Con l’asta Helen ha trovato l’America: come vive un atleta nel sistema universitario USA?

Con l’asta Helen ha trovato l’America: come vive un atleta nel sistema universitario USA?

13 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Helen Falda è originaria di Torino. Ha 22 anni e pratica atletica, salto con l’asta, portando i colori dei Coyotes di South Dakota, oltre che del Cus Pisa di Torino. Con al collo tre medaglie d’oro ai Campionati Italiani under 20, ha indossato sei volte la maglia della Nazionale in vari meeting internazionali come i Campionati del Mondo Under 20 in Oregon, gli Europei Under 20 in Svezia e in Polonia (Under 23), due triangolari in Francia e Germania, ottenendo anche un bronzo ai Giochi del Mediterraneo Under 23 in Tunisia nel 2016. Ora studia, si allena e vive a Vermillion, in South Dakota. Partita per studiare grazie ad una borsa di studio sportiva, ora continua la sua carriera acquistando punteggi importanti, sognando i Cinque Cerchi.

Quando e perchè hai iniziato a praticare atletica?

Ho incominciato a praticare in seconda media, prima facevo ginnastica artistica, non ad alto livello. Di atletica ho iniziato a fare le gare con la scuola e quindi mi sono appassionata. Delle società di atletica a Torino mi hanno chiamata per fare gareggiare con loro. Verso i 14 anni ho scelto il salto con l’asta, perchè quando ci sono i campionati di società ogni atleta deve fare una specialità. Quindi abbiamo provato in molte a fare quello. Me ne sono innamorata e ho avuto buoni risultati fin dall’inizio. Così è iniziata la mia avventura.

Cosa ti piace di più del tuo sport?

La cosa che mi piace di più del mio sport penso che sia la sensazione di sfogo che riesce a darmi ogni giorno. Come se fosse proprio il mio tempo libero. Inoltre, una cosa che mi piace molto è che l’atletica non è solo uno sport per me, ma è anche uno stile di vita. Non sono un’atleta solo quando sono in pista o al campo ad allenarmi, ma 24 ore al giorno. Quindi mi piace questo stile di vita, perchè mi permette di viaggiare. Ora vivo dall’altra parte del mondo proprio grazie al mio sport. Per non parlare delle sensazioni che si provano, anche se a volte risulta essere faticoso, ne vale sempre la pena insomma.

Quale è stata la tua vittoria più bella?

La mia vittoria più bella credo che sia stato il primo titolo italiano, perchè sono sempre stata seconda o terza e nel mio primo anno junior sono riuscita finalmente a vincere ed è stata una delle sensazioni più belle. Ci provavo da qualche anno. A livello di emozioni probabilmente, la volta che ho fatto il minimo per andare ai Mondiali in Oregon, una delle gare più belle della mia vita. Altre gare, quando ho fatto il record personale a Houstin, con i 4.30m, i Campionati americani Ncaa, quando sono diventata “First-Team All-Americans”.

Perchè la decisione di andare in America?

L’idea di andare in America me l’ha suggerita il mio allenatore italiano quando sono riuscita a fare il minimo per il Mondiale Under 20 in Oregon. Mi disse: “Andiamo in America, guarda che è una buona cosa e se vuoi possiamo avere dei contatti più stretti con gli allenatori del posto, così ti possono offrire una borsa di studio e se vuoi puoi andare a fare l’università negli Stati Uniti”. La mia decisione è stata alla fine di andarci perchè era un sogno che avevo fin da piccolina, volevo imparare l’inglese con un’esperienza all’estero. È un po’ più lunga di quello che mi aspettavo, perchè sono quattro anni di università. La cosa bella è che faccio atletica attraverso questa, quindi è possibile studiare e allenarsi, facendo entrambe le cose al 100%. È una cosa che in Italia non si può fare: spesso molti atleti che devono andare all’università smettono di fare atletica oppure si buttano solo sullo sport però non prendono una laurea o ancora fanno entrambe le cose male perchè non c’è il tempo. A livello economico mi pagano tutto, praticamente è come un lavoro: libri, tasse universitarie, l’iscrizione, il materiale per allenarmi, le aste, i viaggi e in più mi danno dei soldi al mese per le spese personali e mi offrono un appartamento. L’unica cosa che ho pagato è stato il viaggio per venire in America. Queste sono un po’ tutte le ragioni. Molti Italiani che hanno provato si pentono di essere andati molto probabilmente perchè magari non sono migliorati, però, ne vale la pena correre il rischio. A me è andata bene.

Ti manca l’Italia?

L’Italia mi manca specialmente dopo che sono stata negli Stati Uniti per molto tempo, tipo dopo quattro, cinque mesi. Ovviamente mi manca la mia famiglia, a cui sono molto legata, mi supportano e li sento sempre. La cosa difficile è che io sono sette ore indietro qui e la sera quando vorrei chiamarli magari già dormono. Mi mancano anche i miei amici in Italia e il cibo. La prima cosa che mangio quando arrivo in Italia è la pizza, perchè qui non è molto buona!

In America come è vissuto il binomio scuola-sport?

Come già accennato, qui la squadra di atletica è inclusa nell’università, come altre squadre come il football, tennis, pallavolo, pallacanestro. È bello perchè quando mi devo allenare e magari arrivo in ritardo o non posso allenarmi, gli allenatori sanno che sono in classe. Capiscono che sono anche una studentessa. Nello stesso tempo, i professori sanno che se io ho una gara, non sono penalizzata come voti o come partecipazione. Tutte le volte che viaggio, specialmente nello “Spring Semester”, sono assenze giustificate, dove non perdo punti insomma. Questo è molto importante perchè da gennaio a maggio partiamo ogni fine settimana, ma dal mercoledì. Spesso quindi salto scuola tre giorni. L’altra cosa bella è che se abbiamo bisogno di aiuto ci sono dei tutor gratuiti che ci sostengono. Inoltre, facendo atletica, ho un credito a semestre, perchè facciamo sport con la scuola. È diversissimo dall’Italia: lì non gliene fregherebbe niente che una persona ha le gare, magari l’allenatore dice che non gli importa se ha l’università. Qui invece ci capiscono perchè è una sola unità ed è una cosa molto funzionale.

Quali sono i tuoi obiettivi sportivi e non solo?

Ho degli obiettivi a breve termine come classificarmi o fare podio ai prossimi Campionati Ncaa, sia indoor, sia outdoor, vincere la Conference e migliorarmi, superando il mio personale presto. In un non lontano futuro, il mio sogno, fin da quando sono piccola, è quello delle Olimpiadi, mi mancano 12 centimetri (il minimo è 4.50). spero veramente di realizzarlo. So che sono nel posto giusto per farcela. Ho tutto il supporto, le attrezzature e gli allenatori che mi servono. Oltre a questo, quando finirò, mi piacerebbe entrare in un gruppo sportivo militare, così da poter fare la professionista ancora per qualche anno dopo gli studi e continuare a fare atletica. Per ora non vedo molto un futuro da non atleta. Dico sempre, va beh dai c’è tempo e poi vedrò. Però mi piacerebbe molto anche insegnare. Sto studiando lingue e con la mia esperienza so quanto è difficile imparare una lingua, Mi piacerebbe insegnare, rendendo le cose semplici alle persone, perchè a me non le avevano rese facili per niente. Sì, essere una buona insegnate di inglese, italiano, spagnolo, dipende da dove sarò

Quanto è differente la vita di uno sportivo lì rispetto all’Italia?

È molto differente. Non mi piace dire che è più facile qui, però è così. Sento i miei amici che vanno in Italia all’università dire che si sono dovuti alzare alle 5 per iniziare a studiare, che devono prendere il treno e fare un viaggio di un’ora per seguire le lezioni per sei ore. Tornano, devono prendere la macchina per andare ad allenamento, sono a casa di nuovo per le dieci di sera. Quando hanno male da qualche parte non hanno un fisioterapista dedicato. Insomma, tutto questo giro, mentre io invece io qui faccio tre, quattro ore di lezione al giorno, così ho tutto il tempo per allenarmi. Credo che l’università sia un po’ più facile, è molto diversa. Abbiamo spesso più esami, con meno materiale, quindi un’organizzazione più facile del tempo. Ho anche tutto molto vicino. Per andare a scuola devo camminare 10 minuti e dove mi alleno è praticamente davanti a dove vivo. Un’altra cosa bella è che la fisioterapia è inclusa. È gratuita, se ho male a qualcosa mi curano con le migliori cure che mi possono dare, se devo fare una radiografia, la posso fare senza dover aspettare dei giorni. Sono tutte cose molto importanti che aiutano a vivere meglio. Penso che un atleta per fare dei risultati debba essere sereno, quindi questo sistema americano è quello che funziona per ottenere i risultati.