Di presepi, bambolotti neri e ipocrisia

Di presepi, bambolotti neri e ipocrisia

6 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Devo dire che questo Natale sono confusa. Presepe o non presepe? Come se ci fosse una risposta giusta ad una domanda sbagliata. “Vietati i bambolotti di colore al nido di Codroipo”, un putiferio di sensazionalismi. Nell’acceso dibattito su ciò che è, non è integrazione di altre culture ogni frase o iniziativa può avere l’effetto di un’atomica con tutte le conseguenze delle radiazioni. Tre sono i fatti che fanno riflettere: il linciaggio social di Don Luca Favarin, parroco di Padova, la città di Ivrea che non farà presepi nelle scuole quest’anno e il “divieto” di utilizzo di giocattoli che riconducano ad altre culture nel Nido di Codroipo, Udine.

“Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni…Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri…” lo ha scritto sul suo profilo Facebook Don Favarin. Seguono quasi 3000 (non sto esagerando, giuro) commenti tra insulti e solidarietà. Il sacerdote, da anni in prima linea nella missione pastorale per la Diocesi di Padova a fianco dei migranti, con la sua provocazione, chiede solo coerenza ai valori del Vangelo. “Lei è fuori da ogni grazia di Dio”, “Si vergogni”, “Meriterebbe la scomunica”, “Parla da politico”, sono i messaggi che il religioso ha ricevuto, insieme a quelli di solidarietà. Ciò che fila nel ragionamento del parroco è che “oggi fare il presepio è ipocrita. Il presepe è l’immagine di un profugo che cerca riparo e lo trova in una stalla. Esibire fior di statuette, facendosi magari il segno della croce davanti a Gesù bambino, quando poi nella vita di tutti i giorni si fa esattamente il contrario, ecco tutto questo lo trovo riprovevole”, ha aggiunto durante un intervista ad una radio locale. “Il nuovo decreto sicurezza costringe le persone a dormire per strada, quindi l’Italia si è schierata per la “non accoglienza”. Poi però, in casa, tutti bravi a esibire le statuette accanto alla tavola imbandita, al caldo del termosifone acceso. Ci vuole una coerenza umana e psicologica. Applaudire il decreto sicurezza di Salvini e mettere il presepio è schizofrenia pura. Come dire: accolgo Dio solo quando non puzza, non parla, non disturba. Lo straniero che vedo per strada, invece, non lo guardo e non lo voglio”. Effettivamente fa riflettere ed indignare chi non ha capito il gesto provocatorio del don, che secondo me è molto più prete di altri.

A Ivrea non si farà il concorso di presepi nelle scuole per un altro motivo: non offendere nessuno. Lo hanno deciso le dirigenze scolastiche della città che non parteciperanno all’iniziativa promossa dal Comune. “Abbiamo percepito una forma di perplessità nell’appoggiare l’iniziativa, probabilmente per non rischiare di urtare la sensibilità di bimbi appartenenti a fedi religiose diverse” ha dichiarato l’assessore Giorgia Povolo. Così l’associazione che ha promosso il concorso ha ritenuto utile modificare in corso d’opera il progetto originale andando a bypassare le dirigenze scolastiche, ma rivolgendosi a tutti i gruppi di catechismo, parrocchie, e bimbi volenterosi di Ivrea e dintorni. “In questo modo è nato il progetto “Presepi in città, Concorso di Presepi a Ivrea” rivolto a tutti i bimbi di età compresa tra i 4 e i 13 anni”, fanno sapere dal Comune. Se da un lato è condivisibile, dall’altro non dovrebbe fare notizia, la scuola pubblica è gestita da una scuola laica, anche se ha un convivente ingombrante come il Vaticano, per cui s mio modesto parere sostituirei l’ora facoltativa di religione per della buona educazione civica.

Ultimo caso, poi tirerò le somme, il nido di Codroipo, Udine. Negli ultimi giorni diversi giornali hanno parlato del divieto che il comune di Codroipo, in provincia di Udine, avrebbe imposto all’asilo nido comunale sull’uso di giocattoli, strumenti musicali e altri prodotti che facciano riferimento a “diverse culture”. Questo “divieto” era stato da molti riassunto come una proibizione all’uso di bambolotti di pelle scura. Come hanno scoperto diversi giornalisti in realtà le cose sono andate diversamente: il comune infatti non ha vietato nulla in maniera esplicita. Quello che ha fatto è stato modificare il nuovo regolamento dell’asilo nido eliminando l’ipotesi di utilizzare giocattoli e strumenti didattici provenienti da altre culture. La decisione di inserire questo obbligo era stata presa dai tecnici comunali per venire incontro alle esigenze dei numerosi figli di genitori stranieri, inserendo nel regolamento un articolo che rendesse obbligatoria «la presenza di materiali ludico-didattici che fanno riferimento alle diverse culture» nell’asilo nido. Quando è arrivato il momento di approvare il nuovo regolamento, i capigruppo delle forze di maggioranza nel Consiglio comunale, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e una lista civica di centrodestra, hanno presentato un emendamento per eliminare ogni riferimento alle diverse culture. L’obbligo di avere nell’asilo giocattoli e altri strumenti educativi che facciano riferimento alle diverse culture di provenienza degli alunni è stato così eliminato, ma il comune non ha vietato il loro uso, limitandosi a mantenere le stesse condizioni di quasi tutti i comuni italiani. Per “protesta” è prevista a Codroipo un’iniziativa di raccolta di giochi e bambolotti, da donare poi all’asilo (perchè prima non si poteva fare per migliorare l’equipaggiamento della struttura?).

Ciò che mi ha fatto riflettere è stato, più che l’ipocrisia generale, il fatto di togliere per integrare. Al di là del discorso provocatorio di don Favarin, è davvero necessario eliminare nelle scuole parte delle culture che vengono in contatto? Perchè non pensare ad un programma nuovo al di là delle religioni, attraverso ore dedicate all’incontro e non alla separazione (come capita ora nelle ore di religione con alunni che possono essere esonerati), ma al dialogo. Perchè invece di eliminare non si aggiunge? Ogni religione ha le sue festività, più o meno coincidenti nell’anno. Perchè non confrontare gli usi e le tradizioni? Ci si ferma sempre e solo alla superficie dei fatti, ai titoli sensazionali o al politicamente corretto. Ci si batte sotto l’egida di tradizioni nostrane da difendere, ma che ormai sosteniamo solo automaticamente, sentendolo un obbligo. Una volta ho fatto un esperimento che dimostra che i bambini sono solo bambini, e per quanto svegli spugne rispetto a ciò che gli viene insegnato e che vivono in famiglia. Ho chiesto a diversi alunni delle elementari, provenienti da famiglie cristiane, di spiegarmi il presepe durante un’ora di catechismo. L’esito? Gesù Bambino a Natale porta i regali, nient’altro.