Il moralismo che vince sulla morte

di Michela Trada –

A Natale ci salveranno i luoghi comuni: i messaggini di auguri sul telefono, i regali aziendali, le luminarie lungo le strade cittadine; quelle convenzioni che poco hanno a che fare con le tradizioni (che stanno finendo nel dimenticatoio per la mancanza di “passaparola generazionale”), ma che ci permettono di continuare a fingere di vivere in un contesto normale dove l’apparire è di gran lunga più importante dell’essere. Sono, però, quegli stessi luoghi comuni a depauperare ogni giorno la bellezza originaria dell’animo umano; “uno dei problemi della società di oggi è il moralismo, non la morale”, mi ha confessato ieri a pranzo una cara amica. Un’affermazione assai veritiera.

Mentre, infatti, stiamo qui a puntare il dito contro una gioventù priva di valori, che segue idoli sbagliati, fa tardi la sera e non crede nel posto fisso, perdiamo di vista il reale male che sta distruggendo non solo l’Italia, ma l’intera Europa: il qualunquismo. Stiamo ventiquattro ore su ventiquattro a parlare di decreti sicurezza vari e non siamo in grado di procedere con i controlli più banali in luoghi pubblici e lungo le arterie stradali (Genova docet, ma forse ce ne siamo già dimenticati in attesa di un altro disastro). Alla sottoscritta è stato sequestrato un deodorante ai tornelli per entrare alla fiera del libro poiché ritenuto pericoloso, mentre in discoteca si può evidentemente accedere con qualsiasi cosa benché legale.

Tutti a condannare l’artista (o presunto tale) per la morte di innocenti senza nemmeno prendere in considerazione il fatto che in quel locale di Corinaldo non vi fossero adeguate vie di fuga.

Se in Italia si muore aspettando un concerto, in Francia si perde la vita comprando gli addobbi dell’albero di Natale. Poco importa, infatti, che questo essere (non vi sono altri termini per definirlo) fosse noto alle forze dell’ordine da tempo.Londra, Berlino, Nizza, Madrid:non impariamo mai dal passato, aspettiamo sempre la tragedia per poi versare le lacrime. Continuiamo, quindi, a gridare al colpevole su Facebook e tra la folla, ad esclamare “ai miei tempi”, “se fossi sta-to al posto loro” e via discorrendo improvvisandoci come sempre tuttologi, genitori, agenti segreti e via discorrendo. Se fossimo un mini-mo più responsabili a partire dalBasso questo si rifletterebbe an-che nell’Alto. Tutti possiamo fare la nostra parte per riappropriarci del nostro Paese senza nascondere, come sempre, la polvere sotto al tappeto.

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