Lo sport come redenzione: toccare il fondo per tornare a vincere nella vita

Lo sport come redenzione: toccare il fondo per tornare a vincere nella vita

6 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

La vita di uno sportivo dovrebbe essere caratterizzata da integrità, nel corpo e nello spirito. Essere esempi per tutti quando si indossa soprattutto la divisa della Nazionale. A quei livelli però, si può inciampare e cadere nelle spirali distruttive che fanno toccare il fondo. Doping, alcool, droga, comportamenti violenti distruggono credibilità, carriere, vite. Lo sport, però, insegna a non mollare mai e se prima poteva essere la causa del male, diviene, poi, il veicolo della redenzione.

Marta Bastianelli questa estate ha vinto all’Europeo di Glasgow 2018. Dieci anni fa, nel 2008, nell’europeo U-23 di Verbania, una squalifica per doping aveva rischiato di interrompere una carriera nata per essere trionfale. Tra le poche professioniste ad aver recuperato la forma migliore dopo la maternità, Marta Bastianelli ha zittito le critiche e alzato le braccia al cielo, in quella che sembra davvero essere la sua rivincita. È la prima campionessa d’Europa italiana da quando esiste la prova élite (ovvero dal 2016, prima correvano questa competizione soltanto le Under 23), la prima a centrare anche una storica accoppiata. Marta Bastianelli, attualmente punta della squadra Alé Cipollini, ha trionfato anche in un campionato del mondo élite, nel 2007, giovanissima a soli 20 anni. Non è stato facile riprendersi dopo quella storia di doping, positiva a un diuretico che nemmeno si trovava nella lista delle sostanze proibite dall’Unione Ciclistica Internazionale e che pure venne considerata alla stregua di altri farmaci dopanti. Inizialmente, la sanzione applicata fu di un anno, ma l’UCI riuscì a vincere il suo ricorso e ad allungare il periodo di digiuno dalle corse di altri 12 mesi. Addio Olimpiade di Pechino, addio Olimpiade di Londra. Bastianelli ha trovato la forza di andare avanti: impegnandosi in due sfide in contemporanea, quella della maternità e quella della bici che conta.

Nel 2016, Alex Schwazer, sotto la guida del Maestro dello Sport Sandro Donati, persona che si è sempre schierata contro il doping, e la supervisione di uno staff di professionisti, mirata a garantire un ritorno all’agonismo fatto in maniera trasparente. Al termine della squalifica che lo aveva colpito nel 2012 è tornato in gara nella marcia 50 km l’8 maggio 2016 in occasione dei campionati del mondo a squadre di marcia organizzati a Roma, gara che ha vinto con il tempo di 3h39’00”. Tralasciando tutta la vicenda successiva, ancora poco chiara e in via di sviluppo. Ce la fece ad esempio Paolo Rossi, capace di essere l’eroe eponimo dei Mondiali ’82 dopo avere conosciuto la gogna della squalifica per il calcioscommesse. Ma ce l’ha fatta anche il calciatore britannico, James Vardy, il bomber del Leicester che qualche anno fa girava con il braccialetto elettronico dopo una condanna per rissa e ora è un idolo degli stadi e si ha a giocato il suo primo Europeo. L’attaccante del Watford Troy Deeney, che prima di indossare la maglia del club dei Pozzo ha vestito la tuta da galeotto. Uscito dal carcere è però tornato a giocare.

Anche nel pugilato, George Foreman ed Aaron Pryor, capaci di sprofondare nel crack e nell’alcol prima della conversione. Arrivarono a diventare predicatori evangelici, e dopo aver spiegato la Bibbia di rimisero i guantoni. Così ‘Big George’ si riprese il titolo di campione del mondo dei pesi massimi, all’età di 46 anni, stabilendo un record di anzianità pugilistica. Pryor non fu di nuovo campione ma vinse il match contro la vita, lui che era di padre ignoto e aveva un fratello transessuale che si prostituiva. Altro ex galeotto poi campione del mondo è stato Sonny Liston, l’uomo contro il quale cominciò la leggenda di Cassius Clay. Un redento può essere considerato Kobe Bryant, passato dalle accuse di stupro ai cinque anelli da campione Nba con i Lakers e due ori olimpici a Pechino e Londra. Ivan Basso invece è stato uno dei tanti ‘peccatori pentiti’ del ciclismo, e vinse un Giro d’Italia nel 2010 dopo aver ammesso le proprie colpe in fatto di doping e aver scontato la successiva squalifica.

Idem Aleksandr Vinokourov, ‘dopato eccellente’ tornato in paradiso con la vittoria nella prova in linea su strada dell’Olimpiade di Londra. David Millar, scozzese, tornò competitivo dopo essere stato un ‘pentito’ e il paladino nella lotta contro chi vinceva con l’inganno. Il fuoriclasse australiano del tiro a volo Michael Diamond a Londra ha preso parte alla sua sesta Olimpiade, tornando nel Gotha di questo sport dopo aver scontato una condanna in carcere per violenze domestiche. Tony Adams, ex difensore dell’Arsenal, ha vinto la battaglia contro l’alcol e ora fa il testimonial di varie associazioni oltre che l’allenatore di discreto successo, così come il tedesco Christoph Daum, che la propria lotta l’ha ingaggiata contro la cocaina. Nel golf c’è stato il caso del californiano John Daly, uno dei ‘drive’ più potenti del circuito, che beveva e picchiava la moglie ma dopo carcere e riabilitazione vinse il British Open. Ebbe una ricaduta, si dedico’ anche al gioco d’azzardo e accumulò debiti ma aggrappandosi al suo sport, e al talento donatogli da madre natura, tornò dall’inferno per la seconda volta. Ora oltre a farsi valere sul green (a 50 anni gioca nel PGA Tour Champions) ha una fondazione che aiuta gli orfani.

Walter Casagrande Junior, ex Ascoli e Torino e con 19 presenze nel Brasile, con la sua autobiografia “Casagrande e i suoi demoni” ha fatto emergere alcuni particolari inquietanti sulla sua vita. L’attaccante, che nel 1992 ha portato i granata in finale di Coppa Uefa, ha rivelato che : si era fatto di tutto. Cocaina, eroina, canne, tequila, doping: per 20 anni ha giocato alla roulette russa.

La sua dipendenza con le sostanze stupefacenti è cominciata nei primi anni 80, all’epoca della sua prima esperienza al Corinthians. Poi nulla nella parentesi europea dall’86’ al 1993 con Porto, Ascoli e Torino, salvo poi ricominciare una volta appesi gli scarpini al chiodo nel 1997. In una sola sera era capace di sniffare 3 grammi di cocaina e poi iniettarsi una dose di eroina, fumarsi una canna e bersi una bottiglia di tequila. Infine il doping, anche se dopo un po’ si è rifiutato di continuare. Ora la fine del tunnel dopo 4 overdose e il ricovero per oltre un anno in una clinica, ora, a 55 anni, si dichiara rinato.