Ad Acquaviva un presepe che fa discutere

Ad Acquaviva un presepe che fa discutere

13 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Antonella Lenge –

In pieno clima natalizio, quando le luminarie si contendono il titolo di più suggestiva e i più creativi liberano la propria vena artistica nella realizzazione del presepe, è polemica su una verità così semplice che è andata persa nel tempo, intrappolata e devastata da artifici del tutto politici: Gesù, Giuseppe e Maria erano profughi.

A dirlo, in modo tanto artistico quanto provocatorio, è il presepe realizzato ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, ad opera dell’Amministrazione Comunale in collaborazione con altre Associazioni, in cui San Giuseppe e la Madonna sono rappresentati da manichini-migranti che rischiano di annegare in un mare di bottiglie di plastica (a voler denunciare l’inquinamento). Al centro, un Gesù Bambino di colore su un salvagente al posto della classica mangiatoia; intorno, un tappeto di reti rosse.

Certamente un presepe rivisitato ma che pone l’accento su quanto essere cattolici oggi sia più che mai contraddittorio.

Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva, è stato accusato di strumentalizzazione dei fatti religiosi per ambiziose scalate politico-sociali; sul web si è accesa una bufera di critiche per un presepe “ridicolo” e troppo immigrazionista.

Diplomatico e ironico, il primo cittadino non sembra ferito da queste critiche che altro non sono che segno dell’efficacia dell’operazione. Il presepe si fa portavoce di drammi contemporanei e il sindaco si dice “contento che in un momento di grande intolleranza, Acquaviva balzi all’onore delle cronache come un posto dove ancora si possa esercitare la libertà di pensiero e di espressione artistica.”

Un presepe in cui sacro e profano si incontrano (e si scontrano) e che scuote le coscienze e ci fa domandare, inevitabilmente, da che parte stiamo.

Che la Sacra Famiglia fosse una famiglia di profughi non è un’invenzione del Comitato Feste di Acquaviva ma una verità di cui parla la Bibbia.

Anni di catechismo ci hanno raccontato la Natività di Gesù contenuta nei Vangeli di Luca e Matteo.

Il Vangelo di Luca parla del censimento  voluto da Cesare Augusto secondo cui ciascuno doveva tornare con la propria famiglia nella città dei propri avi. Giuseppe, discendente del Re Davide che era nato a Betlemme, lascia Nazareth con Maria incinta e si reca nella città dei suoi avi, per poi tornare a Nazareth.

Il Vangelo di Matteo parla dell’arrivo dei magi dall’Oriente, che erano stati avvisati da una stella della nascita del Re dei Giudei. Il Re Erode li invia a Betlemme per avere informazioni sul Re illegittimo. I magi offrono al Bambino Gesù oro, incenso e mirra. Un angelo avverte in sogno Giuseppe di fuggire in Egitto perché Erode vuole uccidere Gesù (infatti ammazza tutti i bimbi di Betlemme al  disotto di due anni). La famiglia torna dall’Egitto solo alla morte di Erode.

La Sacra Famiglia fu quindi costretta a fuggire in Egitto per sottrarsi all’ira di Erode.

Non vedere un nesso tra questa vicenda e i migranti odierni è un atteggiamento piuttosto ipocrita.

Basterebbe prendere la Bibbia ogni tanto per sapere che “Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli dovrete fare torto, ma lo tratterebbe come colui che è nato fra voi; l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto.” (Esodo 12, 49; Levitico 19, 33-34)