In Francia la protesta che dovrebbe illuminarci

di Federico Bodo –

I francesi protestano.

Quando il popolo francese protesta si fa sentire davvero, e così gli Champs-Elisées si illuminano non più per il Natale imminente ma per il fuoco appiccato dai francesi in strada, i Gilet Jaune, in protesta contro l’aumento dei prezzi della benzina e del diesel varato dal Governo Macron per incentivare i cittadini all’acquisto di auto ibride o elettriche. Ancora una volta nella nostra epoca i cittadini si scontrano contro un Governo da loro stessi eletto che prometteva grande cambiamento, ma che dopo mesi di lavoro si è reso conto di quanti limiti il concetto di cambiamento in politica abbia: primo fra tutti il tempo.

La frenetica evoluzione tecnologica, sociale e filosofica del mondo occidentale non lascia il tempo alla politica, che vive di contradditorio, compromesso e dialogo, di adeguarsi alle necessità rapidamente mutanti dei cittadini. Così chi propone il cambiamento in politica è tanto più amato (e votato) quanto più drastico e immediato è il cambiamento che propone. Di pari passo, nel momento in cui viene eletto, la sua popolarità (e i suoi elettori), scendono tanto più quanto più lentamente riesce nei fatti a mutare lo status quo. La speranza di mantenere il consenso viaggia dunque su questi binari, costringendo la democrazia ad una crudele corsa contro il tempo senza esclusione di colpi: chi nell’immediato riesce a raggiungere alcuni dei risultati promessi, seppure in maniera immorale, passeggera e volubile, allora governerà ancora per qualche tempo, finché inesorabilmente il tempo divorerà anche la sua popolarità, insieme ai suoi elettori.

E’ dunque con l’impazienza dei cittadini occidentali che la lungimiranza politico-filosofica che per centinaia di anni ci ha contraddistinto è andata scemando con la stessa velocità in cui è evoluto il mondo “socio-tecnologico”, trasformando il dibattito, il dialogo e il contradditorio in urla gridate prima su uno schermo e poi in strada. L’unico rimedio a questo dilagante virus è l’istruzione: il passaggio di un’informazione corretta su cui formare il proprio pensiero. Ahimè, però, investire sull’istruzione non è tra le priorità di chi vende agli elettori il cambiamento immediato.

Tutti in piazza dunque, a farci sbeffeggiare da chi ancora ha tempo di ragionare.

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