Ciclismo: quando l’allenamento è questione di vita o di morte

Ciclismo: quando l’allenamento è questione di vita o di morte

13 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Due casi in meno di tre giorni. Due giovani promesse del ciclismo stanno facendo palpitare tifosi ed entourage dopo due cadute durante gli allenamenti su strada. Samuele Manfredi, oro agli ultimi Europei di ciclismo su pista juniores, è rimasto vittima di uno scontro con un’auto durante una seduta di allenamento lunedì a Toirano ed è ricoverato in coma farmacologico per un trauma cranico.

Il 18enne si stava allenando quando, per cause ancora da accertare, è stato investito da un’auto. Manfredi ha vinto la medaglia d’argento a squadre e lamedaglia d’oro individuale agli Europei di pista nella specialità inseguimento nella categoria juniores che si sono disputati a Aigle (Svizzera), imponendosi anche nella Gran Fondo Cassani e nella Coppa delle Nazioni Gand-Wevelgem. Si tratta del secondo incidente nel mondo del ciclismo negli ultimi giorni, dopo che domenica, Paolo Simioni, corridore della Bardiani, era rimasto vittima di una caduta in una rotonda dopo una sterzata nel tentativo di evitare un’automobile. Trauma cranico anche per lui, ma con un ematoma di lieve entità, e nessun’altra frattura. Casi che fanno subito pensare a Michele Scarponi che lo scorso anno ha perso la vita a 37 anni per via di un incidente in allenamento, un frontale con un camion. La sua più grande vittoria in carriera è stata il Giro d’Italia 2011, nel quale però era giunto in realtà 2º, alle spalle del fuoriclasse spagnolo Alberto Contador poi squalificato per doping.

Non solo in Italia l’allenamento su strada risulta essere pericoloso lo scorso giugno il mondo del ciclismo è stato in ansia per la tedesca Kristina Vogel. La pluricampionessa olimpica e mondiale su pista era stata coinvolta in un grave incidente mentre si stava allenando sulla pista di Cottbus, in Germania. Si è scontrata con un altro ciclista, cadendo pesantemente sull’asfalto. Subito trasportata in ospedale, la Vogel, secondo quanto riferito dalla federazione, avrebbe subito una “grave lesione del midollo spinale”. Kristina Vogel è una specialista delle discipline veloci e in carriera ha colto due titoli olimpici e un bronzo (tra Londra e Rio), oltre a ben 11 titoli mondiali (oltre a un argentino e quattro bronzi) e quattro europei. Incidente più curioso, ma allo stesso tempo grave ad aprile anche per Clément Delcros, un ciclista juniores francese che corre per il team locale di Aix-en-Provence, nel sud della Francia.

Ciò che riportano i media locali è assurdo, mentre si allenava ha sentito un colpo improvviso e dopo qualche istante di stordimento un forte dolore alla spalla, dopodiché ha notato il sangue che correva lungo il braccio. Ferito è riuscito a raggiungere l’ospedale più vicino. Il diciottenne è stato colpito da una pallottola esplosa da un’auto in corsa. Investimento anche per Marco Haller, ciclista professionista dal 2012, del team Katusha-Alpecin, che mentre si allenava sulle strade della Carinzia è stato colpito da un’auto che non ha rispettato lo stop e lo ha preso in pieno, con il bilancio totale di una bici distrutta e fratture multiple al ginocchio e al femore sinistro. Sicuramente questi casi fanno riflettere su quella che è la situazione a cui i ciclisti di tutto il mondo sono soggetti, professionisti e non. Certo è che la verità sta nel mezzo: ciclisti indisciplinati, quasi prepotenti e automobilisti disattenti e pericolosi, possono dare vita a tragedie che vanno oltre la concezione di sport e sacrificio.