Se il presepe si dissolve, come sabbia al vento

Se il presepe si dissolve, come sabbia al vento

13 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

A Natale siamo tutti più buoni, più generosi e pronti a difendere a spada tratta ogni nostra tradizione. Tra maldestri tentativi di integrazione a scapito della cultura tradizionale, fraintendimenti di dichiarazioni di preti, intenzioni di concorsi scolastici e inutili campanilismi, sembrano essere passate in sordina le 700 tonnellate di sabbia che da Jesolo sono giunte in Piazza San Pietro a Roma. Però accidenti una piramide di notevoli dimensioni era apparsa il 17 novembre e il 21 quattro scultori, tra i migliori al mondo nell’arte delle sculture di sabbia, hanno iniziato a modellare una “Sand Nativity”, donata a Papa Francesco dalla città di Jesolo e del Patriarcato di Venezia, con sabbia originaria delle Dolomiti.

A fianco anche l’albero di Natale: un abete rosso dono della regione Friuli Venezia Giulia, lì dal 22 novembre. Venerdì scorso, l’inaugurazione dei doni per il Papa. Un presepe monumentale, un bassorilievo di 16 metri di lunghezza, 5 di altezza e 6 di profondità, per un’estensione di 25 metri quadrati. Gli artisti della sabbia Richard Varano (USA), Ilya Filimontsev (Russia), Susanne Ruseler (Olanda), e Rodovan Ziuny (Repubblica Ceca), si sono impegnati nell’impresa. L’albero di Natale, donato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla diocesi di Concordia-Pordenone è come detto un abete rosso alto circa 21 metri, con diametro di 50 centimetri e una circonferenza massima di circa 10 metri alla base, proveniente dalla Foresta del Cansiglio, in provincia di Pordenone, abbattuto dal Corpo Forestale. L’addobbo e le decorazioni sono state fornite e montate dalla Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato, mentre la Osram ha offerto un sistema di illuminazione decorativa ad alta resa cromatica, di ultima generazione, per limitare l’impatto ambientale e il consumo energetico. E il Papa potrà godere di tutto ciò, solo il 31 dicembre. Si potranno ammirare le maestose opere fino al 13 gennaio, domenica del Battesimo del Signore, data ufficiale in cui si chiude il periodo natalizio. Il presepe ritornerà sabbia, e l’albero verrà affidato ad una ditta specializzata per il riutilizzo solidale del materiale legnoso. Tutta questa descrizione per rendere l’idea delle risorse, economiche ed umane, degli impegni delle istiruzioni in tutto questo e della gaiezza proveniente dal Vaticano per tutto questo lusso. Soldi, risorse, simboli, tradizioni, integrazione, rispetto.

A volte fatico a darmi una spiegazione plausibile sulla diffusa povertà in Italia e nel mondo. Poi vedo queste cose, questo impegno nel rendere certi simboli spettacolari, così da sovrastare tutto il resto. Non mi scaglio contro chi ha pensato questi doni al Papa e tanto meno scredito il lavoro ammirevole degli scultori di sabbia. Mi chiedo se sia davvero necessario ostentare la ricchezza e la grandezza proprio davanti a chi non ha nemmeno la possibilità di permettersi un pasto decente. Davanti a quei genitori che vorrebbero dare un Natale dignitoso ai figli. Ricordiamoci che il presepe lo ha ideato San Francesco, che aveva ben altre idee rispetto a quelle attuali che ci persuadono all’etica del consumo e dello spreco. Davanti a coloro che non hanno più una casa per via di terremoti e calamità e che continuano a vivere in container. Davanti a coloro che, profughi, sono lontani da casa. Soprattutto verso questi ultimi si rivolge il mio pensiero. Ragazzi, uomini, donne, famiglie che sono sicura non si sentano offesi da un simbolo cristiano che richiama fratellanza e unione, piuttosto che dalla messa in mostra di ciò che è superfluo. Cosa rimarrà di tutta questa ostentazione? Probabilmente un pugno di sabbia, dissolta dal vento dell’ipocrisia.