George H. Bush, con lui muore un’epoca

George H. Bush, con lui muore un’epoca

6 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Un personaggio come George H. Bush può piacere o non piacere. Sta di fatto però che faceva parte di una classe di leader di altri tempi. Definito l’ultimo presidente della «generazione più grande», quella che aveva combattuto e vinto la Seconda Guerra Mondiale, che dalla Casa Bianca aveva visto sgretolarsi l’Urss, aveva scacciato Saddam dal Kuwait, scatenando la Guerra del Golfo del 1991, e aveva immaginato il «nuovo ordine mondiale». Il 41mo presidente degli Stati Uniti, e’ morto all’età di 94 anni, per malattia, il Parkinson. Lo scorso aprile era scomparsa anche la moglie, l’ex first lady Barbara Bush, a 93 anni, separati dopo 73 anni di matrimonio, si sono ritrovati dopo pochi mesi. Dal 1988 al 1992 fu presidente. Un solo mandato, poiché aveva perso consenso durante la crisi economica di quegli anni e lasciò così. Per volere popolare, il posto a Bill Clinton.

Eletto nel 1988, battendo il governatore del Massachusetts Michael Dukakis. Bush è stato il primo vice-Presidente, dopo Martin Van Burer nel 1836, a raggiungere la stanza ovale, opo essere stato per otto anni vice di Ronald Reagan. Durante la sua presidenza si conclude dopo quarant’anni, la guerra fredda tra Usa e Urss, crolla il comunismo, cade il muro di Berlino ed esce di scena Mikhail Gorbaciov: i 12 anni di Bush Senior alla Casa Bianca furono quelli che segnarono la fine del lungo conflitto a distanza con l’Unione Sovietica. Il primo passo fu l’avvio, deciso da Reagan, delle trattative con l’Urss per la limitazione degli arsenali nucleari, lo Start che fu firmato da Bush e Gorbaciov il 31 luglio 1991 e seguito dallo Start II (che limitava i missili a testata multipla) firmato da Bush in chiusura di mandato. Nell’agosto del 1990, quando l’Iraq invade il Kuwait, Bush decide di attaccare l’Iraq. Riunisce le Nazioni Unite e raggruppa la più grande coalizione di paesi alleati mai messa insieme dai tempi della seconda guerra mondiale, per bloccare l’invasione del paese saudita. L’operazione “Desert Storm” inizia nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1991: più di 500.000 soldati di tutte le nazioni alleate, invadono l’Iraq. Dopo settimane di combattimenti e bombardamenti aerei mirati, la guerra si conclude con la sconfitta dell’Iraq e l’indipendenza del Kuwait.

Anche l’ex presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov ha espresso profonde condoglianze per la morte di Bush. “Le mie profonde condoglianze alla famiglia di George Bush e a tutti i cittadini statunitensi per la scomparsa del 41 presidente degli Stati Uniti”, ha dichiarato l’ex capo del Cremlino. “Ho molti ricordi di quest’uomo, abbiamo avuto l’opportunità lavorare insieme durante l’era dei grandi cambiamenti. E’ stato un periodo drammatico, che ha richiesto a tutti di essere tremendamente responsabili. Il risultato è stato la fine della guerra fredda e della corsa agli armamenti nucleari”, ha detto Gorbaciov. “Rendo omaggio al contributo di George Bush a questo accordo storico. Era un vero partner”.”Raisa Maksimovna e io abbiamo sempre apprezzato l’attenzione, amabilità e facilità nella comunicazione caratteristica di George e Barbara Bush, di tutta la loro grande e famiglia”. L’ex presidente sovietico si dice fiducioso che “il ricordo di George Bush, come statista e come uomo, rimarrà a lungo nel cuore di molte persone per molto tempo”.

Nel 1992 tenta di essere eletto per il secondo mandato presidenziale, ma perde contro il candidato democratico Bill Clinton. I motivi della sconfitta? La scarsa attenzione ai problemi interni, l’aumento della violenza nelle città e a forte crisi dell’economia. Nel 2001 è stato il secondo presidente degli Stati Uniti dopo John Adams a vedere il figlio eletto alla stessa carica. Soprannominato “Bush 41”, era l’ex capo di stato americano più anziano ancora in vita e ancor attivo. Non ha mai nascosto in diverse occasioni anche la sua avversità verso le posizioni dell’attuale presidente Donald Trump, che alle primarie del 2016 sconfisse l’altro suo figlio, Jeb Bush. Con lui muore un’epoca, un modo di fare politica, condivisibile o meno, che però non si nascondeva troppo a esili dita capaci di indicare solo le colpe altrui.