Strasburgo, la Francia anello debole, l’Occidente che si fa male da solo finanziando il terrorismo

Strasburgo, la Francia anello debole, l’Occidente che si fa male da solo finanziando il terrorismo

13 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Il terrorismo internazionale, probabilmente di matrice islamica, torna a colpire quando pensavamo di aver vinto la guerra. Da troppo tempo, in Europa, tacevano l’Isis e i suoi seguaci. Natale, però, è da sempre simbolo cristiano per eccellenza e dovevamo attenderci qualcosa proprio in vista di questa festività. È arrivato puntuale da Strasburgo, in un luogo non casuale, ma in uno dei tanti mercatini di Natale, frequentatissimi soprattutto nel Nord Europa. Due anni fa, l’Isis colpì così, a Berlino. Questa volta ha scelto pure un simbolo politico del Vecchio Continente, perché qui ha sede il Parlamento europeo, ma anche il Consiglio d’Europa e la Corte europea dei diritti dell’uomo (il giorno prima si era festeggiato il 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, con firma finale proprio in Francia, a Parigi).

Non sappiamo ancora se il 29enne che ha agito lo ha fatto su commissione o è uno dei tanti lupi solitari che, comunque, hanno in comune con i terroristi islamici l’odio per l’Occidente per i suoi simboli. Quello che sappiamo è che è nato a Strasburgo, dunque è riuscito a scappare a una caccia all’uomo serratissima, conoscendo probabilmente il modo più veloce per uscire dal Paese o facendo leva su complici. Nato in Francia, ma radicalizzato. E questo è un problema con cui sempre di più ci dobbiamo confrontare. Chi attacca, con il fucile, il coltello o i camion, è europeo, integrato. Vive la sua vita come il collega francese, ma dentro cova odio, risentimento. E ben presto si fa attrarre dalle parole ascoltate magari in moschea. Da imam che non sono capi religiosi, ma veri e propri istigatori alla violenza contro il cristianesimo (non tutti, ovvio).

Nel mondo, ci sono un miliardo e 200 milioni di musulmani. Credono in un Dio misericordioso, che non predica la guerra. Ma anche i cristiani delle Crociate erano convinti di essere dalla parte del giusto, di avere Dio dalla loro e di poter dunque uccidere in nome suo. Nell’Unione Europea, sono 30 milioni gli islamici laici e integrati. Ma ci sono decine di migliaia di arabi, figli della seconda generazione di immigrati, molto spesso provenienti dal Maghreb, che si sono convertiti alla jihad islamica.

Ci domandiamo spesso come mai in Italia, finora, non sono mai stati compiuti attentati di grande impatto mediatico. Nonostante la presenza del Papa a Roma sia il simbolo in assoluto più importante per un cristiano. La risposta sta probabilmente nella preparazione sia dell’intelligence, sia degli apparati speciali delle forze dell’ordine. Nell’esperienza acquisita nei decenni di lotta al terrorismo (Br e non solo). Ecco perché i lupi solitari o le piccole cellule fondamentaliste vengono intercettate e bloccate prima che colpiscano. Non accade lo stesso in Francia, Germania o Belgio, dove i musulmani sono molto radicati (più che in Italia). Le frange estreme sunnite hanno fatto breccia in particolare nei più giovani, che imbracciano l’arma e colpiscono quando e dove non ti aspetti (ma dovresti, con agenti segreti preparati). L’altro Paese esposto spesso a rischi di attentati è la Gran Bretagna, che ‘ospita’ chi arriva dalle ex colonie ed è dunque radicalizzato. Scotland Yard e gli 007 britannici sono però maggiormente in grado di prevenire attentati.

La Francia – Bataclan, Nizza, Charlie Hebdo, ora Strasburgo – è di sicuro l’anello debole europeo. I legami tra giovani islamisti di seconda e terza generazione con la mafia marsigliese, che ha origini nordafricane, sono il punto forte di chi vuole combattere la jihad. Sovvenzionato proprio dai Paesi del Golfo. Le armi utilizzate per questa guerra arrivano clandestinamente in Francia grazie al controllo esercitato dalle mafie europee. Non siamo estranei neanche noi, perché ‘ndrangheta e mafia siciliana hanno legami con i marsigliesi.

L’attentato di Strasburgo è figlio anche di questo. E il suo obiettivo l’ha già raggiunto, indipendentemente dal numero di morti causato. In Europa torna a serpeggiare la paura proprio sotto Natale quando si viaggia, quando si prende una cioccolata calda in una piazza di una qualsiasi città, quando si va a messa, quando si guarda con occhi sereni un mercatino. A costo di ripeterci, la Francia è il luogo dove è più facile colpire perché l’intelligence non ci sta a imparare da chi ha più esperienza (non solo noi italiani, ma anche i tedeschi). L’Italia dispone addirittura di settori specializzati antimafia nelle forze dell’ordine, nella magistratura, nei servizi, i più bravi sul fronte arabo dopo la Seconda guerra mondiale grazie a una divisione dei compiti con la Cia. Ma non è solo questo. Parigi e Washington in un certo senso alimentano il terrorismo continuando a vendere armi ad alta tecnologia ai sovrani sunniti del Golfo, che poi a loro volta sovvenzionano le cellule già presenti nel Vecchio Continente.

Abbiamo dunque esultato troppo presto per la vittoria sull’Isis? Sul campo, effettivamente, lo Stato Islamico ha perso molta potenza, ma nel frattempo in Siria sono morte 560 mila persone (il 30% minorenni e bambini), nello Yemen ci son stati centinaia di migliaia di morti. Ma le monarchie arabe sopravvivono, in un modo o nell’altro, alleandosi ora con uno ora con l’altro, e di conseguenza sopravvive pure il terrorismo esportato in Europa. Il radicalismo religioso. Ma non facciamone una guerra tra cristiani e musulmani, in ballo c’è ben altro. Ci sono interessi economici e finanziari, c’è l’interesse – da parte islamica – di conquistare l’Europa per imporre leggi e cultura. Se poi si può coprire il tutto con il credo religioso, tanto meglio, perché niente ‘droga’ di più che pensare di essere dalla parte del giusto grazie all’aiuto di Dio. Di Allah.

Se si vuole davvero sconfiggere il terrorismo internazionale e islamico – ma si vuole davvero? – bisogna costituire un’Unione Europea diversa, magari con servizi segreti unici, coordinati da chi è più capace. In grado di scovare, prevenire, arrestare prima che premano il grilletto la prossima volta. Magari dopo tanto silenzio, come l’eruzione improvvisa che covava sotto la cenere e i fumi di un vulcano. Bisogna smettere di finanziare ora la Siria, ora la Libia per interessi propri. Buona parte di quei soldi, ben lungi dall’essere usati per vincere la guerra interna, vengono barattati con armi potenti. Che poi finiscono nelle mani degli integralisti sparsi per l’Europa. Insomma, per farla breve: l’Occidente paga il Medio Oriente per propagare la guerra (religiosa, ma non solo) dentro di sé. Ha senso?