Il Professor Nicolò D’Amico e l’eccellenza Inaf: “Conoscere l’universo, un passo fondamentale della nostra conoscenza”

Il Professor Nicolò D’Amico e l’eccellenza Inaf: “Conoscere l’universo, un passo fondamentale della nostra conoscenza”

6 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

L’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) è il principale ente di ricerca italiano per lo studio dell’Universo. Un’eccellenza italiana che collabora con enti governativi nazionali ed internazionali. Promuove, realizza e coordina, anche nell’ambito di programmi dell’Unione Europea e di Organismi internazionali, attività di ricerca nei campi dell’astronomia e dell’astrofisica, sia in collaborazione con le Università che con altri soggetti pubblici e privati, nazionali, internazionali ed esteri. Inoltre progetta e sviluppa tecnologie innovative e strumentazione d’avanguardia per lo studio e l’esplorazione del Cosmo. Cogliendo l’occasione dell’atterraggio della missione InSight su Marte con il compito di studiarne la struttura interna, la composizione, ed eventuale sismicità, abbiamo fatto due chiacchiere con il presidente di Inaf, il professor Nicolò D’Amico. Viene da chiederci quale sia il contributo dell’Istituto nelle attuali missioni spaziali:«L’Inaf contiene indubbiamente al suo interno tutte le risorse, intellettuali ed strumentali, per lo studio dell’Universo a tutte le lunghezze d’onda, da terra e dallo spazio.

Attraverso la sua collaborazione con l’Asi, oggi detiene un notevole primato di partecipazione alle missioni scientifiche dell’Esa, in cui viene sistematicamente coinvolta di conseguenza l’industria nazionale. L’Inaf inoltre è spesso capofila, in diverse missioni della Nasa e collabora a missioni spaziali di altre agenzie internazionali. In particolare, ad oggi si contano le seguenti partecipazioni: cinque missioni spaziali in fase di studio, dieci missioni spaziali in fase di realizzazione, sedici missioni spaziali in fase operativa, cinque missioni spaziali in fase post-operativa. Si tratta di missioni spaziali per le quali l’Inaf ha vinto la selezione per la progettazione e sviluppo della strumentazione e la conseguente analisi dei dati». Ma da vicino, le ricerche Inaf trattano: «Oltre ai progetti spaziali, lo sviluppo e la gestione di importanti infrastrutture astronomiche da terra. In particolare, possiede tre radiotelescopi che partecipano alle attività della rete europea, uno in provincia di Bologna, uno in Sicilia ed uno, di grandi dimensioni, in Sardegna.

L’Inaf gestisce attraverso una Fondazione di Diritto spagnolo il Telescopio Nazionale Galileo, (TNG) alle Canarie, ed è socio al 25% della Corporation americana che gestisce il grande telescopio “Large Binocular Telescope” (LBT) in Arizona. Attraverso la partecipazione italiana alla Organizzazione Internazionale Eso (European Southern Observatory), progetta e realizza importante strumentazione per i telescopi in Cile, fra i quali emerge il più grande telescopio al mondo, l’E-ELT, in fase di costruzione, ed ha un primato di utilizzo di questi impianti. Inoltre è fra i fondatori dei telescopi globali del futuro: SKA e CTA. Va segnalato che è stato classificato dalla autorevole rivista internazionale “Nature”, secondo al mondo per collaborazioni internazionali». Una ricerca su tutte ha ultimamente ha sottolineato tra i non addetti ai lavori l’operato dell’ente, quella che dimostra la presenza di acqua sul pianeta rosso: «L’acqua è uno dei principali ingredienti per lo sviluppo della vita. Sebbene Marte oggi risulti alquanto inospitale, la presenza di acqua, sia pure nel sottosuolo, potrebbe costituire un indizio di forme di vita sia pure a livello batterico.

È con soddisfazione che rammento il fatto che per la scoperta in questione, il nostro ricercatore, Roberto Orosei, è stato invitato a partecipare al “discussion panel” che si terrà a Stoccolma in occasione della consegna del Premio Nobel per la Fisica 2018». Si può pensare che tutto lo studio per trovare altri pianeti ospitali sia dovuto alle condizioni critiche della Terra, ma il perché sia così importante raccogliere questo tipo di informazioni sugli altri pianeti è un altro: «Non credo che nel breve-medio termine noi si possa pensare di trovare “rifugio” presso altri pianeti, che per quanto ne sappiamo sono veramente inospitali. Ma l’approfondimento delle condizioni fisiche degli altri pianeti e di come in generale la vita si è formata nell’Universo, costituisce un passo fondamentale della nostra conoscenza e della nostra consapevolezza».