I Gilet Gialli italiani: alzare la voce per fare valere i diritti

I Gilet Gialli italiani: alzare la voce per fare valere i diritti

6 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

«Bisognerebbe essere sordi o ciechi per non vedere o sentire» la collera dei francesi, «ne misuro la forza e la gravità»: lo ha detto il premier francese Edouard Philippe nel messaggio ufficiale alla nazione per placare la rabbia dei gilet-gialli. Inoltre, il premier francese, ha annunciato la sospensione di tre misure fiscali, oltre alla moratoria sulle accise del carburante, le tariffe di elettricità e gas non aumenteranno questo inverno. Una piccola vittoria storica ottenuta dai Gilet Gialli francesi, anche se il movimento vuole di più e non solo un piccolo contentino, rilasciato negli scorsi giorni. È certo, però, che questa idea di protesta sia in espansione anche in altri Paesi, come l’Italia.

Giancarlo Nardozzi, venditore ambulante di Torino, che ha creato su Facebook il Coordinamento Nazionale Gilet Gialli Italia, che conta, in poco meno di un mese, già circa 6000 like, ancora in crescita e ci racconta: «Abbiamo bisogno di abbassamento di tasse, di spese, siamo circondati dalle grosse distribuzioni, dall’on-line, dalle direttive europee, e chi più ne ha più ne metta. Io parlo a livello di commercio perchè sono un rappresentante di categoria. Molto probabilmente le chiusure di attività non si conteranno alla fine dell’anno». Nardozzi è anche presidente del Goia, Gruppo organizzato indipendente ambulanti di Torino, oltre che promotore del Coordinamento. Quest’ultimo ha come «obiettivi di richiedere sia al Governo, sia all’Europa meno austerità e più economia per le piccole imprese. Noi stiamo creando con questo: dei gruppi del Coordinamento in tutte le regioni. Inizieremo con delle manifestazioni e delle richieste verso il Governo, che ci deve dare delle risposte, e poi cercheremo di capire bene se questa Europa ci calza o se dobbiamo iniziare anche a batterci per uscire da questa situazione perchè comunque c’è mezza Europa che manifesta contro questa austerità. I Francesi dicono di non avercela con l’Europa, però tutto arriva da lì. Noi siamo contro a questa cosa, vogliamo che tolgano questo guinzaglio perchè non se ne può più».

Molte sono le cose da cambiare per il Coordinamento a partire dalle «spese, le tasse, perchè, noi non incolpiamo questo Governo, arriva tutto dai precedenti, però per noi in questo momento non è ancora cambiato nulla. La pressione fiscale è fortissima, come i tributi, la concorrenza dell’on-line, che io trovo sleale, è altissima. Chiediamo da una parte delle regole e dall’altra parte dell’ossigeno». Un movimento spontaneo, che trova consenso in tutta quella fascia di popolazione lavoratrice schiacciata dalla pressione fiscale, ma che, come precisa Nardozzi, non è “viziata” da partiti politici, nonostante la presenza tra i sostenitori di Ivan Della Valle, l’ex deputato grillino piemontese che aveva fatto della lotta contro la Bolkenstein una missione, prima di essere espulso dal Movimento Cinque Stelle dopo lo scandalo che lo aveva investito: «Sono presidente Nazionale del Goia, sono otto anni che facciamo battaglie contro la direttiva Bolkestein, nel nostro statuto addirittura c’è che non si può fare politica e chi lo vuole fare deve uscire e farlo non supportato dall’associazione – precisa Giancarlo Nardozzi parlando del Goia – Abbiamo 27 mila iscritti ed essendo otto anni che sono presidente, ho avuto a che fare con tutta la politica, dalla sinistra alla destra, anche se io ho le mie idee personali, che sono fatti miei. Non mi sono mai candidato non ho mai chiesto favori, ho solo chiesto per la categoria, per questo posso guardare in faccia tutti sempre. Non c’è uno scopo politico. La presenza di Ivan Della Valle, che è stato un personaggio che era dentro al Movimento Cinque Stelle e con cui ha avuto problemi che non mi interessano, verso la mia categoria ha fatto tantissimo. Con questo, sono problemi suoi. La nostra associazione non prende neanche i soldi delle tessere».

Per gennaio il Coordinamento sta lavorando per organizzare manifestazioni, soprattutto a Roma, ma sempre con l’intento di farsi ascoltare in maniera civile: «In Francia le manifestazioni di base erano pacifiche, i danni li hanno fatti gli “intrufolati”, quelle sono responsabilità di chi vuole fare danni. Una manifestazione deve portare a uno scopo non a distruggere le cose che secondo me non serve a nulla. Io ho 52 anni e la maggior parte di noi sono padri di famiglia che si alzano tutte le mattine a lavorare e vogliono dare un’educazione ai propri figli, per cui manifesteremo, anche forte, a voce alta, però nel rispetto civico di tutti».

Che cosa ci si aspetta quindi dal Coordinamento nazionale gilet gialli Italia? Conclude Nardozzi: «Da tutto questo a me piacerebbe che nascesse un filo diretto, una cassa di risonanza con il Governo. Cioè fare quello che non ha fatto chi ci rappresentava, come sindacati e confederazioni. Ultimamente ho visto i sindacati scendere in piazza per la Tav. quanti anni è che non vediamo un sindacato scendere per la fame delle piccole aziende e piccole partite iva di questo periodo? Secondo me ci deve essere una svolta anche su questo. Sarebbe bello riunire tutte queste categorie e  creare una cassa di risonanza verso chi ci deve ascoltare».