‘Bella ciao’ alla recita della figlia? Il papà leghista insorge

Le recite di Natale, in Italia, sono ormai diventate anch’esse teatro di scontro. Se non religioso, politico. Come nell’ultimo caso esploso letteralmente a Napoli. All’Istituto ‘De Amicis’ del quartiere di Chiaia più precisamente. Il papà di un’alunna delle elementari, Paolo Santanelli, su Facebook ha espresso così il suo pensiero, dopo che la figlia è stata ‘scoperta’ a provare ‘Bella Ciao’ in vista della recita: “Non immaginavo che la cosa potesse travalicare, era tra amici, Le mie parole, anche sesuperficiali, esprimono un concetto di revisionismo storico, io mi definisco revisionista. Ho letto Giampaolo Pansa, sono in linea con quanto lui ha scritto”.

Dobbiamo fare un passo indietro per capire meglio. L’uomo sorprende la figlia che canta il motivo diventato famoso all’epoca dei partigiani, inserito dalla scuola tra quelli previsti per la recita natalizia. E’ un attimo, quello che doveva essere un momento di allegria si trasforma indualismo politico. Paolo Santanelli crede che la De Amicis in questo modo voglia politicizzare gli studenti (bambini tra i 6 e gli 11 anni). A distanza gli risponde Annamaria Palmieri, assessore alla Scuola del Comune di Napoli:“La città di Napoli è orgogliosa della scuola che ancora, tra le barbarie, onora i valori e la memoria della Resistenza su cui è fondata la nostraRepubblica e la nostra Costituzione”.

Tutto finisce qui, in una replica? No, assolutamente. Santanelli, infatti, non è solamente un genitore ma pure un dirigente dellaLega, il che amplifica le sue parole. Al punto che gli studenti organizzano un vero e proprio flash mob, con tanto di ‘Bella Ciao’, fuori dalla scuola:“Santanelli, un dirigente della Lega, ha detto che Bella Ciao è una canzone da vigliacchi senza patria e storia, un inno di un momento buio della nostra storia. Questo flash mob vuole contestare le sue dichiarazioni, pronunciate d aun uomo della Lega, il partito che rinnega la storia dei partigiani che ci hanno liberati dal nazifascismo, il partito che ha costruito la sua storia politica sull’odio e la xenofobia verso i meridionali, prima, e verso i migranti, poi. È impensabile impedire di cantare Bella Ciao in una scuola:questa canzone ha ispirato i valori della democrazia del nostro Paese”. La storia ha travalicato i confini della scuola, come potrete ben capire anche da queste parole di Davide Dio guardi, del laboratorio occupato ‘Insurgencia’ e coordinamento degli studenti Kaos.

Esposto pure uno striscione: “Giù le mani da Bella Ciao.Leghista napoletano, sei un traditore della città”. Dalla giunta comunale altri strali contro il censore del canto partigiano: “La scuola De Amicis è come tutte le scuole pubbliche laica e pluralista, porta il segno di questo anche nel nome, e presidia la democrazia e i valori in cui la cittadinanza si riconosce”.

Santanelli, evidentemente sorpreso comunque da questo movimento contrario, ha detto ancora: “Volevo solo proteggere i bambini da un indottrinamento politico”. Ma far imparare e poi far cantare un motivo dellaResistenza italiana, per giunta a chi ha dai 6 agli 11 anni, può definirsi indottrinamento politico? La recita natalizia della De Amicis aveva come argomento centrale la Costituzione italiana. Oppure anche questa è frutto di indottrinamento? Non è forse la stessa Carta su cui deve giurare chiunque venga nominato membro del Governo italiano che, almeno finora, è l’organo (insieme alParlamento) su cui si basa la nostra Carta e quindi anche il funzionamento delle leggi e dell’ordine nel nostro Paese?

Santanelli sui social forse si è lasciato fin troppo andare.Oppure non conosce esattamente come funzionano perché quello che si scrive pubblicamente non può essere liquidato come ‘discussione tra amici’: “Non vorrei che questa decisione della scuola altro non fosse che una scelta ad hoc fatta per non turbare la sensibilità delle famiglie di religione musulmana che hanno i loro figli nello stesso istituto. Sia però ben chiaro che non consentirò in alcun modo a mia figlia minorenne di cantare una canzone che evoca uno dei momenti più bui della storia italiana, scritta da vigliacchi senza patria e senza divisa che sparavano alle spalle dei veri soldati italiani”. Poteva mai restare una discussione tra amici al bar? Tra l’altro, revisionismo o non revisionismo, si tratta di parole gravissime. Forse solo mitigate da quelle successive a tutte le polemiche: “Io desidero che a Natale mia figlia canti la natività di Gesù Bambino in tutto quel magico mondo che appartiene alla sua età e non intoni una canzone di guerra che richiama morte, odio e violenza. I dirigenti e gli insegnanti, se proprio vogliono fare politica, si occupassero di migliorare mense, bagni e strutture, assumendosi la responsabilità di denunciarne la precarietà, soprattutto in un momento in cui circa l’80% degli edifici scolastici a Napoli risulta non essere a norma”.

Infine: “Sicuro che questa mia iniziativa servirà alla scuola da sprone a far sempre meglio, e non darà spunto a comportamenti ritorsivi, invio a tutti cordiali auguri di un Santo Natale, anche a chi è di estrazione religiosa differente dalla nostra e non per questo non meritevole”. No, non è sufficiente. Non ci sono parole di scuse per aver definito vigliacchi i partigiani.

di Alessandro Pignatelli

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