La Guerra fredda tra USA e Pechino gioca la sua partita più importante sull’hi-tech

di Martina Cera –

Ormai da mesi gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping si sfidano a colpi di dazi commerciali in un clima da Guerra fredda che sembra, per il momento, favorire il gigante asiatico.

Per Pechino il momento storico è particolarmente felice, con il Presidente Xi che gode di un peso politico non indifferente sia all’interno del proprio Paese, con l’appoggio incondizionato da parte di un Partito Comunista che si fida ciecamente delle sue decisioni, sia all’estero, grazie alla costruzione della “One belt one road”, la complessa rete di infrastrutture per il miglioramento della cooperazione commerciale con l’Eurasia nota anche come “nuova via della seta”.

Lo scontro tra Cina e Stati Uniti si gioca puntando al coinvolgimento degli alleati, in primis i leader europei ormai favorevoli ad una regolamentazione dei prodotti cinesi all’interno dell’Eurozona e spaventati dallo spazio occupato dalla Cina da quando è entrata a far parte del WTO nel 2001, e dei nemici di sempre. Ne sono una dimostrazione le conseguenze dei tweet di Trump contro il Pakistan, già primo beneficiario delle nuove infrastrutture fatte costruire dalla Cina e accusato di offrire uno spazio sicuro ai terroristi, che da gennaio effettua le proprie transazioni con Pechino non più in dollari, ma in yen.

L’ultima crisi tra i due Paesi si è svolta in Canada e ha coinvolto, seppur indirettamente, uno dei nemici principali di Donald Trump: l’Iran. Meng Wanzhou, direttrice finanziaria e figlia del fondatore del colosso delle telecomunicazioni Huawei, è stata arrestata per frode finanziaria su richiesta degli Stati Uniti mentre faceva scalo a Vancouver. L’accusa è di aver violato l’embargo con l’Iran, fornendo agli iraniani tecnologie che incorporano componenti USA attraverso una controllata di Huawei, Skycom Tech, e mentendo alle banche americane su questa connessione con Teheran.

L’arresto arriva nel momento di massima pressione diplomatica da parte degli Stati Uniti sugli alleati per convincerli ad abbandonare Huawei come fornitore di apparati per le nuove reti 5G, fondamentali per la realizzazione del “Piano decennale Made in China” che dovrebbe portare il colosso asiatico alla leadership globale nel settore hi-tech entro il 2025. Secondo gli USA anche l’Unione Europea dovrebbe essere preoccupata dai rischi alla sicurezza e all’industria posti da Huawei, riferendosi in particolare all’obbligo per le aziende tecnologiche cinesi di cooperare con l’intelligence di Pechino, inserendo possibili backdoor nei loro dispositivi, cioè vie d’accesso segrete per carpire i dati dei clienti. Preoccupazione condivisa anche da Australia e Nuova Zelanda, che hanno già messo al bando, proprio come gli USA, gli apparati Huawei.

In realtà le backdoor sarebbero, per ora, solo uno spauracchio agitato dagli Stati Uniti per estromettere le aziende tecnologiche cinesi da un mercato estremamente redditizio e in costante crescita. L’azienda cinese è il secondo produttore mondiale di telefoni dopo Samsung e prima di Apple, ma la maggior parte dei suoi ricavi derivano da apparati di rete. Anche qui Huawei controlla il mercato, avendo effettuato nell’ultimo anno il sorpasso sulla svedese Ericsson realizzando un fatturato di oltre 93 miliardi di dollari.

In un articolo dell’Economist intitolato “Who’s afraid of Huawei” è stato reso noto un rapporto del MI6, i servizi segreti britannici, in cui si sottolinea che un controllo serrato sui dispositivi cinesi sarebbe in corso già dal 2010 e non avrebbe messo in luce nessuna criticità. La posizione della Gran Bretagna è stata recentemente confermata da sir Alex Younger, capo dei servizi segreti, il quale ha ribadito la necessità di non estromettere la Cina dal tema della tecnologia in Europa.

Un’apertura è arrivata anche da Huawei, che dopo l’arresto di Meng Wanzhou ha dichiarato tramite il proprio ufficio stampa che sarebbe disposta ad investire fino a due miliardi di dollari per rivedere la cybersicurezza dei propri prodotti in modo da offrire maggiori sicurezze agli acquirenti e aggirare il pericolo del blocco americano.

Se Huawei riuscirà a rassicurare i propri partner europei sarà molto difficile, per Trump, continuare ad opporsi al piano cinese, soprattutto di fronte alla mancanza di un’alternativa credibile da offrire agli alleati. E, ancora una volta, la battaglia per la supremazia commerciale sarà vinta da Pechino.

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