Scandalo D&G, Rudy Bandiera: “Gaffe enorme fatta nel posto sbagliato”

Scandalo D&G, Rudy Bandiera: “Gaffe enorme fatta nel posto sbagliato”

29 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Lo scandalo di Dolce&Gabbana si è propagato come il sasso che lanci in uno stagno. Le onde hanno prima cancellato tutti i prodotti della Casa di moda italiana dai siti di ecommerce cinesi, quindi hanno costretto gli stessi proprietari ad annullare la sfilata di Shangai. Tutta colpa dello spot sessista, che ha offeso i cinesi, ma indignato tutto il mondo. Poi il presunto attacco hacker alla pagina di Stefano Gabbana. Infine, il tentativo maldestro di chiedere scusa.

Ne abbiamo parlato con Rudy Bandiera, divulgatore digitale, docente e scrittore. Voce autorevole del web (e non solo): “Stefano Gabbana non è nuovo a queste uscite brutali, ma di solito riguardavano cose personali o relative ad altri vip. Ricordo dei commenti poco piacevoli su una persona famosa su Instagram. Questa volta sono andati oltre, è tutta l’azienda ad aver sbagliato o a non aver capito niente. Sono riusciti a far arrabbiare i cinesi e il mondo occidentale. Se mi domando com’è stato possibile, non ho una risposta”.

Il video incriminato, prima di finire online, ha dovuto superare diversi passaggi: “E nessuno si è accorto di quanto poteva essere poco elegante il cannolo fallico e la frase di sottofondo che domanda alla modella se era troppo grosso per lei? C’è l’ipotesi che sia stato fatto di proposito, ma anche in questo caso si tratterebbe di un errore. Oggi non siamo più nell’epoca in cui non importa come, ma basta che se ne parli. La Cina ha eliminato ogni traccia di D&G dai suoi canali ecommerce, la sfilata è stata annullata – e dire che Dolce e Gabbana avevano annullato quella di Milano proprio per fare quella di Shangai – stiamo parlando di un mucchio di soldi persi. Oltre che della credibilità”. Ma l’invettiva di Bandiera non si ferma qui: “Se pagassero soltanto loro per la stupidaggine fatta, ci potrebbe anche stare. Il fatto è che paghiamo anche noi, è una macchia sul Made in Italy. Che è la carta d’identità dell’Italia nel mondo”.

Tante le cose che non hanno funzionato. Troppe: “Se decidi di andare in un Paese a pubblicizzare un prodotto esclusivamente per quel Paese, prima ti informi su come viene percepita la moda, la bellezza, il modo di vivere la sessualità. Per esempio, quello spot ai giapponesi sarebbe potuto anche piacere in parte perché hanno un modo di vivere e di parlare di sessualità diverso dai cinesi. Giapponesi e cinesi però non sono la stessa cosa”.

Bisognerà capire sul lungo periodo a quanto ammonterà il danno, di certo le accuse di hackeraggio e le scuse successive non hanno migliorato la situazione: “Non cadrà alcuna testa perché l’errore alla fine l’hanno fatto i capi. A pagare saranno gli investitori e l’azienda stessa”. Il video di scuse è altrettanto criticato: “Vergognoso. Lui chiede scusa perché i cinesi nel mondo sono tanti, dunque fosse capitato in Burkina Faso non lo avrebbe fatto?”. Non esclude, Bandiera, che qualche hacker possa essersi davvero infiltrato sul profilo ufficiale di Gabbana: “Strana però la tempistica. Succede il caos per il video, poi tu insulti così i cinesi. Un’incredibile coincidenza. Potrei dunque dire che è possibile, ma non ci credo”.

Il costo di questa ‘stupidaggine’? “Sicuramente milioni di euro. Il mercato cinese oggi è il più importante di tutti, l’ecommerce anche. E questa non è neanche la prima volta che fanno figuracce con al Cina. In un mercato ferreo, non ne esiste un altro così rigido. Il governo controlla le ricerche che fai, può vietarti di entrare in un sito piuttosto che in un altro. Negli Stati Uniti non potrebbe mai verificarsi una situazione del genere, non ti potrebbero estromettere completamente dall’ecommerce, né potrebbero verificare le keyword che usi sui motori di ricerca. Hanno fatto un’enorme gaffe nel posto sbagliato. Vedremo se il danno si rifletterà anche su altri settori. In questo momento, di sicuro, i cinesi ce l’hanno con l’Italia in generale”.

Rudy Bandiera spiega come avrebbe dovuto agire l’azienda: “Avrebbe dovuto prendere spunto da Mark Zuckerberg dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Ha atteso una settimana per parlare, tempo necessario a far sbollire un po’ la rabbia. Poi si è preso la responsabilità dell’accaduto, pur non essendo stato lui materialmente a vendere le informazioni. Dolce e Gabbana avrebbero dovuto dire: siamo responsabili di questa stupidaggine, anche se il video non l’abbiamo fatto noi”. Su Zuckerberg, nonostante il modo di agire corretto successivo allo scandalo, gli effetti negativi continuano a esserci: “Fb influenza due miliardi di persone. Lui ormai è bruciato per buona parte degli investitori che stanno cercando di estrometterlo poco alla volta. La crisi del social, però, ha altre cause: i giovani lo stanno abbandonando perché ci sono i genitori nella stessa piattaforma; è finita la sbornia di Facebook, si sta tornando a una condivisione più privata attraverso WhatsApp e Messenger, non si condivide più pubblicamente. Ci si sta spostando su Instagram. Infine, tutti sono arroccati sulle proprie posizioni e dunque le discussioni sono impossibili. Benché ognuno si circonda di persone simili”. Chiudiamo con una considerazione che riguarda il darkweb: “La condivisione di foto o video può essere pericolosa, anche se fatta privatamente. Il sexting è un pezzo del grande cappello che è il cyberbullismo. Io parlo spesso, nelle mie lezioni, di privacy e segretezza, bullismo online, su come tenere i dati per sé”.