Pace e diritti umani, Lotti: “Perugia-Assisi contagia chi partecipa, il 10 dicembre fermiamoci un attimo a riflettere”

Pace e diritti umani, Lotti: “Perugia-Assisi contagia chi partecipa, il 10 dicembre fermiamoci un attimo a riflettere”

29 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Per parlare di pace non ci si può che rivolgere a Flavio Lotti, organizzatore della Marcia della Pace Perugia – Assisi, istituita nel 1961 e che negli anni è andata crescendo di partecipanti e di interesse mediatico. I motivi di questo successo? “Si tratta di una marcia aperta e inclusiva. Questo ha permesso la sua diffusione, il passaparola. Chi viene, è come se fosse contagiato dagli altri partecipanti, dallo spirito positivo. Grazie a tutto ciò, è questa la marcia più longeva e più grande al mondo relativamente alla pace”.

Pace, una parola breve ma di un’importanza enorme. “Oggi non c’è neanche nella quotidianità, si litiga su tutto. È lo specchio della guerra diffusa, degli uni costantemente contro gli altri. La conseguenza di una competizione selvaggia che ci hanno inculcato, dell’importanza che viene data ai soldi che si hanno in tasca. Si è imposta la logica individualistica e consumistica: penso che oggi siamo al culmine di questo processo. Non si riconosce neanche l’altro quando si avvicina, che sia un conoscente o un familiare. Siamo riusciti a distruggere lo spirito di gruppo dell’Italia che tutti hanno ricostruito dopo la Seconda guerra mondiale. Questo clima ha la sua faccia politica, ma pure quella intima”.

Lo spirito di San Francesco, ispiratore della Marcia che si conclude proprio ad Assisi, è stato completamente disatteso: “Non ci sono più fraternità, solidarietà, aiuto e cura reciproci. Sacrificati in nome dell’arricchimento, del primeggiare e, per farlo, utilizzare ogni mezzo”.

Dalla Marcia della Pace ai 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ricorrenza che cade il 10 dicembre prossimo, un lunedì: “Noi ci siamo mobilitati. Rileggere oggi quel documento ci può aiutare a capire cosa sta accadendo e come uscire da questa situazione. Quella dichiarazione è la bussola che abbiamo perso”. Ci saranno iniziative in moltissime città italiane, nelle scuole, negli enti locali. “Parteciperanno tante persone per riportare al centro dell’attenzione questa bussola. Alle 12 chiediamo a ognuno di fermarsi per qualche minuto: servirà per rivolgere un pensiero a chi è vittima della negazione dei diritti umani e a capire cosa può fare per sé e per gli altri a livello di diritti umani. Abbiamo chiesto anche al Parlamento una sessione straordinaria per lunedì 10 dicembre in modo da avere una discussione pure politica e un momento di riflessione”.

Flavio Lotti analizza la vicinanza che hanno pace e diritti civili: “E’ fortissima. Per noi non c’è pace se non vengono riconosciuti tutti i diritti umani a tutti. Un riconoscimento che deve essere effettivo. Mi spiego: non ci può essere la pace se non si ha un lavoro o da bere e mangiare. La pace è il diritto umano”. In Italia la situazione non è semplice, lo riconosce anche Lotti: “Il riconoscimento dei diritti si scontra con la crisi economica e con una politica che non riconosce i valori di questo diritto”.

Il 10 dicembre, dunque, la mobilitazione è per i diritti umani. Ma anche per la pace: “Che non manca solo dove c’è la guerra”.