Il dramma delle bambine siriane, spose involontarie

Il dramma delle bambine siriane, spose involontarie

29 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Antonella Lenge –

Credo sia alquanto curioso il fenomeno secondo cui il luogo di nascita decide le sorti di una persona.

Potremmo chiamarlo destino, magari fortuna o semplicemente ingiustizia, perché abituati come siamo al concetto di villaggio globale e alle distanze-zero, non è ammissibile che ci siano simili discrepanze, etiche e morali, da un luogo all’altro del pianeta.

In Siria continua il tragico dramma delle spose bambine, proprio mentre nel resto del mondo si tracciano simboli rossi in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne.

Quelle bimbe di certo sono ignare dell’istituzione di una simile Giornata e forse dimenticano anche cosa voglia dire essere una donna. O forse semplicemente l’accezione che loro danno al termine è diversa da quella che diamo noi.

Per loro la donna è quella bambina che a 12, 13, 14 ma anche a 10 anni, ha tutte le carte in regola per essere venduta a un uomo adulto che avrebbe tutto il potere di abusare sessualmente di lei, senza essere chiamato pedofilo.

È una tradizione islamica: la violenza sessuale è assolutamente lecita e il matrimonio è l’unica via che le famiglie hanno per evitare che le loro figlie vengano stuprate o rapite.

Già: le famiglie sono tra gli attori principali di questa macabra compravendita, che fa parte della tradizione culturale e, nonostante l’Europa stia tentando di porvi rimedio, la soluzione sembra lontana.

Le bambine, abbandonate dalle famiglie e affidate a questi omoni che le costringono a rapporti non consensuali, preferiscono morire piuttosto che vivere come schiave.

Parliamo di teen-agers, di fiore della gioventù, di ragazze che avrebbero ancora il diritto di fare dei capricci e ad essere consolate dai loro genitori.

Parliamo di “generazione z”, la stessa che dalle nostre parti è incollata agli smartphone e pensa di essere padrona del mondo, quella che sogna di sposarsi a Las Vegas o in riva al mare ma rigorosamente con “il Principe Azzurro”.

In Siria è diverso: a quelle teen-agers è toccata la colpa di essere nate lì e, sotto i gelidi occhi delle Autorità, devono tacere.