Cosa vuol dire terrorismo internazionale?

Cosa vuol dire terrorismo internazionale?

13 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Se guardiamo al ventennio passato possiamo facilmente sostenere che il terrorismo sia stato uno dei suoi tratti distintivi, al punto da aver concentrato contro di sé l’impegno da parte di forze che nel corso degli anni hanno cercato di darne un’interpretazione o di combatterlo, spesso polarizzando attorno al tema uno scontro ideologico che ha avuto riflessi reali sulla lotta stessa al fenomeno. Questo sforzo multilaterale non è ancora riuscito a portare ad una definizione univoca del concetto né in sede internazionale, con le Nazioni Unite bloccate da divergenze interne all’Assemblea Generale dai fatti di Monaco ’72, né a livello di singoli Stati, con un conseguente blocco dal punto di vista operativo: se non riusciamo a definire un fenomeno come pensiamo che sia possibile combatterlo?

 

Se guardiamo poi alla letteratura appare evidente l’assenza di una definizione condivisa dagli esperti in materia. Alex Schmid, professore emerito all’università di Leiden e direttore della “Terrorism Research Initiative” nel medesimo ateneo, nel suo “The Routledge Handbook on Terrorism Research” (2011) ha analizzato ben 260 definizioni di terrorismo per stilare una lista di 12 punti-chiave su cui gli accademici impegnati nella ricerca sul tema concordassero. Una definizione molto vicina al riassunto pubblicato dal professor Schmid è quella pubblicata dal “Framework Decision on Combating Terrorism” del 2002. Secondo il report prodotto in sede UE al fine di allineare la legislazione dei Paesi membri sul tema sono reati di terrorismo quegli atti che “per la loro natura o contesto possono arrecare grave danno a un paese o a un’organizzazione internazionale, quando sono commessi al fine di intimidire gravemente la popolazione o costringere indebitamente i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto, o destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche o sociali di un Paese o un’organizzazione internazionale”.

La difficoltà nel dare una definizione è complicata dalla natura multiforme del fenomeno. Negli ultimi anni il terrorismo si è presentato in molteplici vesti e ha saputo adattarsi proattivamente alle situazioni di un mondo globalizzato e in rapido cambiamento. Che cosa hanno in comune i fatti del 2011 a Oslo e sull’isola di Utøya ad opera dello stragista di estrema destra Anders Breivik e quelli alla rete ferroviaria madrilena rivendicati dalla Brigata Abu Hafs al Masri nel 2004? E la serie di attacchi a Parigi il 13 novembre 2015 con i recenti attentati alla sinagoga di Pittsburgh? C’è un filo rosso che unisce l’attacco di ieri sera a Strasburgo e quello di due anni fa a Berlino? Esiste, senza dubbio, un nesso tra questi fatti che è costituito principalmente dal momento storico e dai mezzi di comunicazione, soprattutto video sui social, con cui sono stati rivendicati. Il carattere internazionalistico dell’atto dipende, invece, principalmente dalla presenza o meno di collegamenti con altre cellule terroristiche, anche se più di recente il confine si è fatto labile, con gruppi appartenenti alla galassia jihadista che rivendicavano, pur non avendo mai avuto contatti, gli attacchi compiuti dai cosiddetti “lupi solitari”.

 

Secondo il Global Terrorism Database dell’Università del Maryland, che registra dal dicembre del 2000 gli attacchi terroristici che abbiano provocato almeno 21 vittime, nell’ultimo anno ci sarebbero stati meno attentati e, di conseguenza, meno vittime. Si tratta di un dato confermato dal Global Terrorism Index 2018 dell’Institute for Economics and Peace che ha sottolineato come vi sia stato un calo del 27% delle morti per terrorismo per il terzo anno consecutivo come diretta conseguenza del declino del sedicente Stato islamico. Questo dato si riflette sul numero di attentati in Europa, con un crollo del 77% riscontrabile anche nelle cifre sulle vittime: se nel 2016 i morti per terrorismo sul continente sono stati 827 l’anno successivo il numero si è abbassato a 204 e i dati sul 2018 non fanno altro che confermare questo trend.

Non è detto che l’attentato di ieri a Strasburgo rappresenti l’inizio di una nuova “stagione del terrore” a rispetto di eventuali rivendicazioni da parte di gruppi terroristici di matrice islamica. Non dobbiamo dimenticare l’opportunismo di queste dichiarazioni, che vanno contestualizzate nella progressiva perdita di importanza da parte del sedicente Stato islamico e nel tentativo di continuare ad affermarsi, almeno a livello internazionale, come il punto di riferimento nella galassia jihadista.