Blockchain: il nuovo Internet?

Blockchain: il nuovo Internet?

6 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Molti ritengono che la blockchain sia la nuova generazione di Internet, o meglio ancora che sia il nuovo Internet, una sorta di Internet delle Transazioni insomma. È un nuovo paradigma culturale rispetto a un’economia dello scambio che trascende il concetto di moneta digitale, attraverso un’innovazione che non chiede il permesso e che si basa sul principio del consenso distribuito. Tecnologia nata in ambito finanziario e oggi assolutamente “cross sector”, la blockchain permette di condividere rapidamente informazioni certe su una rete affidabile. In che modo? Sfruttando Internet per rilasciare un nuovo modello di database, distribuito e blindato, che abilita un libro mastro digitale studiato in modo tale da permettere di gestire le transazioni in maniera sicura. Un modello in cui, oltre a un principio di gamification, convergono discipline complesse di computer networking, teoria economico-monetaria e crittografia.

La Blockchain affianca la Internet delle persone che usiamo e frequentiamo ogni giorno per rappresentare l’Internet del Valore sulla base di quattro concetti fondamentali: decentralizzazione, trasparenza, sicurezza, immutabilità. Partendo da questi quattro concetti la blockchain è diventata la declinazione in digitale di un nuovo concetto di Trust. E per queste ragioni alcuni ritengono che la blockchain possa assumere anche un valore per certi aspetti di tipo “politico”, come piattaforma che consente lo sviluppo e la concretizzazione di una nuova forma di democrazia, realmente distribuita e in grado di garantire a tutti la possibilità di verificare, di “controllare”, di disporre di una totale trasparenza sugli atti e sulle decisioni, che vengono registrati in archivi immutabili e condivisi che hanno caratteristica di essere inalterabili, immodificabili e dunque immuni da corruzione.

Per un certo periodo la blockchain è stata identificata con la Blockchain Bitcoin, ovvero con la prima blockchain, che viene identificata con la “B” maiuscola. A questa identificazione si è sovrapposta anche quella con la “criptocurrency bitcoin” e ha portato un po’ a “confondere” la blockchain con altri ambiti di innovazione come le digital currency. Forse per quest’ultima ragione la blockchain è stata spesso associata a un concetto di moneta virtuale, alternativa o complementare e di digital payment. In realtà, la blockchain ha un grande valore sia nell’ esperienza Bitcoin sia come piattaforma per la gestione di transazioni e scambi di informazioni e dati anche in settori completamente diversi e lontani dal finance e dal payment.

La blockchain quindi non è soltanto Bitcoin. La moneta virtuale è infatti solo una delle sue possibili applicazioni. Priva di gestione centralizzata, infatti, la blockchain permette di inviare qualsiasi dato in maniera sicura, tagliando drasticamente la catena degli intermediari, e permettendo quindi uno scambio di dati sicuro tra due persone e basta, senza dover utilizzare mezzi di terze parti quali ad esempio un provider di posta elettronica, oppure un servizio di Cloud Computing esterno.

L’ultimo report condotto dal Capgemini Research Institute ha evidenziato che su un campione di 450 organizzazioni in Italia, che al momento stanno implementando la tecnologia blockchain, ci sono tre livelli diversi di maturità nell’uso della blockchain da parte delle organizzazioni. La stragrande maggioranza (87%) è in fase sperimentale o fase di “proof-of-concept”, il 10% è in una fase avanzata di sperimentazione, con piloti in almeno uno stabilimento, solo il 3% delle organizzazioni sta implementando la blockchain su larga scala.

Innumerevoli sono gli ambiti della blockchain: assicurativo, pagamenti digitali, Agrifood, Industry 4.0, sanitario, etc, etc… E gli ambiti continuano a crescere in maniera esponenziale.