Esempio di (in)civiltà dal calcio inglese

Esempio di (in)civiltà dal calcio inglese

4 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

Mentre parliamo di una banana lanciata in campo per deridere l’attaccante di colore dell’Arsenal Pierre Emerick Aubameyang, in gol nel derby londinese contro il Tottenham, dobbiamo necessariamente raccontare anche di come abbia reagito l’Inghilterra all’episodio. Così, da un esempio di inciviltà passiamo a uno di civiltà, che in Italia al momento ci sogniamo. Il tifoso degli Spurs è stato identificato a breve stretto giro di posta ed è stato arrestato. Il Tottenham, quindi, ha deciso per una punizione esemplare: bandito a vita dallo stadio. Attualmente quello londinese di Wembley, quindi quello in costruzione di proprietà della Società.

Ricordiamo che il derby è stato vinto dall’Arsenal per 4-2 in una delle tante spettacolari partite che la Premier League ci propone ogni settimana. Aubameyang stava esultando dopo aver segnato il primo gol all’Emirates Stadium, casa dell’Arsenal appunto. Dagli spalti è piovuta una banana contro l’attaccante del Gabon. Le forze dell’ordine sono intervenute immediatamente, arrestando l’autore del gesto. Dagli hooligans in poi, in Inghilterra si usa fare proprio così: il tifoso che si macchia di violenza o di atti razzisti, viene subito preso e portato nelle carceri dello stadio stesso, in attesa del trasferimento.

Ecco l’esempio di civiltà. O meglio, un esempio di quanto noi italiani siamo indietro da questo punto di vista. Intanto, da noi il tifoso non viene praticamente mai arrestato, a meno che non abbia fatto qualcosa di veramente grave (tipo un omicidio), poi si può tranquillamente insultare la tifoseria avversaria, la squadra avversaria. Cantare cori discriminatori, a volte lanciare pure oggetti da una parte all’altra delle rete che dovrebbe dividere le tifoserie rivali. Non c’è praticamente mai una vera e propria reazione. Ultimamente, qualche allenatore ha timidamente chiesto di sospendere una partita in caso di insulti contro un calciatore o contro il tecnico stesso. Ma sarebbe sufficiente a placare gli esagitati? Ogni tanto qualche curva viene squalificata (per cori di discriminazione territoriale), ma tra ‘sanzione con riserva’ e cultura sportiva che continua a mancare, quando gli ultras tornano a occupare il loro spazio, tutto ricomincia come prima.

Nel calcio italiano, il pugno pesante contro i teppisti – ingiusto chiamarli tifosi – non viene mai usato. Recentemente, le scritte contro Scirea e i morti dell’Heysel sono state condannate a parole, ma nei fatti poi non è accaduto nulla. Nessuno ha visto chi imbrattava i muri del ‘Franchi’? E se le Società, più che le forze dell’ordine, cominciassero a bandire a vita dagli stadi questi personaggi? Se le Società smettessero di essere conniventi e sotto ricatto da parte delle tifoserie organizzate? Nessuno chiede che lo stadio diventi un teatro, ma che si possa godere lo spettacolo come se si fosse a teatro sì. In sicurezza. Facendo tifo, al massimo qualche sfottò, ma niente insulti. Razzisti, xenofobi, territoriali. Da questo punto di vista, dobbiamo proprio prendere lezioni dagli inglesi. Per una banana, non vai più allo stadio.

di Alessandro Pignatelli