organizzazione di scambio referenze a livello mondiale; oltre 200 mila membri in tutto il mondo, più di 8 mila imprenditori e liberi professionisti solo in Italia, che si riuniscono in gruppi di lavoro chiamati Capitoli per uno scambio strutturato di business di qualità, di opportunità professionali cucite su misura e per una reale possibilità di relazioni utili ai fini umani e imprenditoriali.
La morale? Quella del “givers gain”: chi dà, riceve. Per puro spirito filantropico.
Che in giro per il globo, poi, c’è chi lo chiama karma e chi la definisce legge dell’attrazione: nessuna invenzione, quindi, ma la sola volontà di rendere tangibili concetti capaci di cambiare costruttivamente la visione collettiva e individuale.
Niente a che vedere, va detto, con le organizzazioni basate sulla filosofia motivazionale del “Yes, we can!”: in Bni l’unica motivazione arriva da un reale scambio di lavoro (a dimostrazione i numeri di affari scambiati, capaci di toccare i milioni di euro a Capitolo) grazie alla trasformazione del tradizionale passaparola – di cui è indubbia l’efficacia – in uno strutturato metodo di lavoro, che contiene corsi di formazione, manuali ed eventi capaci di rendere Bni non solo un network di lavoro ma una vera e propria realtà sociale. L’obiettivo? Impattare positivamente sul tessuto sociale (locale, nazionale, continentale e mondiale) attraverso la collaborazione tra imprenditori, che attraverso Bni mettono in pratica il principio della collaborazione scardinando quello dell’insana competizione.
Non chiamateli “gli imprenditori della brioche e cappuccino”. È riduttivo. Le riunioni si tengono alle 7 del mattino, è vero, ma non è una scelta su cui banalmente ironizzare bensì una decisione presa sulla base di concetti psicologici e sociali che vogliono quello come orario migliore per performare al meglio in termini lavorativi. Non solo: è anche agevolante per i professionisti, che alle 9 sono liberi di potersi recare nelle loro aziende per dare il via a una nuova giornata.
Quindici anni fa, dicevamo: si è svolto proprio in questi giorni il compleanno dell’organizzazione, che si è festeggiato lunedì 26 novembre nella fascinosa cornice dell’Old Fashion di Milano (città in cui è locata la sede nazionale di Bni Italia), dove oltre al National Director Paolo Mariola hanno partecipato più di trecento membri appartenenti a Bni: «Sono traguardi di cui andiamo orgogliosi, ogni anno: si cresce costantemente e questo è per merito di ogni singola persona che decide di fare la sua parte all’interno dell’organizzazione. Dal singolo membro ai Directors: nessuno escluso».
Certe esperienze, quindi, nascono per caso e poi si trasformano in destino: o, forse, come ci si rende conto a ogni compleanno, lo sono sempre state.