Marchesi (psicologo): “Nella folla, il Super Io si indebolisce, agiamo solo d’istinto”

Marchesi (psicologo): “Nella folla, il Super Io si indebolisce, agiamo solo d’istinto”

13 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Che cos’è la psicologia della folla, della massa? Cosa succede quando si scatena il panico in ambienti più o meno grandi, con tanta gente? Lo abbiamo chiesto a Piergiorgio Marchesi, psicologo impegnato anche in attività presso comunità. Corinaldo, gli episodi di emulazione delle scuole lombarde, ma anche piazza San Carlo a Torino imponevano una riflessione ad ampio respiro.

“La folla amplifica le emozioni negative, specialmente la paura. Si parla di contagio, soprattutto in luoghi ristretti. Se si fosse da soli, non avverrebbe. Infatti, quando assistiamo a episodi di paura e di panico generalizzato, parliamo di deindividualizzazione, ossia deresponsabilizzazione. Io calpesto te, anche se ti sto facendo male, pur di salvarmi. Freud direbbe che la massa enfatizza la nostra parte emotiva. Il Super Io si indebolisce, l’individuo regredisce e si pensa istintivamente all’attacco e alla fuga. La sopravvivenza, non dimentichiamolo, è l’istinto primordiale dell’uomo, lontano da ogni logica”. Per evitare tragedie come quella della discoteca ‘Lanterna Azzurra’, insomma, bisognerebbe avere una preparazione particolare: “La paura è contagiosa. Sulle navi e sugli aerei vengono utilizzate procedure molto stringenti, che prima vengono insegnate, proprio per evitare che ciò accada”. Racconta un aneddoto che lo riguarda: “Una decina di anni fa, durante un viaggio in aereo per Amsterdam, fummo costretti a un atterraggio di emergenza a Dusseldorf. Ebbi molta paura, non solo io. Appena atterrati, ci alzammo tutti in piedi, presi dal panico, per cercare l’uscita. Fortunatamente l’equipaggio era preparato e, anche con autorevolezza, ci invitò a mantenere la calma. Altrimenti, forse, qualcuno si sarebbe fatto male nel cercare di uscire il prima possibile. Ci dissero che non c’erano più rischi, che nel giro di un quarto d’ora saremmo stati tutti fuori”.

Tornando ai meccanismi mentali che scattano quando si diffonde il panico, Marchesi aggiunge: “C’è una parte del cervello, il talamo, che sovrintende agli stimoli, una sorta di centralina che li smista. Per la paura, agisce sull’ipotalamo, che si trova nella parte posteriore, e influenza il sistema nervoso simpatico. Da qui, si arriva a meccanismi mentali non controllabili, si producono adrenalina e cortisolo”. Un altro meccanismo psicologico che abbiamo visto a Corinaldo è chiamato ‘effetto mandria’: “Succede in mezzo alla folla. Imitiamo ciò che fa il nostro vicino. In molti casi, correndo senza sapere verso dove. Magari verso la strada sbagliata”. Ricorda episodi simili, Marchesi: “Le Torri Gemelle, quando in molti si lanciarono dalle finestre. Quando si guida, talvolta, davanti a un ostacolo improvviso si sterza finendo nel burrone, quando sarebbe stato più facile salvarsi urtando l’ostacolo grazie agli airbag e agli altri sistemi che ormai le auto hanno in caso di tamponamenti o incidenti”.

Scatta qualcosa di irrazionale in noi: “L’odore acre, il bruciore agli occhi in sé non vuol dire che si sta per morire. Ci fossimo trovati in uno spazio più ampio, con meno persone, la cosa sarebbe stata gestita diversamente. Invece, la massa ha amplificato il tutto. Il primo pensiero è: se qualcuno scappa, c’è un motivo da temere. E si va nella stessa direzione. Lo spray urticante in sé avrà colpito pochi soggetti. Magari alcuni di questi hanno pensato di avere un problema di salute e hanno tentato di scappare fuori da un luogo che, vuoi per la musica assordante e per le luci, sembrava peggiorare lo stato. Non solo: lo spray al peperoncino, in una discoteca, è stato classificato da chi ha risentito degli effetti, come un oggetto estraneo”. Torna il paragone con la nave: “Quando sta affondando, ci sono precise procedure per gestire l’emergenza. In discoteca no. Evitare la tragedia? Forse solo se fossero state rispettate determinate procedure”.

Ora c’è il rischio di emulazione: “Nei soggetti facilmente influenzabili o mitomani sì. Possono avere comportamenti distruttivi. Ma dei fatti di cronaca non si può non parlare, magari si può spiegare meglio la situazione. Magari non a caldo, ma con calma dopo un po’ di tempo”. Marchesi fa un’altra considerazione importante: “In alcuni Stati esiste il metal detector per entrare dappertutto. In Italia non abbiamo finora mai subito episodi eclatanti e dunque abbiamo forse una minore attenzione alla sicurezza”. Chiudiamo: cosa succede fisicamente durante il fuggi fuggi generale per un pericolo che magari si avverte direttamente o magari no? “Sudorazione, palpitazioni, produzione di adrenalina, quella che ci fa pensare che non ci faremo male lanciandoci nel vuoto, pressione arteriosa maggiore che non ci fa sentire dolore se, durante la fuga, sbattiamo su qualcosa o prendiamo una gomitata. Sono sensazioni che passano dopo un po’, non è detto che svaniscano quando il pericolo è passato. Anche se l’incendio è stato spento, posso continuare a percepire il rischio”.