La Francia sta per dire no alle sculacciate ai figli

No alle sculacciate ai figli. No alle sberle. No agli schiaffi. No a qualsiasi tipo di percossa. La Francia cerca finalmente di voltare pagina, vietando per legge ciò che fino a oggi è ancora definita “violenza educativa”. No alla violenza fisica e psicologica sui bambini, non solo all’interno delle mura domestiche. Toccherà all’Assemblea nazionale transalpina – equivalente alla nostra Camera dei Deputati, discutere e approvare la norma, che trova i conservatori, la destra e l’estrema destra, tra coloro che invece vorrebbero mantenere lo status quo.

È dal 2004 che la Francia prova a creare una legge che vieti ai giudici di fare ricorso alla dicitura “violenza educativa” nei casi di mamma e papà violenti. La norma, se passerà, non prevederà comunque sanzioni per i genitori. Negli anni sono arrivate le condanne dell’Onu e, nel 2016, il ‘niet’ della Corte Costituzionale perché le percosse vietate erano state inserite come emendamento a una legge che parlava di tutt’altro argomento. Questa volta, godendo anche dell’appoggio del Governo e della first lady Brigitte Macron, ci sono buone possibilità che la proposta centrista passi.

La legge sulla “punizione corporale” si propone di assicurare che l’autorità genitoriale sia esercitata “senza violenza” di alcun tipo, compresa quella “fisica, verbale o psicologica”. Secondo l’Ong Childhood Foundation, oggi, l’85 per cento dei genitori francesi ricorre ancora alla punizione corporale quando perde le staffe. Chi si è schierato a favore della legge, studi scientifici alla mano, fa sapere che i bambini che prendono sculacciate, schiaffi o sberle crescono con disturbi mentali e fisici. Il diritto di correzione che tuttora i giudici ammettono nel caso di percosse ai minori è ereditato addirittura dal XIX secolo e non ha pertanto alcuna esistenza nel codice penale.

Il primo Paese ad aver inserito nel suo ordinamento una legge contro le punizioni corporali ai danni dei bambini è stata la Svezia nel 1979. Se state però pensando che la Francia è indietro, sappiate che in Italia manca una legge sull’argomento. Il divieto esiste nei fatti grazie a una sentenza della Corte Costituzionale, datata 1996. Niente sculacciate, fu la pronuncia. Da allora, e sono passati 22 anni, non si è riusciti a mettere per iscritto una norma. Cosa che invece hanno fatto la Mongolia (2015), Capoverde (2011), Benin (2015), Macedonia (2012), che hanno aderito alla ‘Global initiative to end all corporal punishment of children’. Mancano sei Paesi europei, evidentemente in ritardo: Belgio, Repubblica Ceca, Monaco, Russia, Svizzera e pure Regno Unito. Qui i bambini possono essere puniti con sculacciate e quant’altro, in casa e fuori casa.

Se qualcuno sta pensando che in fondo una sculacciata non ha mai fatto male a nessuno e, anzi, serve a raddrizzare alcuni bambini irrequieti, sappia che il mondo gli si rivolterà contro. Si va verso la totale abolizione della punizione corporale per i bambini in sempre più nazioni. Anche perché se una sculacciata effettivamente non può fare male, spesso poi si sfocia anche in altri tipi di violenza. Quella sì, pericolosa per la crescita del piccolo. E allora, meglio educare in modo fermo, ma non manesco, fin da quando si è bambini. Violenza porta violenza. Fisica, verbale e psicologica. La Francia ci prova, noi ci riusciremo a fare una legge?

di Alessandro Pignatelli

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