Teatro La Scala, buona la prima: standing ovation per l’Attila

Teatro La Scala, buona la prima: standing ovation per l’Attila

13 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Luca Forlani –

Una serata piena di applausi, così si potrebbe sintetizzare l’inaugurazione della stagione scaligera 2018-19. 15 minuti di applausi hanno salutato l’Attila diretto da Chailly nella messa in scena di Livermore, alla fine di quasi 3 ore di musica. 6 minuti sono durati, invece, gli applausi tributati al Presidente della Repubblica Mattarella alla sua apparizione nel palco reale, con tutti gli spettatori in piedi.

Di questi tempi una simile manifestazione di sostegno e fiducia non era per nulla scontata. Un altro elemento positivo è stata l’attenzione data all’evento dalla Rai. La prima rete del servizio pubblico ha trasmesso in diretta tutto lo spettacolo, facendo slittare il tg1 alle 21. E quasi 2 milioni di telespettatori hanno seguito quest’operazione televisiva di alta portata culturale. A traghettare televisivamente gli italiani nella visione dell’opera verdiana Milly Carlucci eAntonio Di Bella con collegamenti e interviste che hanno avuto il pregio di colmare tempi morti. Alcuni commenti fuori campo – come sul finale durante gli applausi – hanno un po’ interrotto la magia teatrale. Degna di plauso è stata, nel complesso, la regia televisiva di Patrizia Carmine. È riuscita a seguire con precisione l’andamento narrativo della storia e dell’opera, regalando stacchi e inquadrature “spettacolari” e portando sul piccolo schermo le diverse prospettive del palco sia nella dimensione musicale che in quella strettamente teatrale. Interessanti anche le riprese del backstage durante i cambi di scena

Una scelta che rende più ampia la proposta televisiva. Tristemente assenti la maggior parte degli esponenti dell’attuale governo, ad eccezione del Ministroper i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, che nel secondo atto si è trasferito a San Vittore. A colpire è stata sicuramente la resa visiva dell’opera. Fin dall’apertura del sipario sembrava che il cinema fosse entrato in teatro, grazie a una scenografia e delle luci in grado di mettere in luce i protagonisti e una scena di forte impatto. A confermare questa forte impronta cinematografica anche le immagini proiettate in alcuni momenti come nella scena finale. Applausi a scena aperta anche per i protagonisti che hanno impressionato per il grande talento: il basso Ildar Abdrazakov (Attila), il soprano spagnolo Saioa Hernández (Odabella), il tenore Fabio Sartori (Foresto), il baritono George Petean (Ezio).

Sono state ben 9, tra arie e altri “numeri”, le esibizioni che hanno incantato il pubblico. In particolare, le cabalette di Attila Oltre quel limite e di Ezio È gettata la mia sorte. Attila fa parte dei capolavori giovanili di Verdi. La versione di Livermore attualizza l’ambientazione, trasponendo la vicenda dell’Unno invasore dal quinto secolo al Secondo Dopoguerra, perché la storia non deve essere dimenticata. Colpiscono per la straordinaria ricerca storica i costumi di Gianluca Falaschi. Prevale un racconto in bianco e nero e che ci trasporta in un cinema italiano del passato. La scena, curata da Giò Forma, è oscura e dominata da nubi cupe che sovrastano una città devastata dalle rovine post belliche.

I video raccontano molti flashback come il trauma di Odabella: ancora bambina, in un campo di grano, grida disperata mentre Attila spara a suo padre. E il video del trauma di Odabella viene riproposto anche nel finale, alla morte di Attila. Per la prima volta alla Scala si è ascoltata l’aria sostitutiva di Foresto, che Verdi scrisse per il tenore Napoleone Moriani, proprio in vista della prima scaligera del 1846. Si sono sentite anche cinque battute scritte apposta da Rossini, nel cuore del Terzo atto. Chailly le dirige lentissime, la luce si fa rosso fuoco e l’azione si ferma. Sembra che la storia si sospenda per qualche istante. Una prima che ha saputo emozionare e attrarre con il talento. Una serata indimenticabile per coloro che hanno avuto la fortuna di seguirla dal vivo. Una bella pagina di televisione per chi ha voluto seguirla su Raiuno. Dovrebbero essere fatte più operazioni di questo tipo.

È importante che gli italiani tornino ad amare l’opera, non solo perché siamo la patria natia di questa forma d’arte. Un Paese è vivo se sa valorizzare il suo patrimonio artistico e culturale, oltre alla sua storia. Il passato può nutrire un futuro più luminoso. E sicuramente la messa in scena di Livermore dell’Attila verdiana fanno ben sperare.

***
Foto ANSA