Se lo smartphone vale di più di un figlio

Se lo smartphone vale di più di un figlio

29 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Michela Trada –

L’uomo è finalmente sbarcato su Marte, la Juve è approdata agli Ottavi di finale in Champions, Bertolucci ci ha lasciati. Oggi, però, non voglio parlarvi di attualità, di quanto siano bravi i francesi ad alzare la voce nel momento del bisogno o della fine della liason dell’apparenza tra Corona e Asia Argento; voglio riflettere con voi su di un fatto che mi ha resa spettatrice involontaria la scorsa domenica. Complice l’uggioso pomeriggio, ho scelto di andare in un centro commerciale per comperare un dvd da guardare in serata. Subito, sono stata invasa dalla convulsa atmosfera natalizia dello shopping selvaggio alla ricerca dell’offerta migliore da mettere sotto l’albero che ha determinato una coda di oltre 45 minuti per giungere all’agognata cassa.

Qui, un manipolo di persone tra cui due dipendenti della struttura ha iniziato a parlottare indicando una bimba alle prese con delle pile. “È qui da oltre mezzora, non sappiamo il suo nome, abbiamo già fatto l’annuncio due volte al microfono e ancora non si vedono i genitori”. La piccolina è tranquilla, ci sono troppe cose da guardare in quel posto gigante e luccicante per preoccuparsi. Un signore le chiede “come ti chiami” in inglese, un altro inizia a vagare per il centro alla ricerca di mamma e papà. Mamma e papà non si vedono, però, e si paventa la possibilità di chiamare il 112.

Da madre non sono in grado di descrivere a parole lo spavento che ho provato anni fa quando Arianna ha deciso di scendere da sola dall’auto e non l’ho vista per due lunghissimi minuti; non posso credere, quindi, che la piccola sia stata dimenticata al centro commerciale, mi auguro che i suoi genitori fossero usciti a cercarla nella disperazione della situazione. Il punto è che siamo così affannati e distratti da dimenticare i nostri beni più preziosi e  a nemmeno accorgercene. Gli occhi cadono sempre sullo smartphone, sulle chat di Whatsapp e di Facebook; corriamo, ogni istante della giornata. Persino la spesa la facciamo di corsa, tra un brontolio e un patema. Se è vero che la tecnologia ci ha migliorato la vita è altresì corretto dire che ci ha tolto anche qualcosa. I riti, i rituali, il piacere delle piccole cose. Oggi, poi, i regali non si acquistano più nei negozietti, ma nei grandi store o direttamente online e chi primo arriva meglio alloggia. È presto per pensare al Natale, ma forse sulla letterina dovremmo chiedere di rallentare un pochino… tutti, ripartendo dai bambini.